mercoledì 12 giugno 2013

MAREMMA STYLE, AGRITURISMO SAN OTTAVIANO, BIRRIFICIO DE' NERI E RISTORANTE LA GRATELLA



Io non ho figli e posso solo immaginare  cosa si provi ad essere madre ma capisco  come ci si possa sentire orgogliosi di qualcuno che ci è caro. L'ho colto  nello sguardo forte e deciso ma colmo d'amore di Francesca mentre mi presentava il figlio Francesco e ci seguiva nella visita del suo  bellissimo agriturismo San Ottaviano a Monterotondo Marittimo, nel cuore della Maremma grossetana.
Francesca Vierucci è la vera regina di un relais di grande charme sulle colline di San Vincenzo, POGGIO AI SANTI , che ho conosciuto recentemente (vedi post  Poverimabelliebuoni),  dove ho assaggiato per la prima volta la birra prodotta dal figlio Francesco nel birrificio attiguo all'agriturismo, il  BIRRIFICIO DE' NERI, che non potevo assolutamente perdermi, dopo aver conosciuto Poggio ai Santi!

 
Ho percorso spesso i luoghi tra San Vincenzo, Campiglia Marittima, Suvereto e Massa Marittima ma Francesca mi ha mostrato  delle scorciatoie sconosciute che mi hanno lasciato senza fiato come il tratto tra Campiglia e Cafaggio, fai una curva, scendi lungo un poggio e ti ritrovi in un paesaggio incantato, vegetazione lussureggiante e fiori multicolor, un recinto di chianine ordinato come in una cartolina di un paessaggio svizzero, uliveti piantati con regolarità coreografica, case coloniche idilliache e imponenti. Purtroppo siamo in ritardo, non posso fermarmi ogni due minuti a fotografare  quell'angolo di paradiso ma ci tornerò.  Arrivati a Cafaggio, l'incanto si spezza, riconosco le strade, attraversiamo Suvereto  e lentamente arriviamo all'agriturismo dove riprende la meraviglia della campagna maremmana più selvaggia e incontaminata.
Un affascinante quanto tremolante ponte di legno apre l'ingresso alla bella strada tortuosa e ombreggiata che sale  all'agriturismo, una massiccia costruzione in pietra  affacciata su una terrazza naturale dove la vista si incolla e si perde nel verde totale.
 
 
 
 
In una confusione di Franceschi, quattro per l'esattezza, due donne e due uomini, si dipana la storia dell'agriturismo legato alla storia della famiglia Neri. Francesco Neri,  segue il padre fin da ragazzo nella conduzione dell'attività di produzione cerealicola che si tramanda da tre generazioni. L'agriturismo nasce nel 1994, all'interno della tenuta che si estende per ben 300 ha e  conta  25 appartamenti, distribuiti su tre casolari in pietra, in puro stile maremmano, solido, massiccio, senza fronzoli, bello di natura e con tanta natura intorno! Attualmente è gestito interamente dal giovane Neri, contornato da uno staff altrettanto giovane, determinato, dinamico e pieno di energie che è un piacere vedere e ascoltare mentre descrivono con entusiasmo intenti e progetti.
 
 
 Francesco Neri  e il suo inseparabile cane che appare stilizzato anche nel logo del birrificio
 
 
L'attività brassicola è invece recentissima e nasce come naturale conseguenza alla predilezione di Francesco per la birra rispetto al vino e  grazie alla grande disponibilità di materia prima propria, cioè l'orzo!
Il prossimo 23 giugno celebreranno il primo anno di vita del birrificio, con una grande festa naturalmente, allietata da  musica, grigliate di carne e birra a fiumi!!
La cottura alla brace è il pezzo forte infatti del neo-nato ristorante che, inaugurato ad aprile, si sta facendo conoscere velocemente  grazie ad un efficacissimo passa parola. Non è ancora ufficiale, non c'è ancora l'insegna, ma si chiamerà LA GRATELLA, nel miglior spirito maremmano doc!
L'arredo è semplice, schietto, tavoli di legno, sedie impagliate, cotto sul pavimento e soffitti a volta, begli oggetti d'antiquariato e modernariato, veri cimeli di famiglia pieni di fascino e valore sentimentale arricchiscono la sala pranzo e quella del bar dove troneggia un bellissimo tavolo da biliardo.

    Un particolare della grande sala pranzo

   Il prezioso camino con bracere, fulcro della cucina della Gratella

   Una curiosa cucina a gas professionale degli anni '50, ora adibita a tavolo d'appoggio

    L'elegante biliardo anni '60


Lo chef Francesco Poloni, avvisato in ritardo del nostro arrivo, improvvisa un pranzetto veloce ma estremamente gustoso e conviviale, spadella due tipi di pasta e poi arriva in tavola con grandi piatti da portata e si siede con noi. Fra i commensali c'è anche un'altra Francesca che si occupa dell'accoglienza all'agriturismo e Pamela, fidanzata di Francesco Neri. Intorno a noi e sotto al tavolo i tre cani di casa. Accoglienza fresca, atmosfera genuina e famigliare, li adoro già questi ragazzi!


 
Fusilloni al  pesto genovese che purtroppo salto nonostante il pesto mi piaccia molto ma il mio stomaco non è in sintonia col palato
 
 
Rigatoni con salsa di noci, mandorle e nocciole! Ricco e gustoso, ottimo con la bionda de' Neri, in stile American Pale Ale, morbida, dal gusto delicato ed equilibrato, spuma setosa, fine effervescenza. Impossibile limitarsi ad un bicchiere!
 

La bistecca "sperimentale" di bufala, allevata dagli amici Pallini di Principina che inaugureranno a breve il proprio caseificio e produrranno la mozzarella di bufala maremmana. La carne era stata marinata nella bionda de' Neri e poi cotta sulla piastra. Una rivelazione! Squisita, magra ma di carattere con un gusto quasi ferroso e decisamente animale (che non è un'ovvietà!)
Perfetta con la rossa, in stile Belgian Ale, stessa spuma setosa della bionda, effervescenza più marcata e gusto più complesso con note nostate e piacevole amaricante.

 
Le insalatine che accompagnavano la carne, che presto saranno sostituite da quelle che attualmente stanno timidamente spuntando nell'orto curato personalmente dallo chef e il tagliere di formaggi di Paterno, inutile dirlo, produttore maremmano vicinissimo all'agriturismo, con un vellutato ai pistacchi e un erborinato di pecora da dipendenza!!
 
Un caffè, un ultimo giro per l'agriturismo, una controllatina all'orto dello chef, una sbirciatina al birrificio che è un vero gioiellino, chiacchiere tecniche, rivelazioni circa una nuova birra in programma, scambi utilissimi e ci salutiamo, già amici, con baci e abbracci e con la promessa di risentirci e rivederci presto, sicuramente per la festa di compleanno del birrificio!!
 
Che altro aggiungere? Un grosso in bocca al lupo ragazzi e grazie di cuore a tutti voi e a mamma Francesca per la piacevolissima giornata.
 
 
 
 
 

lunedì 20 maggio 2013

TAIEDDHRA PASTICCIATA CON RISO VENERE E CAPESANTE PER L'MTC DI MAGGIO 2013

 

La mia Taieddhra pasticciata con riso venere, patate  e capesante per l'MTC di maggio 2013


Confesso che ho sempre provato diffidenza e indifferenza per questo piatto pugliese di cui non conoscevo il nome, a me era noto semplicemente come  RISO PATATE E COZZE, non capivo il perché di riso e patate insieme, che bisogno c'era? E poi ricordo che, anni fa,   era diventato un tormentone da quando una mia cugina aveva sposato un pugliese e non faceva che invitarci a mangiare riso, patate e cozze, inviti che regolarmente declinavo.
Strano vero? Sono così curiosa di tutto. Non solo, sono stata diverse volte in Puglia e non l'ho mai mangiato!!
Ma ancora una volta l'MTC mi porta a provare cose che proprio non avrei mai preso in considerazione, forse per una forma  di snobismo gastronomico  oppure semplicemente per una questione di preferenze di gusti.
La prima idea è stata quella di rifarla pari pari come ho fatto con il chili, non avendolo proprio mai mangiato. Poi la vena creativa e sperimentale ha preso il sopravvento e questo è il risultato:

 
Volevo una taieddhra cremosa e profumata e anche un po' "figheddra", perché no? Ho optato dunque per il raffinato e profumato riso venere, tenace in cottura e che ben si sarebbe adattato al forno, volevo un frutto di mare, una conchiglia preziosa (non ditelo a quella di Poverimabelliebuoni altrimenti mi chiude questo blog), non ho resistito ad abbinare al venere la capasanta, ho trovato il connubio perfetto, poi ho giocato con i profumi, ultimamente sono in fase "erbe aromatiche e spezie dal gusto fresco, erbaceo, agrumato".  Non ho rinunciato alla base di patate a cui ho aggiunto le cipolle e poi ho proseguito con gli strati come da indicazioni di Christian:  riso, capesante, pomodori, acqua delle capesante e brodo di pesce, poi uno strato di formaggio fresco, una purea di patate e una crosticina di mollica di pane ma per arrivare al risultato finale è stato tutto un programma!
 
Intanto gli ingredienti per 2 persone e per un coccetto di ca 18 cm di diametro :
 
 
120 gr di riso venere
250 gr di patate
1/2 cipolla di Tropea fresca
5-6 pomodorini ciliegia ben maturi
12 conchiglie di capesante
olio evo, sale, pepe
1 cucchiaino di bacche di coriandolo
2 rametti di origano fresco
un pizzico di scorza grattugiata di lime bio
50 gr di pecorino primo sale
una fetta di pane raffermo
 
Ho unto di olio evo il coccio, ho foderato il fondo con delle fette di patata, fette di cipolla, foglioline di origano fresco e bacche di coriandolo schiacciate, sale e pepe. Poi ho coperto con il riso, cosparso la superficie con i pomodorini tagliati a spicchi e le capesante. Nella mia pescheria le ho trovate già semi-aperte, mi hanno privato del piacere di sgusciarle a crudo!!
 
 
 
 
Ho coperto il tutto con il poco liquido che le capesante hanno lasciato, ho aggiunto un mestolo di brodo di polpo lessato il giorno precedente (non fate bleah! è molto buono!). Ho aggiunto poco sale perché il brodo era già saporito. Ho disposto delle fette di pecorino primo sale e ho chiuso il tutto con una purea ottenuta dalle restanti patate lessate e poi ridotte in purea piuttosto fluida con olio, acqua, un'idea di scorza di lime grattugiata, ancora origano fresco e timo al limone.
Ho passato in forno a 160° C per 1 h ca. poi ho notato che la mia copertura di purea aveva fatto una bolla e si era bruciacchiata nel mezzo. Era proprio brutta da vedere, non si formava una crosticina come volevo, forse avrei dovuto cospargerla di pan grattato e allora ho rimediato, ho tolto lo strato bruciacchiato, ho fatto una bella copertura di pane raffermo sbriciolato, un giro d'olio e via ancora per un'altra mezzoretta.
 
 
 
 
 
Non mi sono sbagliata, crosticina croccante e cuore morbido, come la volevo! Magari non è proprio una taieddhra impeccabile ma era strabuona e ringrazio Christian che in qualche modo mi ha fatto riconciliare con riso patate e .....prossimamente COZZE, lo giuro!!!
 
 
 
  







 

giovedì 2 maggio 2013

COSCIOTTO D'AGNELLO SPEZIATO

 
Cucino raramente l'agnello, solitamente me lo riservo a Pasqua, come tradizione vuole, e lo preparo quasi sempre allo stesso modo, arrostito in tegame con erbe aromatiche e per contorno non possono mancare le patate arrosto e i carciofi.
Quest'anno a Pasqua abbiamo fatto una scappatella all'isola d'Elba, deciso la sera prima, il giorno dopo siamo partiti, del resto per noi è facile, ci vogliono neanche 40 minuti di auto per raggiungere l'imbarco dei traghetti a Piombino e in un'ora di nave siamo a Portoferraio!
La settimana prima era stata un po' trafelata e mio marito infatti si era dimenticato di dirmi che la sua mamma ci aveva invitati al pranzo pasquale. La mattina di Pasqua mentre eravamo in viaggio per Piombino, è toccato a me chiamare e scusarci per il bidone. La mia adorata suocera è sportiva e soprattutto conosce suo figlio, non si è offesa. Sa che amo l'agnello, a loro non piace, ne aveva preso un pezzo solo per me! "beh allora io te lo metto in freezer, vieni a prendertelo quando ti pare che noi tanto non si mangia!"
Ci sono andata la settimana scorsa! Tanto era in freezer.
E l'altra sera mi è presa la voglia, l'ho scongelato per cuocerlo l'indomani, cioè ieri, 1° maggio.
Avevo voglia di qualcosa di diverso, consulto i miei libri e mi ricordo di un libricino sulla cucina giordana, un acchiapparello turistico scritto da cani, con foto oscene ma ricco di spunti interessantissimi e soprattutto un ricordino di uno splendido viaggio e di una cucina ricca di profumi e sapori tipicamente mediorientali.
Le ricette del libro con l'agnello prevedevano solo la cannella come spezia, eppure ricordavo di aver assaggiato dei bocconcini in cui dominavano altre spezie oltre la cannella, giureri cumino e compagnia bella. mumble mumble....che mi invento?
Allora pesco nel mio giacimento di spezie e mi attira un curry mix insolito, regalino di amici cingalesi (ne ho diversi di curry mix a seconda del bisogno): coriandolo, cumino,semi di finocchio, semi di senape, foglie di curry, fieno greco, aglio, cannella, cardamomo, chiodi di garofano! Sì è lui!
 
Procedo: incido qua e là la carne del mio bel cosciotto, poi la strofino  con uno spicchio d'aglio rosa che poi affetto e infilo nelle incisioni fatte. Lo rosolo con un po' d'olio extravergine d'oliva a fuoco vivo da ambo le parti, sfumo con un'idea di aceto di sherry (questa è una chicca della mia mamma), poi stempero due cucchiai di curry mix, rinforzata da un ulteriore cucchiaino di cannella in polvere, in una tazza d'acqua calda e la verso sopra all'agnello, regolo di sale, incoperchio e lascio andare a fuoco dolce bagnando con altra acqua calda di tanto in tanto in modo da arrivare a fine cottura con un bel po' di sughetto.
Quando il profumo inizia ad inebriare tutta la casa, mi accorgo di aver esagerato con la cannella, allora per stemperare un po' la dolcezza, senza neanche assaggiare, erano le h 9.30 di mattina, non mi andava proprio, decido di buttarci delle scorze di limone e qualche chiodo di garofano supplementare. Scelta azzeccata! Un'ora buona di cottura e l'agnello è pronto.
Lascio riposare tutto il giorno, la mia specialità Giordano-Cingalese sarà la protagonista della cena.
All'ora di cena, dunque, riscaldo il mio agnello, prelevo due cucchiaiate di fondo di cottura e ci salto patate e carciofi et voilà! Una vera goduria abbinato alla birra artigianale Noctua, bionda, morbida e speziata.
 
 

lunedì 22 aprile 2013

CHILI DI CHIANINA, TORTILLAS ALLA FARINA DI CECI E BIETOLE SELVATICHE, MTC APRILE 2013



 
Mai mangiato il chili con carne e devo ammettere pure che non avevo neanche ben chiaro cosa fosse veramente! Come molti, lo associavo ai tex-mex ultra piccanti di cui, non essendo una grande appassionata, non ho proprio mai sentito il bisogno di approfondire.
Ma per l'MTC si fa e grazie all'MTC si impara e a noi emmetichallenger ci piace tanto!
Purtroppo non ho potuto seguire  molto tutte le belle rubriche che vedevo apparire in bacheca però mi sono concentrata sulla ricetta di Anne (il suo italiano è invidiabile anche per un italiano) e sulle regole delle Signore MTC , che già dissipavano le idee nebulose.
 
La prima associazione di idee è stata COW BOYS TEXANI = BUTTERI MAREMMANI, ed ecco che penso immediatamente alla  Chianina, la razza bovina maremmana, quei bovi bianchi e giganteschi con le corna lunghissime immortalati nei dipinti di Giovanni Fattori, e che oggi purtroppo è al centro di polemiche perché non sempre il marchio esibito dai negozianti è sufficiente garanzia di origine, i soliti misfatti italioti!!! Per essere proprio sicuri bisognerebbe chiedere il certificato della carne, come è successo ad un amico giornalista recentemente proprio a Firenze, in un locale famoso per la bistecca chianina, che chianina non era!!!
La mia proviene da un allevamento della mia zona, che conosco,  sono dunque tranquilla.
 
La Maremma poteva anche richiamare il cinghiale come qualcuno ha fatto ma io volevo fare la ricetta originale perché volevo assaggiarla e quindi sono andata dritta al manzo. Ho fatto uno sforzo a non rosolare la carne e sfumarla col vino rosso che ci sarebbe stato alla grande, poi ci avrei buttato le olive e la salsa di pomodoro che richiamavano ancora l'umido di cinghiale ma ho resistito!! Però un po' di Maremma c'è: alloro e rosmarino della macchia e il solito tocco alla livornese:  la farina di ceci, tipica della torta di ceci di Livorno e provincia, che altro? ah...le bietole di campo (quello dei suoceri).
 
CHILI DI CHIANINA CON TORTILLAS ALLA FARINA DI CECI E BIETOLE SELVATICHE
 
 
CHILI x 2 persone
400 gr di muscolo di chianina
1 foglia di alloro, qualche ciuffo di rosmarino e 2-3 foglioline di salvia
10 gr di peperoncini Aji, i più delicati (dell'azienda PEPERITA di Bibbona)
olio evo
sale marino integrale
 
 
 
CONTORNO
un mazzetto di bietole di campo
1/2 spicchio d'aglio
olio evo
 
TORTILLAS
2 cucchiai colmi di farina di ceci
1 cucchiaio colmo di farina 0
1/2 bicchiere d'acqua
1-2 cucchiai d'olio evo
sale, pepe e aghi di rosmarino qb
 
 
Ho messo in ammollo i peperoncini in acqua calda per un'ora circa, dopo averli aperti e aver tolto i semi, premunita di guantini.
Poi li ho frullati con la loro acqua di cottura.
Ho messo olio, erbe aromatiche, la carne tagliata a bocconcini e la crema di peperoncini in un tegame di coccio e ho avviato la cottura, allungando di tanto in tanto semplicemente con acqua calda. Ho lasciato stufare con il coperchio che lasciava una fessura, per 3 h come da indicazioni di Anne e a metà cottura ho regolato di sale.

Pulite e lavate le bietole, le ho tagliate e rosolate in padella con olio evo e mezzo spicchio d'aglio.

Per le tortillas, ho emulsionato le due farine con acqua e olio e un pizzico di sale, poi a cucchiaiate le ho distribuite e cotte in una padellina antiaderente, cosparse di aghi di rosmarino, 3-4 min per parte.
 
L'ho preparato  ieri e l'ho gustato oggi a pranzo e devo ammettere che mi è proprio piaciuto!!
 
 
 
 
 
 

giovedì 21 marzo 2013

I VINCITORI DI QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION

 
Lunedì 18 marzo, nonostante alcune  difficoltà, ritardi  e incertezze, la giuria alla fine si è riunita all'Osteria Tripperia Il Magazzino, ospiti dello squisito Luca Cai e del suo socio, il simpatico finto-burbero-fiorentino Caldini Alessandro.  Leonardo Romanelli in forse fino all'ultimo ci ha infine fatto una gradita sorpresa unendosi al gruppo.
 
 Luca, Leonardo e Alessandro
 
 E, non ultima, a metà dell'opera, fa la sua apparizione anche l'adorabile Annamaria Tossani, la conduttrice di Aspettando il Tg, Italia7, che aveva appreso della riunione e passava a salutarci!
 
 
 Sabrina, Annamaria, Leonardo, Cristina
 
 
Sabrina ed io finalmente ci siamo conosciute di persona. E' incredibile come quando incontri de visu una persona con cui hai chattato, parlato al telefono, scambiato sms e mail per mesi e ti sembra ormai di conoscerla, quasi non ci si emoziona nemmeno e si continua con disinvoltura  la conversazione che avevamo interrotto magari al telefono un'ora prima come vecchie amiche! Beh questo succede quando c'è sintonia fra le persone e con Sabrina mi sono trovata bene subito. Durante la formulazione del contest eravamo sempre d'accordo, se nasceva un problema o un'incertezza e una proponeva una soluzione strategica, per non dire diplomatica,  l'altra confermava la scelta, si argomentava tranquille, trovando sempre un punto d'incontro ragionevole fino al verdetto, quindi non posso che ringraziarla per la disponibilità e la correttezza e la sua  frizzante loquacità e simpatia! Adoro la sua parlata romagnola (abita a Bologna ma è di Imola, bada ben!)  e mi diverte troppo sentirla esclamare Sorbole!
 
Sabrina e il suo I-pad
 
 
Sentimentalismi a parte, veniamo al backstage del  verdetto.
Non è stato facile scegliere e non sono parole di circostanza.  C'erano molte ricette allo stesso livello, se la sono giocata per piccoli dettagli. Non siamo riusciti a provare tutte le finaliste selezionate, effettivamente ci sarebbe voluta una giornata intera. Qualcosa abbiamo sperimentato e assaggiato ma  abbiamo valutato il resto  virtualmente. Non dimentichiamo che avevamo due tecnici di tutto rispetto che hanno decretato senza dubbi né incertezze cosa funzionava e cosa no già in teoria.
Ci eravamo consultati qualche giorno prima, io e Sabrina avremmo  fatto delle cosine facili ma soprattutto trasportabili, con i fegati, e avremmo lasciato strategicamente le cose più difficili allo chef.
Non ci crederete ma sono partita per Firenze in treno con un trolley pieno di cocottine, ciotoline, tupper con semi-lavorati e  ingredienti vari, nonché regalini, bottiglie di vino e olio. Un'emigrante d'altri tempi!
Sabrina ed io ci siamo trovate alla stazione, abbiamo preso un taxi e siamo arrivate dal Cai a metà mattina, abbiamo stabilito la scaletta dei piatti, chi fa cosa, incominciato a frullare, a impastare, a farcire.....
 
 Luca alle prese con i cannoli
 
 
 e la crème brûlée
 
 
Ha partecipato alla riunione anche Erika, la donna di Luca, cuoca e persona raffinata, che conosco dai tempi della   sua partecipazione al primo contest di Poverimabelliebuoni TUTTI PAZZI PER LE ACCIUGHE in cui si piazzò al 3° posto con le sue Acciughe in foglia di limone. Ci ha preparato infatti un  piattino a sorpresa coerente con il contest, peccato che non abbia partecipato perché era una delizia!!
 
 Erika

 Si fa mezzogiorno in un batter d'occhio. Il ristorante è aperto, appaiono i primi giapponesi e poi è un continuo affluire di avventori abituali e occasionali. Un piacere vedere questa bella osteria riempirsi di gente fino a straripare in strada ma noi vediamo sfumare i nostri piani.......
Giretto per Firenze e poi si torna all'attacco, il ristorante si sta lentamente svuotando, verso le h 13.45, possiamo finalmente sederci e procedere all'assaggio di quel poco che abbiamo fatto oltre alle estemporanee  del Cai e di  Erika:
 
Erika: Lingua bovina grigliata, tartare di gambero rosso siciliano e  gambero intero, riduzione all'arancia  e germogli di sesamo (matrimonio inimmaginabile eppure funziona, elegantissimo e sorprendente!!)
 
 
I rocher di fegatini del Cai con acciughe di Piombino marinate allo zucchero e sale e poi messe sott'olio (specialissime). Idem come sopra, matrimonio inimmaginabile ma perfetto!!! Gusti forti, senza compromessi, li rifarò con una sorpresina all'interno, concordata con Luca!!!
 
 
50 le ricette pervenute, i fegati sono stati i più gettonati e protagonisti di preparazioni veramente sfiziose. Ed ecco le mie  finaliste che più o meno coincidevano  con quelle di Sabrina, Les Madeleines di Proust e dei giudici :
 
 
 
Le originali polpette di Corrado preparate da Sabrina e fritte al momento dai ragazzi in cucina, buone ma sfortunatamente surclassate dagli altri piatti in finale.  Per quanto riguarda i cannoli, mi scuso con Mariella,  probabilmente non ho fatto consumare bene il liquido di cottura del fegato, la crema è risultata un po' moscina infatti, come si vede nella foto,  scappa fuori...ma era molto buona, quel gusto di lampone che tanto mi lasciava perplessa mi ha e ci ha conquistati!
 
 La crème brûlée preparata dalla sottoscritta e bruciacchiata al momento dal Cai, no dei giudici e degli altri, sì da me e Sabrina. Per me però sicuramente meglio senza pancetta. Ricetta perfetta nelle dosi.
 
Il verdetto, ripeto, è stato difficilissimo ma bisognava scegliere. Abbiamo  deciso di non decretare 1°, 2°e 3° ma 3 vincitori tutti a parimerito e abbiamo estratto a sorte fra i finalisti il biglietto per l'evento Chef al Massimo.  E allora.......
 
NUNTIO VOBIS MAGNUM GAUDIUM: i  3 vincitori de Il libro  delle Frattaglie di Leonardo Romanelli (con autografo dell'autore naturalmente):
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vince il biglietto per 1 menu a Chef al Massimo 2013
 
 
 
 
 
 
 
Le motivazioni:
 
Il filone (midollo) è piaciuto moltissimo a tutti, insolito, particolarissimo, magari di difficile reperibilità, un piatto ben composto ed articolato.
I cannoli sono sfiziosissimi, il connubio fegato-lampone sorprendente, i giudici raccomandano che sarebbe meglio proporli in versione mignon, Sabrina e io ce li siamo pappati di gusto grossi com'erano, però siamo d'accordo coi giudici.  
Le nuvole di trippa, sobrie, simpatiche, gustose, facili ma perfette! Al Cai sono piaciute particolarmente perché ricordano molto i suoi Totani di bosco, cioè striscioline di trippa fritta!!!
 
Siamo inoltre   felici che la sorte abbia premiato proprio la Crème Brûlée , unico piatto che ha visto divisi noi e i giudici!!!
 
 
 
Ringraziamo i nostri giudici: Luca Cai per l'ospitalità e disponibilità, Leonardo Romanelli per il suo giudizio critico affilato come una lama d'acciaio e per aver messo a disposizione i libri e ringraziamo anche La Macelleria Zivieri per il biglietto omaggio di Chef al massimo!
 
Che altro aggiungere, ci siamo veramente divertiti e idealmente daremmo un premio anche a tutti gli altri finalisti e a tutti coloro che hanno partecipato, spero vi bastino i nostri ringraziamenti, i complimenti dei nostri giudici e un caloroso abbraccio virtuale e continuate a rivoluzionare il quinto quarto, a sperimentare e a condividere!!!!
 
Grazie
Cristina
 
 
ps: preghiamo i vincitori di mettersi in contatto con noi e fornirci gli indirizzi a cui spedire i premi,
poverimabelliebuoni@gmail.com per i libri e maddadiproust@gmail.com per il biglietto Chef al massimo
 
 
 
 
 
 
 
 


giovedì 14 marzo 2013

INSALATA DI FINOCCHI, ARANCE E SOPRASSATA


Il contest QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION, in collaborazione con Sabrina, Les Madeleines di Proust  si è concluso martedì 12 marzo! Abbiamo ricevuto 50 ricette, un successo per un tema così particolare e in un breve lasso di tempo, cioè  poco più di un mese! Grazie a tutti! Ci siamo molto divertite ma ora viene il bello.....a breve ci riuniremo con i giudici per provare i piatti selezionati come finalisti e decretare i vincitori. Un duro lavoro.....ma qualcuno deve pur sacrificarsi!!!

Qui la lista dei partecipanti: QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION


Nell'attesa, una cosina semplice, come aperitivo.....INSALATA DI FINOCCHI, ARANCE E SOPRASSATA (O COPPA DI TESTA)
 
Una non ricetta in realtà ma solo un'idea per presentare la soprassata in modo diverso, cioè non nel   solito piatto di affettati misti o in un paninazzo (bòno peraltro, non lo rinnego no!)!
L'avevo assaggiata anni fa in un ristorante di Arezzo ma senza finocchi, solo soprassata, arancia e olive. Riproducendola i finocchi sono saltati dentro all'insalata da soli praticamente, come si potevano escludere??? Un accostamento strategico e sgrassante che dona freschezza al piatto. 
 
La Soprassata Toscana* o  Coppa di Testa,  è un insaccato prodotto con le parti di scarto del maiale quali appunto  testa,  coda, lingua e parti cartilaginose, cotte e aromatizzate con erbe e spezie varie, semi di finocchio e a volte anche con scorza di limone o arancio. Quindi prodotto QUINTO QUARTO  a pieno titolo!

*da non confondersi con la Soppressata che è un altro tipo di salume del Sud Italia preparato invece con parti nobili del suino


Ingredienti: soprassata, finocchi crudi affettati finissimi con le loro barbe, spicchi di arance tagliate al vivo, olive taggiasche denocciolate sott'olio, semi di finocchio. Per condire: olio extravergine d'oliva, poco sale, aceto balsamico e succo d'arancia.