domenica 20 novembre 2011

CREMA DI SCARTI DI FINOCCHI E PALLINE AL GRANA PADANO



Per il contest di Sorelle in Pentola in collaborazione con NATURHOUSE

Un bellissimo e utilissimo contest che mi trova d'accordo nel sensibilizzare le persone a porre più attenzione alla propria alimentazione, proponendo  preparazioni bilanciate e sane senza rinunciare al gusto!  E si possono creare piattini sfiziosi anche spendendo poco poco.
Ho notato questo contest solo ieri da Enrica e ho scoperto che oggi sarebbe terminato. La sua minestrina mi ha subito ricordato un'altra minestra che faccio da anni per recuperare gli scarti dei finocchi e non potevo rinunciarci, oggi l'ho cucinata  volentieri perchè non potevo perdermi questo contest!
Nella mia cucina i finocchi d'inverno non mancano mai, stanno d'inverno come ai pomodori d'estate, praticissimi e velocissimi. Sono amici delle diete, sono diuretici e depurativi, e, come tante altre verdure, quando consumati crudi, ci si sente appagati anche psicologicamente perchè ci si sfinisce sgranocchiando, sembra di aver mangiato tantissimo invece si incamerano poche calorie pur sentendosi sazi!
E' una crema gustosa, delicata ed economica perchè si recuperano gli scarti dei finocchi.
Pulisco i finocchi, togliendo le foglie esterne più dure e tagliando i ciuffi. Consumo il cuore del finocchio in pinzimonio o lo cuocio in vari modi, pulisco bene le foglie esterne più dure ma devono essere belle, non ammaccate, scarto i gambi più duri, verdi e fibrosi, tengo i gambi più interni, più chiari, con tutti i ciuffi verdi. Li faccio a pezzetti, unisco una patatina, della cipolla e butto tutto nella pentola a pressione con poca acqua, faccio cuocere 10 min dal fischio, poi scoperchio, unisco del basilico fresco che qui sulla Costa Toscana si trova ancora di campo e non di serra, regolo di sale e frullo tutto riducendo in crema.
SUGGERIMENTO: prima di frullare, meglio togliere un po' d'acqua e aggiungerla poco alla volta mentre si frulla per ottenere la consistenza desiderata, a me piace molto densa, quasi una purea. L'acqua in eccesso può essere riutilizzata come brodo vegetale o bevuta per un insolito aperitivo tiepido!
Normalmente la servo con dei crostini di pane tostati in forno, un giro d'olio extravergine d'oliva a crudo e una bella cucchiaiata di parmigiano o grana grattugiato.
Oggi propongo questa versione più chic con delle palline al grana padano  (ne basta una cucchiaiata, sarebbe economica anche col parmigiano ma se proprio vogliamo risparmiare il grana è meno costoso del parmigiano)


Ingredienti per 2 persone:

foglie esterne, gambi e barbe di 2 finocchi grandi
1 patata medio/piccola (100-150 gr con la buccia)
1 scalogno
300 ml d'acqua
foglie di basilico
olio extravergine d'oliva, sale
1 cucchiaio di pangrattato + 1 cucchiaio di  grana grattugiato

Per la crema, vedi sopra. Per le palline, inventate proprio oggi: mischiare il pangrattato con del grana grattugiato, un po' d'olio e un po' d'acqua, quanto basta a formare una sorta di crumble col quale comporre delle palline da rotolare ancora nel pangrattato e passare sotto il grill qualche minuto per farle dorare.

Non riesco a quantificare con precisione la spesa ma ritengo di essere sotto le 5 € addirittura per 2 persone!!





sabato 19 novembre 2011

CRUMBLE "MACROBIOTICO" DI ZUCCA E AMARETTI


Dopo un pranzo importante  a base di piatti robusti e saporiti, per chiudere in dolcezza con leggerezza ho pensato ad un crumble di zucca, verdura che uso indifferentemente nel dolce e nel salato. 
Crumble crumble crumble........ mumble mumble mumble.....vado a sbirciare un po' di ricette di crumble e, al solito elaboro e faccio di testa mia.
Mi stuzzicava una ricetta che prevedeva le nocciole, poi non ho resistito a rispettare il binomio zucca e amaretti che mi riporta all'infanzia, ai tortelli di zucca mantovani di cui soprattutto mia mamma ed io andavamo matte mentre mia sorella e il mio papà ci guardavano schifati! Eppure non amo il dolce stucchevole ma per i tortelli di zucca, anche quelli con dentro la mostarda, faccio un'eccezione.
I vari miscugli crumbleschi non mi soddisfacevano, rovisto in dispensa....ma guarda un po' cosa c'è da far fuori....fiocchi d'avena! allora se mischio fiocchi d'avena, amaretti sbriciolati e burro ottengo il crumble giusto? però no, troppo burro, cospargo i tocchetti di zucca con questa sbriciolatura di fiocchi d'avena e amaretti e sopra qualche fiocchetto di burro, meglio sì, metto a gratinare in forno e stop.
Ha funzionato perfettamente! Buono, gustoso, insolito e light!

Zucca tagliata a cubetti fatta stufare al dente con poco zucchero di canna, scorzette di limone, chiodi di garofano (che poi vanno tolti), messa in una teglia cosparsa con briciole di amaretti e fiocchi d'avena, fiocchetti di burro e in forno a gratinare per 10 min sotto il grill

I miei ospiti hanno gradito anche se uno ha commentato scherzandomi che è un dolce macrobiotico e rincarando la dose: "è un pre-dessert, quando arriva quello vero?"  abbiamo riso come matti e il dessert macrobiotico è diventato un tormentone per molti giorni....e va beh....non si può sempre accontentare tutti!

PS: Mi sono dimenticata di fotografarlo nella sua bella pirofila da portata, il giorno seguente ho racimolato quel poco che era avanzato e l'unica ciotolina che ho trovato per ricomporlo alla bell'e meglio è stata questa vecchia ciotolina con le ciliegine di una raccolta punti  delle ciliegine di mozzarella di non ricordo quale marca di tanti anni fa.....ora i miei gusti sono differenti ma le ciotoline con le ciliegine finchè durano,guai a chi le tocca,  sono lì quasi a ricordare le vezzose ingenuità  giovanili.....



giovedì 17 novembre 2011

QUAGLIE ALLA PIETRA CORSA


Per la categoria SECONDI del contest di DENTRO LA PENTOLA


A dire la verità avevo in mente tutt'altro. Quando elaboro delle idee per partecipare ai contest con un ingrediente preciso, normalmente parto dall'abbinamento con un altro elemento che possa essere complementare  e poi aggiungo, modifico, regolo ma difficilmente abbandono la base di partenza.
Come per i bon bons l'idea originaria era il matrimonio fra le castagne e un affumicato di mare, così anche per il secondo piatto volevo rimanere sul pesce o farcito o in crosta di castagne e avevo trovato una soluzione carina però poi....noto in frigor la bottiglia di Pietra Corsa, la birra corsa ambrata di malto e castagne rimasta dalla vacanza in Corsica e mi si accende la lampadina. Oltre alle castagne anche la birra alle castagne!! Scarto l'idea iniziale perchè non adatta alla benedizione con la birra e cambio completamente anche se mi è dispiaciuto rinunciare all'altra soluzione ma  finito il contest, la provo! 

Decido dunque che sarà carne! La prima ricetta di carne del blog! Coniglio, Agnello, Anatra, Piccione? Volevo qualcosa da farcire. Mentre cerco l'ispirazione al banco carni, l'occhio mi cade su delle graziose quagliette e non ho più dubbi. Me le vedo già nel piatto.
Detto fatto, cotto e mangiato! Oddio.... l'ha già scritto qualcuno vero?

Ecco le piccoline pronte al sacrificio con la cintura di sicurezza di lardo fissato dallo spago


E qui ormai sacrificate da degna cottura, effettivamente è un po' inquietante e macabra come posa, sembrano inginocchiate sul cippo dopo che le hanno giustiziate mozzandogli collo e testa



Qui invece in posizione più leggiadra, sembrano delle signorine ben educate, adagiate con grazie  su un sofa con le gambine vezzosamente incrociate


Ingredienti per 2 mangioni  o 4 mangiatori morigerati,soprattutto se questo piatto segue un aperitivo, antipasto e primo!!! Nel nostro caso era piatto unico quidi 2  a testa :-)

4 quaglie pulite ed eviscerate
8 fettine di buon lardo, io ho usato un lardo di Montescudaio (Pi)
20-24 castagne lessate
20 cl di birra Pietra alla castagna
2 foglie di alloro, 1-2 rametti di rosmarino
1 spicchio d'aglio grande
1 scalogno grande o 2 piccoli
sale, pepe, olio evo, brodo vegetale qb
100 gr di farina gialla
500 ml d'acqua, sale qb

Per prima cosa  ho farcito ogni quaglia con un paio di castagne sbriciolate, una fettina di lardo tagliata a striscioline e un po' di rosmarino, poi le ho avvolte in una fetta di lardo fissandola con lo spago da cucina, le ho salate e pepate e le ho messe a rosolare in un trito di aglio, scalogno, due foglie di alloro intere ma incise in modo che rilascino meglio l'aroma, qualche ciuffetto di rosmarino e olio evo. Ho sfumato con la birra, lasciando andare a fuoco vivace, ho aggiunto un po' di brodo vegetale, ho abbassato la fiamma e ho lasciato sobbollire piano a pentola coperta per 40 min aggiungendo poco brodo di tanto in tanto quando vedevo che ritirava troppo. A metà cottura ho aggiunto il resto delle  castagne intere e a fine cottura ho alzato la fiamma e ho fatto restringere un po' il sughetto ma non tanto perchè lo volevo bagnato per nappare le quaglie sopra ad una fetta di polenta.
La polenta l'avevo preparata in precedenza, distesa in uno stampino rettangolare, poi sformata e tagliata a fette abbastanza rettangolari abbastanza spesse (ca 2 cm)
Ho rosolato le fette di polenta in padella con un filo d'olio, le ho posizionate nel piatto da portata, ho tentato di adagiarvi sopra  le quaglie, liberate dallo spago, in posizione fotogenica (non so se ci sono riuscita), le ho irrorate col loro sughetto di cottura, posizionato qualche castagna come contorno, foto e pronti per l'assaggio.

Deliziose, un gusto armonioso, la birra sottolinea delicatamente il gusto della castagna, l'alloro è perfetto e il lardo gli conferisce grassezza ma con delicatezza. Un piatto che mi ha sorpresa, si sa fra la teoria alla pratica, spesso c'è una gran differenza, invece in questo caso, il risultato è stato migliore delle aspettative.
Ci si imbratta un po' mangiandole perchè bisogna usare anche le mani, bisogna essere degli artisti per riuscire a mangiare le quaglie con forchetta e coltello, mio marito ed io inoltre essendo soli, non ci siamo formalizzati!
Che gusto "ciucciarsi" le dita :-))

Dimenticavo, pensavo di berci la stessa birra con cui avevo cucinato ma era troppo dominante, abbiamo ripiegato su un vino rosé sempre corso, fruttato ma con la giusta vena acida che si armonizzava molto bene con la dolcezza e la grassezza del piatto.

domenica 13 novembre 2011

11.11.11 LOCANDA VIGNA ILARIA, LUCCA, LA CENA DEI NUMERI 1


Chi ha detto che troppi cuochi sciupano il brodo? Smentita clamorosa ad opera di questa straordinaria jam session culinaria alla Locanda Vigna Ilaria, Lucca, eccezionali interpreti della gallina livornese e le sue uova, che hanno reso famoso l'allevatore Paolo Parisi, quello che dà il latte di capra alle galline, sì lui!
Alle pentole: Matteo Pieretti, chef di Vigna Ilaria, direttore del quartetto e padrone di casa...o  meglio di cucina, Giuseppe Mancino, executive chef del ristorante stellato  Piccolo Principe, Hotel Principe di Piemonte, Viareggio , Emanuele Vallini, chef della Taverna La Carabaccia, Bibbona, con la partecipazione dello stesso Paolo Parisi, chef per diletto (suo e nostro!)

Polo Parisi, con barba, cappellino ed occhiali, e Matteo Pieretti alla sua destra


Paolo Parisi, Emanuele Vallini, Giuseppe Mancino


La mitica Lia, la signora delle insalate, merita un post a sè, andrò a trovarla presto


L'oste Andrea Maggi non sollevò la bocca dal fiero pasto......

E la sottoscritta tirata a lustro per l'occasione insieme a Lia ed Andrea


Una frizzante kermesse culinaria e conviviale, grande divertimento di spirito e godimento di olfatto e palato allietati da:


Matteo Pieretti: zuppa di verdure, ceci e  gallina, di ispirazione messicana, leggermente piccante,  servita con spicchi di lime da spruzzare sopra a piacere per un risultato inusuale e di grande effetto!


Emanuele Vallini: servito nella cocottina un  crostino di pane tostato e imbevuto appena di brodo di gallina, fettine di collo di gallina ripieno e il suo uovo, a parte una classica salsa verde. Nel ripieno: parti del collo stesso, pane, uova, fegato, creste di gallo, carne di manzo. Un piatto straordinario che mi ha fatto tornare all'infanzia come ho confessato ad Emanuele, quando mia mamma a Natale cucinava l'oca arrosto e faceva il collo ripieno e io ci impazzivo, devo assolutamente chiedere a mammà  la ricetta e condividerla con Emanuele!

La misticanza di erbe e fiori della Lia, fotografata male e nel piatto sbagliato ma non ci rinuncio:



Giuseppe Mancino, campano, non poteva che proporre un richiamo alla sua terra: la calamarata con  salsa genovese (a prevalenza di cipolla e carota quindi dolce) e scamone di manzo stufato otto ore a cui è stata unita la gallina bollita a parte, con un pizzico di pimento d'Espellette. Buona, dolce e cremosa ma con quel fondo piccantino seppur delicato che la rinfresca....mmmmmhhhh


Paolo Parisi, il suo uovo al tegamino: cipollotti freschi di Tropea rosolati anche con la parte verde e  salsa di pomodoro in cui prima ha strapazzato i bianchi delle uova delle sue galline e in un secondo momento i rossi.
 Una goduria!

Matteo Pieretti: un'altra grande interpretazione della gallina, la suprema laccata al miele di castagno in crosta di favette di cacao accompagnata da cavolo nero saltato, base di crema di castagne, castagne sbriciolate, chicchi di mais formenton e olio extravergine d'oliva delle colline lucchesi. SPETTACOLARE!

Giuseppe Mancino: la salsiccia di gallina (polpa di gallina, mozzarella di bufala, peperoni, olive, catalogna) accompagnata da un succulento crostone di rapini saltati.

La mia composizione che ha scatenato ilarità fra i commensali del mio tavolo:





Ancora Giuseppe Mancino per un DULCIS IN FUNDO delicato e perfetto dopo una cena sostanziosa: crema di robiola e latte, fichi freschi, fichi in confettura, crumble di macaron. C'è bisogno di altre spiegazioni?

E oltre a questo gran godimento, ad ogni commensale è stato omaggiato un simpatico gadget: il tegamino monodose professionale Kerastone Profi White Ballarini con il libricino di ricette delle uova firmato da Paolo Parisi e un esemplare fresco delle sue bianchissime e specialissime uova!

Complimenti a tutti gli chef, per la loro simpatia e per lo spirito di gruppo dimostrato.

Un sincero ringraziamento ad Andrea Maggi, "oste", come lui ama definirsi, intelligente, dinamico e grintoso aggiungo io, di Vigna Ilaria, un luogo dove si fa cultura del cibo per davvero e con la C maiuscola, e di cui Andrea e Matteo, l'altrettanto grintoso chef,  sono interpreti straordinari!
Li conosco da pochissimo ma siamo entrati subito in sintonia e  abbiamo già un nostro programmino da sviluppare insieme........se ne vedranno delle belle su questi schermi prossimamente......



 



martedì 8 novembre 2011

MILLEFOGLIE DI CASTAGNACCIO E RICOTTA CON LIMONE CANDITO


Dopo il baccalà alla livornese, di nuovo un omaggio alla Toscana. Io l'ho imparato qui, da sempre faccio quello che mi ha insegnato la mi' socera. E qui ho imparato che il massimo è gustarlo ancora caldo  con la ricottina fresca.
Ho pensato di rimanere molto fedele all'originale ma di proporlo in versione leggermente più creativa, e non ho resistito ad infilare due scorzette di limone candite nella ricotta.
Con questo piatto partecipo al contest di  Matteo, bravissimo blogger di DENTRO LA PENTOLA, per la categoria dessert

Il mio castagnaccio:


dosi per 4 millefoglie, dischi da 9 cm di diametro
100 gr di farina di castagne
200 gr di acqua
15 gr di pinoli  (10 nell'impasto e  5 per la decorazione)
15 gr di uvetta sultanina
100 gr di ricotta a piacere
scorza di mezzo limone
100 ml acqua x lo sciroppo
80 gr  di zucchero
olio extravergine d'oliva, sale, rosmarino fresco
zucchero a velo vanigliato e polvere di cacao per decorare

Come prima cosa bisogna preparare in anticipo le scorzette di limone candite. Io ricavo la scorza dal limone con un pelapatate, poi taglio la scorzetta a striscioline non finissime altrimenti cuocendo rischiano di assottigliarsi troppo, diciamo anche 3 mm di larghezza e di un paio di cm di lunghezza. Porto a bollire dell'acqua senza zucchero, sbollento le scorzette, poi le scolo, e ripeto l'operazione cambiando l'acqua una seconda  volta. Poi preparo lo sciroppo facendo sciogliere lo zucchero e l'acqua nelle quantità indicate, porto a bollore e faccio candire le scorzette finchè lo sciroppo incomincia a solidificarsi, le raccolgo dallo sciroppo, le faccio scolare e le metto da parte.
A questo punto si può partire col castagnaccio: unire l'acqua a filo alla farina mescolando accuratamente per non formare grumi, unire un pizzichino di sale, le uvette precedentemente ammollate in acqua calda e  i pinoli.
Nel frattempo avrò preriscaldato il forno a 180°,  fodero una teglia  con della carta da forno che ungo con un velo di olio extravergine d'oliva, ci verso sopra la pastella stendendola in uno strato molto fine, 3-4 mm, passo in forno per 5-6 min, poi tolgo dal forno, con un coppapasta ritaglio dei dischetti (per questo quantitativo ne ho ricavati 8 da 9 cm) e poi rimetto in forno i dischetti ottenuti ben distanziati, cospargendoli con i pinoli rimasti (2-3 a dischetto) degli aghi di rosmarino e benedico i dischetti con un filo d'olio extravergine d'oliva. 5-6 in sotto il grill in modo che si formi intorno ai bordi una crosticina croccante. Il castagnaccio deve essere così, basso e morbido ma con i bordi croccanti.
Aggiungo alla ricotta le scorzette candite e un cucchiaio di zucchero, mescolo bene il tutto ottenendo una crema. Monto velocemente  il millefoglie perchè va gustato ancora caldo: un disco di castagnaccio come base,  una cucchiaiata di crema di ricotta e un altro disco a completare. Una bella spolverizzata di zucchero a velo e di polvere di cacao e....GNAMMMMM, per i ghiotti mi sa che un millefoglie non basta, sono proprio mini :-)))

Partecipo anche al contest di Pan di Ramerino

sabato 5 novembre 2011

MT CHALLENGE DI NOVEMBRE, LA RICETTA DELLA SFIDA E'.......

Gente dell'MTC,

prima di dare inizio alle danze, vorrei esprimere solidarietà ai cittadini di Genova e a tutte le altre località già colpite da questa violenta ondata di maltempo, mi unisco alla loro rabbia e disperazione.
Stanno vivendo questo dramma proprio le nostre amiche genovesi di Menu Turistico, Ale, Dani, Giorgia e i loro cari. Con la grinta e la tenacia che le contraddistingue non si fermano mai, nè davanti a problemi privati o familiari, nè questa volta di fronte ad una calamità naturale!! E quindi lo spettacolo deve continuare! Un grande applauso a queste meravigliose persone.
GRAZIE DI ESISTERE RAGAZZE!!! Siete straordinarie, uniche, irripetibili!!!

Com'è unico e straordinario l'MTC. Vincere l’MTC è un’esperienza davvero unica e inverosimile se non paradossale! Si può provare felicità e sgomento contemporaneamente? Sì! Per l'MTC sì! (in questo frangente doppiamente) Perché non  fai in tempo a gongolarti per la vittoria che subito il “gineceo” di Menu Turistico ti stressa  con la necessità di scegliere la ricetta per la nuova sfida, eseguirla, fotografarla e scrivere il post in tempi speedygonzaleschi e poi ti terrorizza dicendoti che non sarà una passeggiata. Del resto sono i tempi tecnici imposti dalle regole del gioco e ci sono passati in tanti prima della sottoscritta...ok, sono pronta!!
Anzi prontissima, infatti le ho fregate, ebbene sì, avevo un’idea nel cassetto nel caso in cui “hai visto mai riuscissi a vincere un MTC?”
Prima ancora che Ale me lo chiedesse, io ce l’avevo già sulla punta della lingua e contemporaneamente mi immaginavo mentalmente il coro di blogger che all’unisono stava pensando “ora ci tocca un pesce di sicuro”
Il conclave non si è neanche riunito, fumata bianca istantanea,  la mia idea è stata accolta senza riserve. E allora, dal momento che sono BUONA e GENEROSA e non voglio deludere le aspettative, vi accontento, che pesce sia!! Ma un pesce speciale e facile facile e versatile, che si presta a molte interpretazioni. Un pesce che strizza l'occhio a Poverimabelliebuoni , il mio primo blog perchè DU BLOG IS MEGL KE UAN ;-)) ma che sguazza tranquillamente anche nell'Insalatamista, e dal momento che la mente (perversa) pensante è la stessa, vissero entrambi i blog felici e contenti, per ora.....

Che goduria dare il fatidico annuncio, è per questo che si partecipa e si spera di vincere, per poter vivere questo momento topico!
Ebbene, cari amici vicini e lontani, la  ricetta della sfida di novembre è.


                           IL BACCALA’ ALLA LIVORNESE


Le regole, come al solito,  dalle castigamatti dell'MTC e ora sorbitevi una doverosa premessa con le motivazioni della scelta e con cenni storico-culturali imprescindibili quando si parla di ricette tradizionali

Ormai molti sanno che sono lombarda ma vivo da diversi anni in Toscana, sulla costa livornese ed essendo appassionata di pesce azzurro e povero, non potevo  che omaggiare questa vivace e singolare città,  bacino ricchissimo di piatti che hanno come protagonisti tali varietà ittiche e come co-protagonista il pomodoro, scegliendo per l'MTC  uno dei più conosciuti piatti "alla livornese". Tutto ciò che si definisce "alla livornese", gastronomicamente parlando, significa infatti che naviga in tanto pomodoro, aglio e prezzemolo, vedi le famose Triglie alla livornese, il celeberrimo  Cacciucco (con 5 C mi raccomando), l'Inno di Garibaldi, meno conosciuto al di fuori dei confini labronici, lesso avanzato rifatto in padella con pomodoro ovviamente, chiamato così in riferimento al  colore rosso delle camicie garibaldine dal carattere irruento molto vicino a quello livornese e non ultimo il Baccalà alla livornese  che avevo infilato, scorporando gli ingredienti, nella mia prima versione di profiteroles salati, i Profiteroles alla livornese appunto.

Penso che tutti sappiano che il  baccalà è il merluzzo conservato sotto sale a differenza dello stoccafisso che invece viene essiccato. Attenzione però che in  Veneto chiamano baccalà lo stoccafisso.
Baccalà e stoccafisso sono stati divulgati in Italia dai marinai delle navi genovesi e veneziane  che approdavano nei porti olandesi, tedeschi e scandinavi e si erano abituati a questo prodotto che era ideale da trasportare per la sua facilità di conservazione.
Entrambi vengono  rinvenuti ammollandoli in acqua tiepida o anche nel latte per attenuarne il gusto penetrante. Una volta ammollati poi si possono cucinare in svariati modi, ogni regione italiana ha una o più ricette tradizionali per cucinare entrambi. 
Il baccalà non è propriamente povero in sé, ma sicuramente è sempre stato un piatto plebeo, per i giorni di magro, un vero protagonista della cucina povera.
A Livorno il baccalà compare nell’ottocento e trova il suo compagno ideale nel pomodoro, che rappresenta una costante nella cucina labronica, rossa= focosa, "rissosa e popolaresca che non indugia certo in raffinatezze" per dirla col Santini.
Qui è doveroso aprire una parentesi: forse non tutti sanno che il primo porto italiano in cui approdò il pomodoro fu proprio Livorno, verso la fine del XVI secolo, portato dagli ebrei sefarditi in fuga da Spagna e Portogallo a causa delle persecuzioni religiose e che trovarono rifugio a Livorno, modello civile di tolleranza e porto aperto a tutti i perseguitati del Mediterraneo. Altra parentesi, Livorno era l'unica città europea a non avere un ghetto e gli ebrei non hanno mai subito umiliazioni o limitazioni come altrove.
Gli Ebrei, dunque, sembrerebbero essere i  pionieri dell'uso del pomodoro in cucina quando appena sbarcato  dalle Americhe, in tutta Europa veniva considerato solo una pianta ornamentale e il suo frutto addirittura velenoso!! 

E' curioso inoltre notare che nonostante nell'immaginario collettivo, il pomodoro sia imprescindibilmente legato al meridione, in particolare alla tradizione partenopea, vedi la PUMMAROLA e la PIZZA, in seguito divenute emblemi della cultura gastronomica italiana, la coltivazione intensiva del pomodoro e il suo sfruttamento nell'industria conserviera partì nella seconda metà dell'ottocento da Parma con la nascita di laboratori artigiani per la produzione del concentrato di pomodoro!! E poi è storia nota, fu l'astigiano Francesco Cirio, nel 1876 a creare  la prima industria conserviera meridionale specializzatasi nella produzione dei pelati.

Ma torniamo al baccalà. Perchè baccalà alla livornese e non stoccafisso? E' facile che il baccalà sia sbarcato  in un secondo momento rispetto allo stoccafisso ma a Livorno si è sempre parlato di baccalà anche quando si trattava di stoccafisso. Nel Veneto invece, vedi sopra, propongono il baccalà in mille modi ma si tratta sempre e solo di stoccafisso!!
Quindi è il baccalà a guadagnarsi la definizione "alla livornese" mentre lo stoccafisso a Livorno è semplicemente lo stoccafisso con le patate o lo stoccafisso con  i porri ma non alla livornese. Stop.
Il baccalà a Livorno è  il piatto di magro per antonomasia, accompagnato dalla minestra di ceci. Ceci e baccalà, l'accoppiata della vigilia natalizia e orgoglio culinario livornese al pari del cacciucco.
Eppure i classici della cucina lo ignorano. L'Artusi per esempio, non lo cita. Parla di baccalà alla fiorentina, che in realtà  è alla livornese, avvertendo che "non è confacente agli stomachi deboli" ma si sa che l'Artusi non ha mai avuto in simpatia Livorno e si sa anche che soffrisse di stomaco, era un teorico della cucina, Livorno non poteva essere la "sua" città!

Un'ultima precisazione e curiosità che non riguarda la cucina. Mentre in ogni parte d'Italia dare del  "baccalà" ad una persona significa attribuirle la patente di allocco, stupido, a Livorno, scrive Paolo Zalum, ricercatore di storie labroniche "il vocabolo vale per ateo, che persona stupida non è davvero ma è, al contrario, un essere malinconico, dannato a portar sulle spalle il peso morto dell'incredulità"

Gran parte delle notizie storiche che ho riportato, attingono alle pubblicazioni e agli insegnamenti diretti di uno dei massimi esperti in materia di gastronomia livornese,  il compianto ALDO SANTINI, giornalista e storico enogastronomo livornese, scomparso quest'anno nel mese di agosto. Penna arguta, brillante, polemica e irruenta nel più puro spirito labronico, che ho avuto l'onore di conoscere e ascoltare avidamente in diverse occasioni.

Fonti bibliografiche:
LA CUCINA LIVORNESE, Aldo Santini, Ed. Franco Muzzio
IL CODICE DELLA CUCINA LIVORNESE, Luciano Bezzini, Umberto Creatini, Aldo Santini, Enrico e Claudio Guagnini, ed. Consorzio Tirreno Promotour, Cecina, Li
LA SCIENZA IN CUCINA E L’ARTE DI MANGIAR BENE, Pellegrino Artusi  n. 506 Baccalà alla Fiorentina

E ora ai fornelli!

LA RICETTA DEL BACCALA' ALLA LIVORNESE
Come succede spesso per le ricette tradizionali e storiche, è sempre difficile reperire quella vera, quella originale perchè nel tempo si modificano, si aggiungono e si tolgono ingredienti.
Andando a fondo della questione, vi propongo quella che sembra essere la più pura e integralista, praticamente la ricetta del baccalà talebano-livornese!

Quindi la tradizione vuole che il baccalà, ben ammollato e asciugato, venga tagliato a tocchetti e infarinato e fritto nell'olio, poi sgocciolato e ripassato in padella dove s'è avviata una salsa di pomodoro partendo da una robusta rosolatura con abbondante aglio e polpa di pomodoro, portato a cottura lentamente finchè si forma una bella salsa densa, si aggiunge del prezzemolo tritato verso fine cottura e il gioco è fatto.

C'è chi ci aggiunge anche la cipolla, chi il basilico, chi il "ramerino" (rosmarino) chi non lo frigge ma lo fa rosolare in padella seppur con abbondante olio.

Allora, io mi associo all'Artusi, non è un piatto per "stomachi deboli" e tento di alleggerirlo per quanto possibile perchè la rosolatura è fondamentale, del resto NON SI FRIGGE CON L'ACQUA, DEH! (e qui l'intercalare tipico livornese ci stava proprio bene)

Ecco dunque la mia versione fedele negli ingredienti ma alleggerita nell’esecuzione:

ingredienti per 4 persone:
2 filetti di baccalà da almeno 500-600 gr l'uno
2-3 spicchi d'aglio a seconda degli "stomachi"
500 gr di polpa pronta di pomodoro o pelati
olio extravergine d'oliva
prezzemolo
farina bianca



Il baccalà si trova già ammollato ed è vivamente consigliabile, altrimenti quello sotto sale va tenuto a mollo in acqua corrente per diverse ore e allora "lasciamo il compito ai bottegai" come dice il Santini. Anche quello ammollato comunque qualche volta risulta ancora molto salato, mi è stato suggerito di ammollarlo in acqua tiepida che facilita la dissalatura. O si assaggia crudo e non ci si pensa più o non si aggiunge sale perchè ce ne ha già abbastanza di suo e,  solo se necessario,  si regola  verso fine cottura quando l'assaggio è più gradevole.

Il filetto di baccalà è più fine nella parte della coda e più spesso verso la testa, e così pure nella parte centrale della spina rispetto alla parte della pancia dove si assottiglia  molto. Per questo motivo ho indicato quantità abbondanti perchè sarebbe l'ideale riuscire ad ottenere delle porzioni  di spessore uniforme dalla parte più alta e scartare quelle troppo fini. Calcolando uno scarto di ca 100 gr a filetto, per le quantità indicate, rimarranno 800-1000 gr, cioè 200-250 gr a testa.  I ritagli non si buttano via! Lessati separatamente, spinati e spellati,  mantecati con una patatina lessa, olio extravergine e un po' di prezzemolo eventualmente, creano un'ottima cremina da spalmare su fette di pane grigliate per un gustoso aperitivo.  Oppure si possono utilizzare per fare delle crocchette, uniti ad una besciamellina densa, impanati con pan grattato e uovo e fritti  per un finger golosissimo.



Dunque, abbiamo asciugato e spinato accuratamente  il nostro filetto e ricavato dei bei bocconcini tagliandoli a piacere, lasciando la pelle, mi raccomando, perchè mantiene la polpa unita, li infariniamo bene da ogni lato, schiacciamo gli spicchi d'aglio interi e li rosoliamo brevemente in una padella con un po' d'olio extravergine d'oliva, (utiizzando una padella antiaderente si riduce la quantità di olio), poi li togliamo per evitare che anneriscano e li teniamo da parte.

Rosoliamo vivacemente nell'olio  i tocchetti di baccalà infarinati  e li facciamo dorare bene da ogni parte, è importante che si formi una bella crosticina, lo manterrà morbidissimo, poi aggiungiamo la polpa di pomodoro e ci ributtiamo l'aglio, lasciamo sobbollire dolcemente per ca 15-20 min, dipende dallo spessore e  se la salsa si dovesse asciugare troppo allunghiamo con un po' di brodo di verdure non salato. Il risultato deve essere denso ma cremoso. Verso fine cottura una manciata di prezzemolo tritato, assaggino per controllare il sale ed eventualmente regolarlo ma normalmente non è necessario. TUTTO QUI!

E ora a voi! Friggetelo, rosolatelo o lessatelo con pomodoro cotto o crudo, come vi pare, l'importante è che sia il più livornese possibile!!
Grazie per l'attenzione e buon divertimento a tutti!
Cristina












mercoledì 2 novembre 2011

MISSION POSSIBLE: VINCERE L'MTC


HO VINTO L'MTC DI OTTOBRE!!!
WOW WOW E STRAWOWWWWW

E' semplicemente entusiasmante, inebriante, fantastico e incredibile. Io? con un dessert? un vero miracolo!! è nota la mia predilezione per il pesce e la mia quasi negazione per i dolci, eppure grazie all'Mtc mi sono cimentata già due volte in mission impossible per me: prima il Danubio, poi i Profiteroles, un pelo più abbordabili, comunque mai fatto un bignè in vita mia e quando mi sarei sognata di farli se non per l'Mtc? E invece ci ho preso gusto, mi sono divertita un mondo, presa dal virus da Mtc, la mia fantasia creativa si è sbizzarrita in tre proposte e poi mi sono fermata perchè mio marito mi ha minacciata che non avrebbe più voluto vedere un bignè in giro per casa per molto tempo ma ne avrei avute in mente altre!!!
Quindi benvenga questa sfida, questa kermesse divertente, scanzonata, un po' folle ma simpaticissima e utile perchè apre nuovi orizzonti e fa scoprire non solo nuovi piatti ma anche persone meravigliose.
Ringrazio Stefania di Profumi e Sapori per aver scelto la mia ricetta ovviamente e per avermi commosso con il suo bellissimo post in cui addirittura l'ha riprodotta e immortalata. Grazie davvero Stefania, spero di essere degna di succederti nella nuova sfida!
Ringrazio le adorabili signore dell'MTC, Giorgia che mi ha pure dato un premio fotografico per Du gust is megl ke uan, Daniela e Alessandra per la loro verve, bravura e simpatia, con le quali già da tempo si è instaurato uno splendido rapporto di reciproca fiducia e stima che mi auguro di non rompere in questa avventura novembrina perchè pare che, ONORE E ONERE, essere detentori del titolo e gestire la nuova sfida sia moooooolto impegnativo e stressante!
E infine ringrazio tutte le valide e temibili sfidanti con le quali è stato un onore confrontarmi, brave e bravi, perchè nel mezzo c'è anche qualche maschietto :-)
Giuro che non avrei mai pensato di superare i mostri di bravura come Giulia La Rossa, la Mapi, l'Araba Felice, Flavia di Cuocicucidici, Cinzia di Essenza in cucina, Acquaviva, Stefania di Cardamomo&c, Annalu e Fabio di Assaggi di viaggio, Eleonora di BurroeMiele, Silvia di Una stella ai fornelli, Alessandro "La renna", Nuccio del Blog di Max, Gianni uno storico in cucina, e ne cito solo alcuni, quelli che conosco meglio, mi scuso con tutti gli altri ma bravi bravi bravi tutti e avanti così, tutta a dritta!!!!
E ora mi rimbocco le maniche e lavoro subito alla proposta per la nuova sfida!
Buona giornata a tutti
Cristina