lunedì 27 novembre 2017

PANE DOLCE DEL SABATO IN MEMORIA DI MICHAEL MEYERS


No, mamma, ti sbagli. Gli animali muoiono, ma le persone no. Le persone rimangono, basta guardare in alto a sinistra per trovarle.
Lolo, ma dove l'hai sentita questa?
Me l'ha detto lui, quindi è vero. In alto a sinistra, eh... Grazie Mich, grazie anche per questo.


Bennato cantava Seconda stella a destra, questo è il cammino.. la stella di Michaël  sarà la seconda stella a sinistra?  parafrasando il celebre incipit de L'isola che non c'è  e seguendo  ciò che ha sentenziato Lolo,  il bimbo di Eleonora, la nostra amica food blogger di Burro e Miele, figlia adottiva di  Michaël  Meyers, il professore israeliano, oncologo di fama internazionale e specialista di nutrizione clinica o semplicemente "bandito errante,  eretico, anarchico", come amava ironicamente definirsi, che faceva parte della nostra scanzonata  e vivace community web dell'Mtchallenge e di quella più seria e impegnata del Calendario del Cibo Italiano, che ci ha lasciati il 13 novembre scorso, troppo giovane, all'età di sessantacinque anni, dopo aver lottato come un leone che non voleva  arrendersi contro un cuore che l'ha tradito per l'ultima, inesorabile volta.

E' un sentimento strano quello che provo, la notizia mi ha rattristata molto ma non riesco a convincermene, anche per me è ancora lì, in alto a sinistra o a portata di mouse.
Non conoscevo  Michaël di persona ma  i nostri rapporti, che  si erano sviluppati solo on line,  si stavano  intensificando proprio negli ultimi mesi con grande piacere e stima reciproca e si era instaurata una grande intesa verbale fra noi ma non c'è stato tempo di continuare.
L' avevo visto comparire le prime volte come ospite nei post del blog di Eleonora, in cui impartiva lezioni serissime e puntigliose in materia nutrizionale, sviluppate con  spirito leggero e ironico che non poteva non colpirmi, divertirmi  e affascinarmi. In seguito la sua partecipazione all'Mtchallenge divenne sempre più frequente, in tandem con Ele lanciò la meravigliosa sfida sul Miele, dispensando utili consigli e giudizi con grande acume e spirito critico.
Decise poi di aprire il suo blog in solitaria :  Doctor's in the kitchen  come via di fuga, per un gourmet  ex osservante,  dall'ortodossia ebraica che imperava in famiglia con la neo moglie Micol ed Eleonora,  praticanti diligenti ma amorevolmente tolleranti nei suoi confronti. 
Ci siamo divertiti moltissimo durante il mio turno di sfidante dell'Mtchallenge a settembre, commentando le paste col pesce, confrontandoci e ridendo della nostra tremenda pignoleria. Perfezionista e determinato, nonostante avesse un polso infortunato, mi ha onorata di una pasta all'aragosta, eretica naturalmente per la kasherhut che non contempla i crostacei, realizzata con la complicità di Eleonora. Avevo commentato entusiasta per le sue disquisizioni scientifiche sulle componenti aromatiche degli ingredienti e i loro abbinamenti per similitudine ma lui voleva che gli dicessi che la pasta era ben mantecata!!! Era perfetta naturalmente.
Mi piacevano e mi mancheranno i nostri scambi e le nostre co-produzioni per il Calendario del Cibo Italiano di cui era membro stimatissimo ed importantissimo per la sua preziosa competenza elargita con grande generosità. Una volta ho avuto l'ardire di correggere alcune frasi di  un suo testo che doveva integrare il mio, argomentandolo  con tutto il tatto possibile per non urtare la sua suscettibilità;  l'ha digerita un po' a fatica ma ha accettato la correzione affidandosi alla mia sensibilità  e per me è stata la migliore delle gratificazioni.
Il suo intervento sul burro e sull'equilibrio in cucina sono memorabili! Per non parlare delle sue preziose indicazioni sui grassi per friggere, sulle conserve casalinghe e tanto altro...
Il suo approccio alla cucina era scientifico ma anche tanto appassionato e  da bon vivant.
Fino all'ultimo non ha perso il suo coraggio, la sua ironia, la sua voglia di scherzare e sdrammatizzare e soprattutto la sua grande dignità.
Ci ha scritto di bere alla sua salute.
Personalmente l'ho preso in parola e la sera in cui ho appreso della sua scomparsa, ho alzato il calice in suo onore col sorriso sulle labbra ma col cuore gonfio di tristezza.


Nella nostra comunità emmeticina si è deciso di onorare la sua memoria in gruppo, all'unisono,   facendo quello che facciamo sempre, cioè cucinando. La prima volta che Eleonora vinse l’MTC propose come ricetta  il pane dolce dello Shabbat ebraico, un pane soffice ripieno a forma di treccia cosparso di semi croccanti.
Questo pane vuole simboleggiare come le nostre vite si siano  intrecciate nella nostra grande famiglia emmeticina  così come  l’abbraccio in cui ci siamo stretti in un momento di speranza prima e di dolore poi. L'ho impreziosito di spezie per un richiamo all'India che lui amava molto così come Eleonora.


Il pane dolce del Sabato
Ricetta di Eleonora Colagrosso

per due trecce ripiene:
500 gr di farina 0
2 uova  medie (circa 60-62 gr con il guscio)
100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 gr di sale
100 gr di uva passa
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo e papavero

Il mio pane dolce del sabato aromatizzato all'anice e lemon grass con uvetta e mandorle
Nella mia versione ho dimezzato le quantità perché volevo fare una sola treccia e ho aggiunto alla farina alcune spezie: lemon grass in polvere, semi d'anice sminuzzati, pepe di Sichuan, estratto di vaniglia e l'immancabile grattugiata di scorza di limone; nel ripieno ho messo anche  delle mandorle. Avrei voluto bagnare l'uvetta con la grappa che sicuramente Mich apprezzerebbe ma volendolo consumare a colazione, ho desistito. Inoltre ho cosparso la treccia con sesamo bianco e nero insieme per un effetto a pois che confonde l'esito non proprio impeccabile del mio intreccio!

250 g di farina 0
1 cucchiaio di lemon grass in polvere, 1 di semi d'anice sminuzzati e 1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
una generosa macinata di pepe di Sichuan
1 uovo (ca 60-62 g col guscio)
50 g di zucchero semolato
3 g di lievito disidratato granulare
62,5 ml di acqua tiepida
62,5 ml di olio extravergine d'oliva toscano dell'anno scorso, dal gusto più soave
5 g di sale fino
50 g di uvetta passa ammollata in acqua calda o grappa e ben strizzata
30 g di mandorle con la pelle, in parte intere e in parte tritate grossolanamente
1 tuorlo + acqua per spennellare la superficie della treccia
semi di sesamo bianco e nero

Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Unire le spezie e il lievito a secco. Se si usa il lievito di birra, scioglierlo  nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. In una ciotola mischiare la farina, il sale e lo zucchero con il lievito e l'acqua e incominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo l'uovo o le  uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore (io ho coperto con della pellicola senza sigillare la ciotola e ho messo in forno con la luce accesa e il portellone socchiuso); dopodichè, sgonfiare l'impasto e tagliarlo  in tre parti uguali (se si fanno due trecce con l'intero quantitativo invece, prima si taglia in due e poi ogni parte ancora in tre).
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere l'uva passa o altro  sulle tre parti.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lunghi "salsicciotti".
Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
(Ripetere l'operazione per l'eventuale  seconda treccia)
Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero.
Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti (nel mio forno 180° 20').


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CIAO MICH..



4 commenti:

  1. E boh, Cri. Io non ho più parole. E tu lo hai descritto com'era, pignolo e rompiballe :) E hai reagito con lo spirito giusto, quello che lui avrebbe voluto, calice in alto e cin cin per te. L'haim, diciamo in ebraico, un brindisi che, letteralmente, vuol dire "alla vita".
    Il sorriso sulle labbra e il cuore gonfio di tristezza, è la stessa filosofia che ho cercato di adottare anche io, almeno fin qui.
    Ma oggi l'avete fatta grossa, ma grossa, vi possino tutti.
    Grazie. immensamente grazie.
    E sì, basta alzare lo sguardo in alto a sinistra ed è vero, è lì.

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  2. Che splendido quello che hai scritto è verissimo lui era così e ringrazio proprio il calendario per avermi permesso di conoscerlo un po' di più, sempre gentile e attento
    grazie per questo tuo splendido contributo

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  3. Siamo tutti un po' più ricchi per averlo potuto incontrare, anche solo nell'etere. Un dono grandissimo che Eleonora ci ha fatto.
    Un bellissimo omaggio Cristina, grazie davvero.

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