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venerdì 21 novembre 2014

CINZIA MERLI, CHEF PER UNA SERA ALL'OFFICINA VALLINI, BIBBONA


CINZIA MERLI, celebre produttrice vinicola, titolare dell'Azienda Le Macchiole di Bolgheri, chef per una sera all'Officina Vallini del Ristorante La Carabaccia di Bibbona. Annunciato dal mio precedente post, ieri sera è avvenuto  il debutto di CHI CUCINA ALL'OFFICINA? idea di Emanuele Vallini, chef e patron de La Carabaccia, Bibbona  che apre le porte della sua cucina a  personaggi noti di ogni settore,  magari vicini al mondo dell'enogastronomia ma non cuochi!
 
Cinzia Merli, apre le danze e propone il suo menu della memoria: L'ORTO E L'AIA con i piatti semplici di casa sua, quelli che preparava insieme alla mamma e alla nonna, con qualche piccola variazione stilistica e di composizione, grazie allo zampino dello chef Emanuele.
 
Una serata riuscitissima, divertente, allegra, conviviale, con tanti amici,  ottimo cibo e ottimo vino, celà va sans dire dell'azienda della cuoca Cinzia. Un applauso a tutti, allo staff di cucina e di sala e ovviamente un grande applauso a Cinzia, timida e riservata ma che nasconde una grande forza e determinazione, un applauso ai suoi meravigliosi vini e, non ultimo ad Emanuele ed Ornella!
 
Lascerei parlare le immagini e non vedo l'ora di scoprire quale sarà il prossimo ospite cuoco per una sera!
 
Alcuni scatti della mattina, durante le fasi di preparazione
 
Cinzia si sistema il cappello, un vera tortura per lei!
 
 
 
 
La serata
 
 
La pappa è quasi pronta
 
 
 
Una sistematina al cappello prima di andare in scena
 
Emanuele presenta la cuoca della serata
 
Viva la pappa al pomodoro!!
con l'olio extravergine d'oliva monocultivar Lazzero dell'azienda amica Le Mezzelune
 
 
La fricassea scomposta di fegatini e durelli di pollo (l'uovo e il limone della fricassea si sono trasformati in frittatina, mimosa e il limone entra nella composizione del paté di fegatini, reso piccantino anche da un pizzico di peperoncino, piatto molto curioso)
 
 
La lasagnetta ai sapori dell'orto.
Solo verdure per questa bella lasagnetta tonda e una vellutata fatta con brodo di verdure al posto della besciamella per un gusto delicatissimo e leggero, molto equilibrato, accompagnato dal Paleo Bianco 2012, vino elegante, fresco e profumato
 
 
Il coniglio che si crede una porchetta non fa rimpiangere la porchetta vera!! Ci beviamo sia l'impeccabile Le Macchiole, Bolgheri rosso 2011 e il fuoriclasse,  Paleo rosso 2010 con il quale andiamo avanti ad oltranza, anche dopo il dessert!! Paleo è un cabernet franc in purezza, vero portabandiera dell'azienda Le Macchiole, che ogni anno riceve premi e riconoscimenti da guide del settore, sia nazionali che internazionali. Uno dei grandi rossi, ambasciatori nel mondo di Bolgheri
 
 
 
La rifinitura con le palline di ribes rosso sul Tiramisù allo zabaione, delicato e soffice, una vera sorpresa!
 
 
E l'immancabile foto ricordo!
 
 
 
 
 
 
 

domenica 16 novembre 2014

CHI CUCINA ALL'OFFICINA? OFFICINA VALLINI, BIBBONA & CINZIA MERLI, LE MACCHIOLE, BOLGHERI



CHI CUCINA ALL’OFFICINA? nasce dall’idea di Emanuelle Vallini, chef e patron del ristorante La Carabaccia di Bibbona, di portare nella   cucina  della sua  Officina Vallini,  personaggi noti, di ogni settore, magari vicini al mondo dell’enogastronomia o anche no ma non cuochi!
 
 
L’ospite si trasformerà in cuoco per una sera e si racconterà attraverso i piatti che sceglierà di proporre, evocativi di  emozioni, ricordi, oggetti o episodi della sfera personale o lavorativa e si intratterrà con i commensali per commentare, conversare e condividere piatti e parole. Non mancheranno naturalmente vini adeguati.
I posti saranno limitati proprio per permettere di caratterizzare l’evento in modo conviviale ed intimo. Sarà  necessaria pertanto la prenotazione.
Il prezzo della serata verrà fissato di volta in volta in relazione al personaggio invitato, al menu e ai vini proposti. I menu saranno svelati  insieme al nome del personaggio che cucinerà all’Officina.
L’attività si  svolgerà con frequenza mensile nel periodo invernale ed è realizzata in collaborazione con la sottoscritta, autrice di  Poverimabelliebuoni e Insalatamista.


Fatta questa premessa, siamo onorati di presentarvi il primo ospite di  CHI CUCINA ALL’OFFICINA?
 


giovedì 20 novembre, h 20.00
 


Protagonista principale, in veste di cuoca per una sera, la celebre produttrice vinicola:
 

CINZIA MERLI
 titolare della prestigiosa Azienda Le Macchiole di Bolgheri
 
 
 
Il menu di Cinzia rappresenta un viaggio nei suoi ricordi d’infanzia, nella cultura contadina famigliare, dal titolo:
 
L’ORTO E L’AIA

Entrata
 
Viva la pappa al pomodoro!
 
Antipasto
 
Fricassea di durelli e fegatini di pollo
 
Primo piatto
 
Lasagnetta ai profumi dell’orto

 
Secondo piatto
 
Il coniglio che si crede una porchetta
 
Dolce
 
“ Super Tiramisù”

Vini:

•Paleo Bianco 2012

•Le Macchiole, bolgheri rosso 2011

•Paleo Rosso, 2010


Olio extravergine d’oliva IGP Toscano

 
Costo della serata .40.00 pp

è necessaria la prenotazione al  n° 0586670370

 

 

 

 
 
 
 

 

 

 

 

 

 
 

 
 
 
 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 







domenica 23 giugno 2013

TENUTA POGGIO ROSSO - POPULONIA (Li)


Guardando questa foto non ci si stupisce perché la tenuta si chiami POGGIO ROSSO!!
Il rosso è protagonista nei colori dei variegati terreni di questa splendida tenuta in terra etrusca. Più chiari nelle aree di origine alluvionale con presenza di ciotoli e galestro, non mancano zone argillose e sabbiose nei toni dei gialli o grigi  più tenui  fino ad arrivare al culmine dei rossi più accesi laddove c'è ricchezza di  ossido di ferro e minerali.
 

Il "Poggio" è una lieve altura situata nella parte più occidentale della Val di Cornia nel territorio di Populonia (Li),  l'etrusca Fufluna, importante centro siderurgico dell'antichità e unica città etrusca fondata sul mare. E'  esposto ai quattro venti, gode quindi di un clima asciutto tutto l'anno, termo-regolato anche dalla vicinanza del mare e sostenuto da  un'ottima insolazione.
E' qui che la famiglia Monelli, mezza emiliana e mezza toscana,  nel 2002, ha recuperato una storica azienda, in totale stato d'abbandono, impiantando vigneti e oliveti e arricchendo la vegetazione spontanea con nuovi arbusti e piante tipicamente mediterranee quali  mirto, lentisco, ligustro, erica mediterranea, olivastro, rosmarino, sugherello, biancospino, corbezzolo, agrifoglio e varie specie ornamentali da siepe e da fiore.
 
La tenuta copre una superficie di 20 ettari, di cui 6 impiantati a vigneto  con varietà quali vermentino, viognier, sauvignon blanc, sangiovese, merlot, cabernet sauvignon e franc, petit verdot e syrah. Altri 2 ha sono stati destinati all'oliveta con impianti delle classiche varietà toscane: frantoio, leccino e moraiolo, il resto è coperto da pineta, bosco e macchia mediterranea.


La conduzione dell'intera tenuta è orientata all'eco-sostenibilità e alle coltivazioni vengono applicati i principi della lotta integrata, con eco-trap per le piante di olivo e trattamenti per il vigneto il più possibile naturali e ridotti all'essenziale. Pannelli solari catturano la preziosa e abbondante energia solare. Non manca un laghetto artificiale di raccolta delle acque piovane che provvede al fabbisogno idrico dei terreni in caso di necessità.

Uno scenografico viale fiancheggiato da cipressi porta alla Tenuta Poggio Rosso

 
 
La bella villa padronale di origini ottocentesche, riportata all'antico  splendore  dalla famiglia Monelli nel 2002. La Villa apparteneva ai conti Desideri, facoltosi proprietari terrieri locali, il cui patrimonio si è poi disgregato negli anni. Nei  12 anni di abbandono  precedenti all'ultimo passaggio di proprietà, la villa è stata preda di saccheggi e molti oggetti, veri cimeli di famiglia, di grande valore storico e culturale non sono mai stati ritrovati come dei fucili appartenuti a Garibaldi e a D'Annunzio, documentati da vecchie foto!

 
La splendida quercia piantata dai precedenti proprietari nel 1921 in onore del primo figlio maschio


L'affascinante  "limonaia" adibita a sala degustazione



La cantina è ospitata dalla vecchia carraia della villa, le attrezzature appartengono alla più recente tecnologia con tini tronco-conici di formato speciale adatto alle altezze della tinaia

 
Follatore meccanico a pistone 

 

La barricaia con barriques di rovere francese provenienti sia da tonnelleries bordolesi che borgognotte, utilizzate anche  per le fermentazioni a botte aperta di alcuni vini
 
Un'azienda giovane e dinamica ma con grande stoffa e carattere. Ho avuto il piacere di conoscere ed apprezzare i loro vini sin dall' esordio,  ricordo infatti una cena degustazione dagli amici Ivano e Daniela nel loro locale Al Baccanale di Piombino nel luglio 2010, con i primi 3 vini di Poggio Rosso, in cui conobbi anche Diego Monelli e tutta la famiglia. 
Li ho visti crescere fino ad arrivare ad una considerevole gamma di prodotti, ben 7 vini: 3 bianchi, 3 rossi e un bianco passito
 
 
gran parte dei quali, assaggiati ed immortalati ad aprile, nella splendida serata ANTEPRIMA FIORENTINA DELLA FESTA DELLA PALAMITA all'Ora d'Aria a Firenze , proposti in adeguato abbinamento agli straordinari piatti a base di palamita elaborati  dal patron e chef dello stellato fiorentino Marco Stabile e dalla chef sanvincenzina Deborah Corsi de La Perla del Mare.
 
I nomi dei vini: PHILIKA, VEIVE, TAGES, VELTHUNE, FUFLUNA, LOSNA, riproducono nomi di  divinità e personalità leggendarie dell'era etrusca a conferma del forte legame dell'azienda e dei suoi prodotti con un territorio unico, dove riecheggiano ovunque le storie e i miti dei nostri progenitori etruschi che proprio a Populonia svilupparono una civiltà raffinata e fiorente. I vini hanno come comun denominatore una gradevole sapidità e mineralità che bilanciano corpo e alcool, spesso importanti, facilitandone la beva.
 
Oltre ai vini già elencati nel suddetto evento fiorentino, quando ho visitato Poggio Rosso qualche settimana fa, ho avuto il piacere di scoprire  nuovi prodotti, usciti proprio quest'anno, un SENZA NOME, ahimè già esaurito (mi prenoto per la prossima vendemmia perché mi interessano molto questi vini particolari), prodotto secondo metodi antichi: uve vermentino  macerate sulle bucce, torchiate a mano, vinificazione in acciaio e affinamento in barriques.
 
Solo il logo POGGIO ROSSO per il macerato SENZA NOME
 
 
La seconda novità 2013 è rappresentata da FUFLUNA, rosso a base di merlot e cabernet, vinificato e affinato in acciaio, un rosso di pronta  beva, pieno e succoso, con  buona vena acida e dalla gradazione contenuta che lo rende  adatto ad ogni occasione. Il nome è evocativo e assoluto, da Fufluns, il Bacco etrusco, che diede il nome alla stessa Populonia, Fufluna, in lingua etrusca, vera culla dell'enologia italica. Mito e storia del vino!
 
 
Etichetta pulita, ben riconoscibile, che si distingue dal resto della gamma per l'immediatezza, a conferma della scelta commerciale e degli obbiettivi che si propone la direttrice commerciale Francesca Luzzi, giovane donna energica e determinata,  che ha voluto  questo vino  facile ma non banale, rappresentativo dell'azienda,  nella sua versatilità e competitività sul mercato e che sicuramente farà centro!
 
Non posso che complimentarmi con la famiglia Monelli e augurare loro uno splendido futuro e ringraziare Francesca per l'accoglienza e per avermi omaggiato, oltre al Fufluna, anche una bottiglia di Losna, la terza novità 2013, che avevo già avuto il piacere di assaggiare in anteprima assoluta a conclusione della bella serata fiorentina di cui sopra. Un vino "da meditazione", prodotto con uve vermentino  per metà vendemmiate tardivamente e  per metà appassite sui graticci, vinificazione in acciaio e maturazione in barriques di secondo passaggio per 15 mesi per un risultato gustativo di grande eleganza con note di frutta secca ma anche di agrumi canditi e sentori di macchia mediterranea ma soprattutto con quella sapidità e mineralità di fondo a cui accennavo prima che ancora conferma come questi vini siano inequivocabili figli  di un terroir dove la terra si fonde col mare in un abbraccio unico e indissolubile.
 
 
Losna, divinità etrusca della luna e delle maree, dà il nome a questo vino presentato con un packaging elegante e snello e con un' originale etichetta in terracotta
 
 
 
 
 





sabato 1 dicembre 2012

PANE LINGUA E FANTASIA, EMANUELE VALLINI, LA CARABACCIA, BIBBONA (Li)


Un tranquillo venerdì di novembre, una pausa pranzo estemporanea e fortuita!
Allora, è andata così: ieri, Emanuele, di buon mattino,  mi onora condividendo su fb il link al mio post sulle arancine fusion per l'MTC ovvero FIRENZE CHIAMA PALERMO, ARANCINE CON CAVOLO E LAMPREDOTTO in cui lo citavo come fonte di ispirazione! Emanuele è uno chef estroverso, simpatico e disponibile,  compare già su Insalata Mista   col suo ELOGIO ALLE FRATTAGLIE, inoltre ha partecipato con grande simpatia pure alla raccolta UN'ACCIUGA AL GIORNO con ben TRE ACCIUGHE AL GIORNO!! 
Commentando il post e messaggiando su fb, mi chiede "che fai di buono oggi?" e io "oggi? niente, si salta!! sono in giro"
"come salti? se sei in zona passa!! Ti aspetto"
Come potevo rifiutare?
h 13.15 mi presento alla Carabaccia.
Ornella, moglie di Emanuele, mi chiede se voglio aspettare il "bimbo" che esce da scuola così pranzo insieme a lui. "Ok!" dico io, a conferma della confidenza che c'è fra di noi, magari è il "bimbo" che non ha voglia di mangiare insieme a me!
Arrivato Nicolò, il "bimbo" (che ha già 13 anni e fa la terza media e dopo probabilmente seguirà le orme paterne e se ne va a studiare all'alberghiero) a tavola!
Mi offrono un calice di franciacorta brut rosé, toh...che fortuita coincidenza, c'è un tavolo di signori in giacca e cravatta che scopro essere rappresentanti e produttore franciacortino UGO VEZZOLI!!
Alzo il calice e ringrazio sorridente i signori della Franciacorta, sicura che poi ci sarebbero stati altri spumanti da assaggiare :-))
Poi brindo pure con Nicolò e la sua coca cola!
Babbo Emanuele ci vizia con la sua entrée invernale: una superba pappa al pomodoro che è perfetta come apri-pista e col rosé ci sta proprio bene:


A seguire il pezzo forte, il panino PANE LINGUA E FANTASIA che Emanuele ha portato anche a Vico Equense al mitico raduno di chef organizzato da Gennarino Esposito. Conoscevo già il suo millefoglie di lingua e crema di broccoli, perchè l'ho gustato più volte nel suo ristorante e gliel'ho pure copiato,  dentro nel panino è una gran figata, accompagnato da due salsette, pomodoro e pesto di lattuga!!!




Il brut proposto non mi esalta, torno al rosé:


Seguono due classici di Emanuele, dei deliziosi sformatini di carciofi su fonduta di pecorino, sempre impeccabili:



e i suoi imperdibili gnocchetti alle olive nere e origano, sughetto di pomodoro da raccogliere col cucchiaio, in barba al galateo, e rigatino di cinta senese con una generosa grattugiata di pecorino sopra, una vera leccornia!!

Col secondo brut, un  millesimato 08, pinot nero e chardonnay,  si sposano a meraviglia, spumante interessante, fragrante, fine,  dalla beva piacevole e soave!

A questo punto mi fermo, doveva essere uno spuntino!!! I signori della Franciacorta continuano, salto infatti il Satèn (che normalmente non è la mia passione),  passo al caffè, selezione ORO di Trinci e non resisto ad una coccolina : una pralina di mousse di cioccolato Valrhona coperta di granella di nocciole. Tanto per concludere degnamente!!!


Come adoro questi momenti strapatti alla norma, veri regali! E raccatto pure un invito dai franciacortini a partecipare ad un evento su da loro  in azienda!!
Saluto tutti quanti e me ne vado soddisfatta  con Emanuele che mi ammonisce "quando sei in zona, guai a te se non passi per un boccone, sei sempre la benvenuta!!"

Grazie a Emanuele, Ornella, Nicolò e Mirco (a momenti dimentico il bravissimo aiuto cuoco) e viva il quinto quarto e pure la Franciacorta vai.....alla prossima, sicuro!!!


mercoledì 13 giugno 2012

SCALOPPINE DI PROSCIUTTO DI MAIALE AL MARSALA VERGINE CON PEPERONI E ALBICOCCHE


Povera scaloppina! Considerata démodé, dimenticata, bistratta e disdegnata  dai gastrofighetti perennemente alla ricerca del nuovo e del famolo strano a tutti i costi, relegata a piatto da albergo vecchio stile, finalmente sta vivendo il suo momento di gloria!  
Devo ammettere che anch'io, pur non rientrando nella suddetta categoria, di primo acchito, ho storto un po' il naso però subito dopo mi sono scattati  piacevoli amarcord, leggendo le considerazioni di Alessandra e le istruzioni di Elisa, (che ringrazio naturalmente per aver innescato questi bei ricordi) ecco che avverto ancora il profumo e il gusto cremoso delle scaloppine di mia mamma, da quelle più semplici aglio, prezzemolo e vino bianco a quelle alla pizzaiola a quelle coi funghi, i suoi cavalli di battaglia! E quanto mi piaceva raccogliere l'intingolo nel piatto col pane, lo ripulivo fino a farlo brillare! Sono sempre stata una buona forchetta (e cucchiaio) fin da bambina, la mia mamma non doveva rincorrermi col cucchiaio della minestra per infilarmelo in bocca a tradimento, il cucchiaio me lo prendevo da sola e di minestra ne mangiavo a volontà! Così come le scaloppine e la loro goduriosa "pucia".
A mio avviso le  scaloppine potrebbero entrare di diritto nella schiera dei nuovi classici riabilitati e ricevere l'appellativo di VINTAGE così si accontentano anche i gastrofighendy (=gastrofighetti  trendy) no? Di sicuro l'MTC di GIUGNO ne sarà promotore!!


E io ho deciso di rimanere  proprio sul classico, sbizzarrendomi  solo sul contorno. La prima idea superclassica di scaloppia mi si è ficcata in testa e non mi ha più abbandonato anche perchè l'ho realizzata immediatamente (sono pronte esattamente dal 6 giugno!) e cioè le mitiche SCALOPPINE AL MARSALA, un classicone che più classicone di così se more!!
Ma siccome c'è marsala e marsala, allora mi butto sulla tipologia che preferisco, il vergine o soleras (senza scomodare uno stravecchio), morbido ma assolutamente secco e a volte anche minerale. Non apro parentesi a disquisizioni enologiche ma per chi volesse approfondire: http://www.marsaladoc.it/. Adempiuto il mio dovere di sommelier, passo alla ricetta:

SCALOPPINE DI PROSCIUTTO DI MAIALE AL MARSALA VERGINE CON PEPERONI E ALBICOCCHE



Non sono certamente un soggetto molto fotogenico però so' bòòòòòne!!
Perchè prosciutto di maiale? Il caso ha voluto che mentre curiosavo nel banco carni, abbia notato delle fettine di maiale che mi sembravano perfette per le scaloppine. Ho chiesto al macellaio "scusi ma queste vanno bene per le scaloppine?"  "'a voglia!" risponde lui, che in Toscana signica "ma certo!" "sono ricavate dalla parte del prosciutto,  un po' venate, più grassine e quindi più morbide" e loro mi guardavano dall'interno della  vaschetta e sembrava dicessero "scegli noi, scegli noi". Ok... ok, mossa a compassione le ho accontentate e gli ho fatto fare una degna fine!
Peperoni e albicocche? Esperimento assoluto, non l'ho letto da nessuna parte, magari esiste, non lo so, mi ispirava la frutta col maiale, il peperone con il suo gusto acido, vegetale e penetrante, reso croccante dalla rosolatura avrebbe contrastato il dolce e cremoso della scaloppina sostenuto dalla sfumatura alcolica del marsala, l'albicocca integra sia l'acidità che la dolcezza, una delicata speziatura aggiunta dal pepe rosa completa il tutto in una soluzione armonica molto interessante.

Ingredienti per 2 persone

gr 250 prosciutto di maiale a fettine (4 fette piccole)
1 scalogno medio
burro, olio evo, farina, sale e pepe qb
30 ml di marsala secco o semisecco (meglio vergine)

brodo di quaglia (semplicemente perchè m'ero scordata del brodo, non lo volevo vegetale, sarebbe stato troppo debole, non potendo scendere al negozio più vicino, rovisto in freezer.....trovo  delle belle coscine di quaglia , rimasuglio di un fatidico tataki cedroniano....brodo di quaglia....perchè no? se Cedroni la abbina al tonno io posso abbinarla al maiale, giusto?)
2 coscette di quaglia
500 ml d'acqua
1/2 carota
1/2 costa di sedano
1/2 cipolla rossa
2-3 foglie di basilico, un ciuffetto di prezzemolo, 1 foglia di alloro
qualche grano di pepe bianco
1 pomodoro rosso da salsa ben maturo
un pizzico di sale

Contorno
1 peperone giallo piccolo
3-4 albicocche mature ma ben sode
olio qb, sale, bacche di pepe rosa schiacciate
1 foglia di alloro
1 cucchiaio di zucchero
20 ml di marsala c.s.


Partiamo dal brodo naturalmente: buttare tutti gli ingredienti nell'acqua, far andare a fuoco lento finchè riduce di ca 1/3.
Rosolare la cipolla affettata finemente con una foglia di alloro spezzata in burro e olio.  Battere le scaloppine, infarinarle e poi rosolarle in padella insieme all cipolla un paio di minuti per ogni lato regolando di sale e pepe. Toglierle e metterle da parte.
Deglassare il fondo di cottura con il marsala. Passare al setaccio per eliminare cipolla e alloro. Rimettere il liquido in padella, a parte in una ciotola sciogliere un cucchiaino di farina con un mestolo di brodo, aggiungerlo al fondo e far addensare a fuoco dolce, aggiungendo ancora brodo se necessario finchè si ottiene una crema liscia abbastanza fluida. Aggiungere una noce di burro, assaggiare e regolare di sale. Tagliare il peperone a striscioline, rosolarle in padella con un filo d'olio e mezza foglia di alloro, sfumare con il marsala, aggiungere le bacche di pepe rosa, lo zucchero, il sale, far andare a fuoco vivace finchè quasi caramellano ma facendo attenzione che rimangano al dente. A questo punto uniamo le albicocche e le facciamo rosolare un paio di minuti soltanto.
Rimettiamo le scaloppine nella padella nappandole con la salsa, riscaldiamo per pochi minuti, portiamo in tavola con il contorno di peperoni e albicocche e gustiamole con un buon riesling dell'alto adige che saprà perfettamente armonizzare il gusto dolce-acido del piatto.














sabato 2 luglio 2011

BLANC DE BLANCS RUINART POUR DES DAMES EN BLANC


Quando Enrica mi ha invitata alla sua annuale cena delle DONNE IN BIANCO, primo ne sono rimasta lusingata e felice, secondo ho pensato subito che il mio prezioso cofanetto  che giaceva nella nuova cantina in attesa dell'occasione adatta per essere aperto, aveva trovato la giusta destinazione. Un grande blanc de blancs della Maison più antica di Francia di cui ho già parlato qui.
Per i non eno-fanatici : blanc de blancs significa che è uno champagne prodotto solo con uve bianche, normalmente  chardonnay 100% anche se qualche produttore sta ripristinando vitigni a bacca bianca un po' dimenticati come l'arbanne e il petit meslier, ammessi dal disciplinare champenois.
Celà va sans dire che il BLANC DE BLANCS sarebbe stato perfetto per le DONNE IN BIANCO ed ero sicura che Enrica avrebbe gradito, non solo il vino, ma anche la confezione particolare contenente un tappo speciale Fil d'Or firmato da una designer spagnola Patricia Urquiola.
Mentre prelevavo il mio gioiellino dalla cantina, mio marito, geloso intima "cosa trafughi là sotto?" "il MIO champagne caro, l'hanno regalato a me e me lo bevo con chi mi pare!!! E  tranquillo....per il tuo compleanno c'è il Millesimato 01 Ruinart, ti sembra poco?" 
Il Ruinart ha  avuto successo, la cena è stata deliziosa, Enrica è una padrona di casa perfetta, impeccabile con le sue immancabili perle al collo e le sue amiche che io non conoscevo, sono carinissime. Fra amarcord e scherzi siamo andate avanti fino alle h 23 a piluccare le molteplici sfiziosità che ci ha proposto : mini croissants all'acciuga, sfogliatine mela e gorgonzola, panini mignons con tonno, acciughe fritte, caciocavallo e capperi, melanzane bianche grigliate con pinoli e scaglie di parmigiano, uova di quaglia e ciliegine di mozzarella con salsette varie: allo yoghurt, agli asparagi, al pomodoro piccante e una freschissima maionese. Sulla tavola rigorosamente bianca ed elegantemente apparecchiata e decorata, anche dei bei calici con pinzimonio di verdure. Nel buffet c'era qualche intruso colorato: oltre la salsa rossa e verde che con quella allo yoghurt componevano la nostra bandiera, dei bicchierini con ceci e gamberi. Dopo tutto questo bendiddio, due assaggini di pappa al pomodoro e di una cremosa pasta al forno in bianco, con besciamella alle erbe miste, ricotta e mozzarella di cui ho fatto il bis a discapito della pur buona pappa al pomodoro. Poi l'abbiamo bloccata perchè avrebbe voluto buttare il riso da condire con gamberi e curry.  Bocconcini di vitella di mare al limone stupendi. Squisite seppioline in bianco al forno aglio limone e prezzemolo. Formaggi e confetture a gogo. Dolce meringa e gelato!!
Ci facciamo immortalare dall'ultima arrivata che non aveva rispettato il look in bianco e poi faccio Cenerentola (l'indomani mi sarei dovuta alzare presto) e scappo lasciandole ancora a tavola a raccontarsi e a ridere e a finire lo champagne....
Una serata piacevolissima
Grazie Enrica!



giovedì 9 giugno 2011

LA VALLEE DU RHONE - VIGNETI SETTENTRIONALI (2a parte)

Château Grillet

3 giugno CONDRIEU ET L' HERMITAGE
Lasciamo Vienne e si parte alla volta dell'Hermitage percorrendo la riva destra, ripassiamo da Ampuis  e raggiungiamo poi il regno del viognier: Condrieu. Nel cuore di Condrieu,  Château Grillet, unica  denominazione in Francia rappresentata da un solo  produttore su 4 ettari piantati esclusivamente  a viognier per un vino ovviamente introvabile!
A Chavannay, lungo la strada scorgo un cartello che annuncia la cantina di  YVES CUILLERON, era nella mia lista ed è aperto! Dentro! Prima degustazione alle h 11 di mattina, si va di bianchi, il suo Condrieu Ayguets  è famosissimo ma cerchiamo vini più facili, di pronta beva. I prezzi non sono poi così alti se si pensa alla preziosità di vini prodotti in quantità limitate, (l'AOC Condrieu conta appena 110 ettari) su terreni con pendenze fino al 60%, atterrazzati con muretti in pietra, alcuni risalenti all'epoca romana. Una viticoltura eroica e difficoltosa e una storia millenaria che si può comprare anche a sole 25 euro la bottiglia dell'ultimo millesimo in commercio Condrieu La Petite Côte!

Proseguiamo, i paesi non sono spettacolari ma di tanto in tanto si aprono begli scorci sul fiume, l'attrazione sono sempre i ripidi e rocciosi coteaux coltivati a vigneti e poi i frutteti nella parte pianeggiante con coltivazioni di ciliegi, alberi di albicocche e pesche a perdita d'occhio. I ciliegi e gli albicocchi sono carichi di frutti maturi, la tentazione di fermarsi e raccoglierli lungo la strada è forte. Troviamo un campo visibilmente abbandonato con un albero di ciliegie le cui fronde toccano per terra e ci buttiamo a capofitto, ne raccogliamo una borsata e ne mangiamo altrettante e ce ne freghiamo del mal di pancia che ne conseguirà, sono troppo buone e poi colte e mangiate è una soddisfazione immensa.
Quando rimontiamo in auto ci rendiamo conto che abbiamo le scarpe e i gambali dei pantaloni tutti schizzati di rosso ma ne valeva la pena.

Qua e là qualche romantica torre diroccata spunta fra i vigneti come quella di Arras, qualche castello, Châteaubourg, e chiesette romaniche. Arriviamo a Thornon sur Rhône dove c'è un bel centro storico e un imponente castello arroccato su uno sperone di roccia vicinissimo al fiume. Peccato per la trafficatissima nazionale che lo attraversa. Al di là del ponte pedonale si scorge Tain l'Ermitage e alle sue spalle  si staglia il profilo della collina dell'Hermitage, riconosco sulla sua sommità La Chapelle, immortalata in tante riviste e libri.
Château de Thornon

Tain e la sua collina dell'Hermitage

Ci rivolgiamo all'ufficio del turismo per trovare una sistemazione, sapevo già in partenza che tanti hotel erano al completo, ma non tutto si può visualizzare in internet. Infatti c'è ancora qualche stanza libera. Ci segnalano una chambre d'hôte, Côté Vignes, letteralmente ai piedi della collina dell'Hermitage. Non voglio vedere altro, si va lì!
E abbiamo una piacevolissima sorpresa, un villino delizioso e una signora sulla sessantina, Hélène, bella, elegante, cortese ci accoglie con garbo e da subito si dà un gran da fare per consigliarci luoghi da vedere, ristoranti, enoteche, cantine.  La nostra camera è un tripudio di trine, cuoricini, tutto in bianco e rosso/bordeaux, profumata di lavanda, non è proprio confacente al nostro gusto minimal ma ci diverte.
Il pomeriggio è caldo e afoso, tiriamo fuori magliette e bermuda, scarpine adatte e ci accingiamo ad arrampicarci per il sentiero che porta alla Chapelle. Però sbagliamo e proseguiamo in auto fino al belvedere, parcheggiamo e anzichè salire, scendiamo alla Chapelle fra migliaia di moscerini che mi scambiano probabilmente per un girasole a causa della mia t-shirt gialla!

La Chapelle

Che emozione passeggiare fra vigne leggendarie e farsi immortalare finalmente vicino alla mitica cappella dell'Hermitage. Secondo la leggenda, la collina fu scelta come eremo da Henri Gaspard de Sterinberg di ritorno dalle crociate. I Syrah dell'Hermitage o Ermitage sono famosi in tutto il mondo per la loro complessità aromatica e la grande mineralità ed eleganza, vini longevi che si esprimono  almeno a 8-10 anni dalla vendemmia ma che possono vivere molto a lungo.

Da Chapoutier (un colosso con vigneti in ogni denominazione del Rodano e di altre regioni francesi nonchè Australia e Portogallo) abbiamo assaggiato l'Hermitage Sizeranne 2007, ancora chiuso al naso, corposo in bocca, tannico e asciutto con un finale speziato lunghissimo
I miti inarrivabili da 200-300 euro alla bottiglia, Ermite, De l'Orée, Méal, Chante-Alouette, non sono in degustazione ma già al livello subito inferiore siamo sempre nell'eccellenza  e a prezzi abbordabili.
Decido di degustare solo alcuni rossi da Chapoutier, Crozes-Hermitage La petite Ruche 09, troppo potente e tannico - Crozes-Hermitage Les Meysonniers 08, più raffinato e aromatico, sarà il nostro acquisto, Saint Joseph Deschants 09, sotto tono rispetto a Barge, Côte Rôtie La Becasse 08, bel campione, Cornas Les Arènes 07, grande stoffa, pentitissima di non averlo preso, fanculo il trasloco, Hermitage Monier de la Sizeranne 07, un capolavoro a sole 49 euro!

Ressa alla Cave de Tain

Tentiamo altre cantine ma sono prese d'assalto, la Cave de Tain è impraticabile, altre non rispondono, metto il naso dentro il Domaine du Colombier che conoscevo grazie all'amico Claudio del ristorante In Vernice di Livorno, telefono ma niente da fare, peccato.

Cena a Le Quai, giovane e frizzante restaurant/bistrot con bella terrazza sul lungo fiume e vista sul ponte e oltre il ponte Thornon. Menu simpatico, piatti contemporanei un po' modaioli, piatti classici impeccabili. Gremitissimo, staff spiritoso, fanno un po' di casino nelle ordinazioni e questo è il là per ridere e attaccar bottone con una giovane coppia accanto a noi che, probabilmente dopo aver scolato una bottiglia intera, noi invece solo metà, erano piuttosto allegri, soprattutto il marito che si voleva complimentare per il mio francese invece mi dice "vous parlez très bien l'anglais" e io rispondo ovviamente "thank you" e giù a ridere.
Sono del posto, ci danno delle dritte che seguiremo, e noi gli diamo consigli e suggerimenti  per il loro auspicato viaggio in Toscana.

4 giugno : ANCORA HERMITAGE


Hélène ci regala un risveglio fantastico facendoci trovare una colazione coi fiocchi!
Spremuta fresca d'arance, yogurt con cereali al cioccolato di Valrhona (sarà una tappa della giornata) frutta fresca, due tipi di dolci fatti da lei naturalmente: un cake con frutta candita e un gâteau de Savoie, una torta soffice e friabile come non ne mangiavo da anni, diversi tipi di pane tostato e una scelta di marmellate, anche queste cela va sans dire fatte da lei,  da urlo: griottes (visciole o amarene), arance, fichi, pesche, pomodori verdi con scorze d'arancia e limone e una roba mai assaggiata: caramello al burro salato di cui chiedo immediatamente la ricetta che Hélène mi concede volentieri scrivendomela addirittura a mano! Non so se la farò mai: burro, panna e zucchero!!!
Ah, poi c'era anche del miele e si scusa che ha dimenticato il burro, non ce n'è bisogno, con tutta quella roba il burro proprio non ci serve!!
Dopo colazione la lasciamo a malincuore, il sabato le due stanze erano già prenotate, su sua segnalazione andiamo all'hôtel Le Castel, ancora un  2 stelle ma niente da invidiare ad un 3, belle camere spaziose, appena ristrutturato, anzi non ancora finito, servizio cortese, parcheggio, per sole 65 euro a camera, in pieno centro, vicino a Chapoutier!

Passeggiamo un po' lungo il fiume e poi andiamo a curiosare da Valrhona, per i connoisseurs del cioccolato non ha bisogno di presentazioni. Non siamo dei fanatici ma qualche assaggino ce lo concediamo, come si può non cedere alla tentazione? ogni scaffale propone diversi cru e cioccolatini assortiti e si possono assaggiare tutti!!

Stoicamente usciamo da Valrhona senza un pezzetto di cioccolato, si va verso l'estate, non è l'ideale e poi sempre con quella storia del trasloco....mannaggia, forse sarebbe stato meglio rimandare questo viaggio una volta  installati nella casa nuova!!!

Proseguiamo lungo il Rodano, attraverso Cornas, alla volta di  St Peray, e delle rovine della sua rocca abbarbicata su di un alto sperone roccioso con splendida vista sulla vallata. E' caldo e afoso, ci incamminiamo di malavoglia lungo il sentiero che conduce alla rocca, per fortuna è in mezzo alla vegetazione e quindi ben ombreggiato. Facciamo una sosta pic nic in una bella area attrezzata con vista mozzafiato della rocca e della vallata sottostante e assistiamo ad uno spettacolo veramente inconsueto: un pastore che addestra il cane a governare un branco di asini!! Il cane si impegna ma non ottiene il suo scopo, il pastore si arrabbia, lo sgrida e lui poverino riparte, di corsa dietro ai ciuchi!! Una roba indimenticabile......peccato avevo lasciato la macchina fotografica in auto...

Nel pomeriggio riusciamo a passare da due cantine: Domaine des Remizières, consigliataci dalla coppia conosciuta al ristorante la sera prima, purtroppo il Crozes-Hermitage  cuvée Christophe 09, bianco,  a cui ero interessata è già esaurito e il 2010 non ancora disponibile, mi accontento del rosso, sempre cuvée Christophe, molto potente e tannico, vino da tenere in cantina qualche anno ma non lo dico al consorte....
Facciamo un bel giro panoramico attorno alle colline di Crozes-Hermitage e approdiamo, nel bel mezzo di un temporale, da Fayolle a Gervans e lì trovo un piacevole Crozes-Hermitage blanc "Sens" 2010 un assemblaggio di Marsanne e Roussanne, degustiamo il prodotto superiore "Pontaix" che purtroppo è finito, ne fanno solo 900 bottiglie!!!
Rientriamo all'hotel stanchi ma soddisfatti con il nostro bottino di bottiglie.
Nonostante ci vengano consigliati diversi ristoranti come Umia, nel cuore dei vignobles in un edificio storico ma con arredi e cucina contemporanea di forte impostazione asiatica e Le Mangevins, informale e minuscolo bistrot, 100% francese, nel centro del paese, ritorniamo a Le Quai e assaggiamo un Crozes-Hermitage di Chapoutier, La Petite Ruche, niente male, prezzo giusto e già medito di tornarci la mattina successiva dal momento che il negozio-enoteca è intelligentemente aperto!!

5 giugno: RIENTRO

Niente Chapoutier. Sembra autunno, tempo uggioso, ci sono dei nuvoloni bassi sulle colline, immortaliamo il ponte e si parte.

Con 12 bottiglie soltanto ma con la certezza che la prossima Semaine Découverte con i miei amici fanatici non me la farò scappare!!