venerdì 29 luglio 2011

TEMPO DI E METEO DA MARMELLATE


Fare marmellate è una mia vecchia passione, in ogni stagione ma d'estate, si sa si raggiunge l'apoteosi con l'abbondanza e la varietà  di frutti succosi.
Nella casa dove sono nata e cresciuta avevamo albicocche, ciliegie, pere, le prugne CLAUDIA, mai trovate così buone negli anni, pesche bianche settembrine, l'uva americana, poi i cachi d'autunno e i kiwi d'inverno. E si facevano marmellate a gogo, io aiutavo la nonna e la mamma e imparavo, anche se prima non si usavano prodotti tipo fruttapec, agar agar e addensanti vari, le marmellate venivano cotte a lungo e risultavano sempre  un po' troppo dolci e caramellate.
Ora si riducono i tempi di cottura grazie agli addensanti, del tutto naturali, e il gusto è più fresco.
E a proposito di fresco, questo meteo fresco è proprio l'ideale per non soffrire ai fornelli, anche se normalmente non sto a guardare i gradi atmosferici, se capito al mercato e i miei amici ambulanti mi propinano la cassetta di frutta "perfetta per te" e soprattutto se, come accade spesso, me la regalano perchè è talmente matura che non arriva al giorno successivo, come faccio a tirarmi indietro?
Infatti il primo round ai primi di luglio con le susine rosse è avvenuto in un weekend torrido, poi le seguenti tornate hanno goduto della rinfrescata delle ultime settimane. Ho saltato purtroppo le albicocche, le mie preferite!!
In ordine dunque: susine e cannella, pomodori verdi e limoni (quelli nella foto), goccia d'oro e vaniglia (l'idea della vaniglia l'ho presa da Cinzia di ESSENZA IN CUCINA)

SUSINE ROSSE E CANNELLA
(8 kg di susine!!!!)
la proporzione giusta, dopo più cotture, è risultata essere  1 kg di polpa di susine, 500 gr di fruttosio (molto più salutare dello zucchero bianco raffinato) un pizzico di cannella in polvere, scorza di mezzo limone a fettine non tanto fini, 20 gr di agar agar in polvere. Tempo di cottura totale 1h e 30 min

POMODORI VERDI E LIMONI
1 kg di pomodori verdi (all'interno tendevano al rosato e la marmellata è risultata arancio non verde), la scorza di 1 limone a fette non fini, succo di mezzo limone, 500 gr di fruttosio, 2 bustine di addensante bio (pectina, amido e agar agar).
Cottura totale 1h 

GOCCIA D'ORO E VANIGLIA
1 kg di polpa pulita di susine goccia d'oro, 350 gr di fruttosio, mezza stecca di vaniglia, addensante come sopra, cottura tot 1 h ca.

In genere frullo parte della polpa e succo prima che spicchi il bollore e tutte le marmellate le invaso bollenti, chiudo il tappo e aspetto il clack della chiusura ermetica.



mercoledì 13 luglio 2011

PONCE LIVORNESE SOUFFLE' E GLACE' PER L'MTC DI LUGLIO

Forse non tutti sanno che....anzi sicuramente pochi sapranno (come la sottoscritta che l'ha appena scoperto) che il primo porto italiano dove è sbarcato il caffè, uno dei simboli della gastronomia italiana, in seguito alla scoperta dell'America ovviamente, è Livorno. E la prima Bottega del caffè  nacque proprio a Livorno, e non a Venezia come le cronache hanno diffuso,  nel 1632 grazie agli ebrei sefarditi in fuga da Spagna e Portogallo a causa delle persecuzioni raziali e che trovarono rifugio a Livorno, modello civile di tolleranza e porto aperto a tutti i perseguitati del Mediterraneo a partire dal XVI secolo. Gli ebrei portarono con sè anche un altro prodotto che diventerà basilare nella nascente gastronomia livornese e grande protagonista della cucina italiana: il pomodoro, la cui coltivazione si sviluppò successivamente al sud ma questa è un'altra storia.....

Col caffè a Livorno ci fanno il "ponce", un caffè espresso, servito in un caratteristico bicchierino di vetro, zuccherato e corretto con un misto di rum e liquore all'anice detto  mastice, con l'aggiunta di una scorza di limone detta vela, una bomba alcolica per aiutare la digestione dopo abbondanti libagioni, non adatto agli "stomachi deboli" di artusiana memoria.

La vela è affondata nella schiuma

Ponce da punch naturalmente, volgarizzato dai rudi portuali che nel XVII sec in seguito alla scoperta di questa nuova bevanda introdotta dai marinai inglesi, sostituirono il tè all'uso britannico, con il caffè perchè col tè "noi ci si fa i gargarismi" sghignazzavano i portuali! Sostituirono inoltre l'acquavite con il rum anzi il rumme secondo la pronuncia vernacolare. L'uso del ponce si diffuse velocemente e cominciò ad essere servito anche nei pubblici esercizi, dove per sopperire alla mancanza di igiene, si usava passare una buccia di limone sul bordo del bicchiere. Ahimé, al termine dell'operazione in qualche modo "disinfettante", la buccia veniva buttata nella bevanda calda!
La buccia di limone prese il nome di vela ed è rimasta in uso.
Per chi volesse approfondire ulteriormente l'argomento tra storia, leggenda, aneddoti e fanatismi, queste sono le fonti a cui ho attinto:
Aldo Santini, CUCINA LIVORNESE, Franco Muzzio Editore. Aldo Santini è uno dei massimi esperti di cucina livornese
Wikipedia, che si rifa abbondantemente al Santini
La Livornina per la ricetta del vero ponce DOC
Una leggenda sulla nascita del ponce qui
Dove gustare il miglior ponce di Livorno: il leggendario Bar Civili via del Vigna, 35 Tel. 0586408170


Per arrivare finalmente al mio ponce soufflé, mi sono ispirata ad un dessert dell'amico chef Cristiano Tomei dell'Imbuto di Viareggio che ha reinterpretato il ponce facendone una bavarese al caffè, con mousse al rum e gelatina alla sambuca. Dalla bavarese al soufflé glacé il passo è stato breve e ho pensato di tradurlo in pratica con non poca presunzione e un pizzico di provocazione. Spero che i livornesi veraci non me ne vogliano,  tutto quanto fa MTC e l'importante è divertirsi!

Per fare due risate infatti prima di passare alla ricetta concludo con una simpatica barzellettina livornese: una coppia con un bimbo in braccio di 7 mesi si ferma al bar a prendere il ponce e ne dà una sorsata anche al bimbo. Il barista inorridito esclama "oh che fa? ni dà 'r ponce ar bimbo?" "deh! e dopo un cacciucco* che gli vòi dà? un bicchiere di latte?"
*famosa zuppa di pesce livornese molto piccante e agliata!!!


Ho seguito molto scrupolosamente la procedura di preparazione del soufflé secondo le indicazioni di Loredana, dimezzando tutte le quantità ed  utilizzando però solo panna anzichè yoghurt e panna. Ne ho ricavato 6 bicchierini

2 albumi=50 gr ca
100 gr di zucchero a velo
50 ml d'acqua
250 ml di panna da montare
1/2 tazzina di caffè espresso molto ristretto
1/2 tazzina da caffè o un paio di cucchiai di rum (un rum qualsiasi, non sciupate un rum invecchiato lo dicono anche i livornesi)
1 cucchiaiata di caffè in polvere
1 cucchiaino  di liquore all'anice o sambuca
scorza di limone tagliata a triangolini e candita con acqua e zucchero

Ho preparato la base del soufflè montando gli albumi, aggiungendo lo sciroppo di acqua e zucchero a velo a caldo e continuando a montare fino a raffreddamento, ho unito da ultimo 200 ml di panna montata (il resto l'ho messo da parte per la spuma all'anice), ho aggiunto il rum e il caffè alla fine, montando ancora un po' per amalgamare il tutto, ho riempito i bicchierini foderandoli con carta da forno (che poi è stata un impresa togliere, qualche pezzettino ce lo siamo ritrovati in bocca.....) e li ho passati in freezer.
Ho candito in uno sciroppo di acqua e zucchero bianco delle scorze di limone che ho tagliato a triangolo a mò di vela e le ho fatte asciugare.
Ho unito alla panna montata rimasta il liquore all'anice e l'ho posizionato sopra al soufflè per simulare la schiuma del caffè espresso.
Tolti i bicchierini dal freezer, liberati dalla carta (più o meno) la veletta in cima, foto e finalmente s'assaggia. Bòni!!!  Parafrasando una definizione di cucina contemporanea, è un "ricordo" di ponce livornese e con questo mi salvo in angolo!!!







lunedì 11 luglio 2011

TOTANI ZUCCHINE ERBE E.....ZENZERO

Della serie: "che mi invento stasera?" Roba veloce, non ho voglia della classica fetta di  carne o pesce da fare alla piastra nè di affettati o formaggi. Al banco dei pesci scelgo dei bei totani, anzichè alla piastra che fanno puzza, penso subito che li farò un po' in umido con qualche verdura, cuociono velocemente.
Ho comperato delle piantine di erbe aromatiche per decorare il viale d'accesso della nostra casa provvisoria, oltre agli indispensabili rosmarino e salvia, ho messo del basilico, della maggiorana, menta e timo. Il prezzemolo lo regalano al mercato quando si fa spesa, anche il basilico, ma quest'ultimo preferisco averlo a portata, il prezzemolo invece, siccome ce l'ho antipatico da pulire e tritare ogni volta che ne ho bisogno, lo schiocco in freezer in una busta lavato e asciugato, a foglie intere, una volta congelato, spiaccico il sacchetto così si trita automaticamente e ce l'ho sempre pronto :-)

Per il piatto che ho in mente, raccolgo con grande soddisfazione dalle mie piantine alcuni rametti di maggiorana e di timo, ho delle belle zucchine, poi che altro ci posso mettere? un po' di scorza di limone grattugiata e una spruzzatina di succo e......già...LO ZENZERO!!!
Me lo ha rammentato con il suo solito stile sarcastico-ironico-frizzante e divertente Gambetto nella Zuppa con il suo post amarcord e antimodaiolo che avevo letto la mattina stessa. Quindi un po' per scherzo un po' perchè secondo me ci poteva anche stare bene, vai di zenzero!

Ho fatto un trito di aglio e cipolla e l'ho fatto rosolare con olio evo e un po' d'acqua, ho aggiunto le zucchine tagliate a tocchetti, le ho fatte insaporire bene a fuoco vivo, poi ho buttato i totani tagliati a tocchetti, un po' di scorza grattugiata di limone, un po' di succo, lo zenzero in polvere (lo so quello fresco sarebbe molto meglio), le erbe, sale e ho lasciato andare per una decina di minuti. Il sughetto è rimasto piuttosto brodoso, meglio, ci griglio delle fette di pane e si inzuppano che è una bellezza. Spengo e porto in tavola.
Sorpresa! I totani sono duri! Li ho fatti cuocere troppo poco? di solito quando li metto nella vaporiera in 5 min sono pronti! Va beh, foto, intingiamo il pane e mastichiamo con cura i totani ma nel frattempo, i rimanenti li ho lasciati sul fuoco a finire di cuocere. Però mi sono dimenticata di abbassare la fiamma e a un certo punto sentiamo quell'odorino inconfondibile e dolciastro del cefalopode al limite del bruciato, porca miseria!!
Ora sì che sono morbidi e saporitissimi, e ci credo, si sono superconcentrati! Però non c'è più intingolo per scarpettare e alla fine, volete sapere? lo zenzero proprio non si sentiva (soprattutto nella seconda tranche) e se ne poteva fare a meno!
Ritengo che dia il meglio di sè sui crudi, nelle marinate. Ma il mio inserimento era una provocazione abbastanza consapevole a conferma di quanto dice giustamente Gambetto a proposito della moda imperante dello zenzero: metterlo ovunque in cucina per darsi un tono da palato fine di qualcuno che la sa lunga magari ricercando quel fascino che possedevano nel tardo medioevo i mercanti di spezie, viaggiatori che avevano fatto di profumi lontani la loro arma di suggestione migliore...oggi invece l'unica cosa lontana che c'è è la consapevolezza perchè uniformarsi è rassicurante ma quanto è triste...

ps: a Livorno per " zenzero" s'intende il peperoncino con inevitabile confusione di interpretazione per i piatti che prevedono il vero zenzero!!!



sabato 2 luglio 2011

BLANC DE BLANCS RUINART POUR DES DAMES EN BLANC


Quando Enrica mi ha invitata alla sua annuale cena delle DONNE IN BIANCO, primo ne sono rimasta lusingata e felice, secondo ho pensato subito che il mio prezioso cofanetto  che giaceva nella nuova cantina in attesa dell'occasione adatta per essere aperto, aveva trovato la giusta destinazione. Un grande blanc de blancs della Maison più antica di Francia di cui ho già parlato qui.
Per i non eno-fanatici : blanc de blancs significa che è uno champagne prodotto solo con uve bianche, normalmente  chardonnay 100% anche se qualche produttore sta ripristinando vitigni a bacca bianca un po' dimenticati come l'arbanne e il petit meslier, ammessi dal disciplinare champenois.
Celà va sans dire che il BLANC DE BLANCS sarebbe stato perfetto per le DONNE IN BIANCO ed ero sicura che Enrica avrebbe gradito, non solo il vino, ma anche la confezione particolare contenente un tappo speciale Fil d'Or firmato da una designer spagnola Patricia Urquiola.
Mentre prelevavo il mio gioiellino dalla cantina, mio marito, geloso intima "cosa trafughi là sotto?" "il MIO champagne caro, l'hanno regalato a me e me lo bevo con chi mi pare!!! E  tranquillo....per il tuo compleanno c'è il Millesimato 01 Ruinart, ti sembra poco?" 
Il Ruinart ha  avuto successo, la cena è stata deliziosa, Enrica è una padrona di casa perfetta, impeccabile con le sue immancabili perle al collo e le sue amiche che io non conoscevo, sono carinissime. Fra amarcord e scherzi siamo andate avanti fino alle h 23 a piluccare le molteplici sfiziosità che ci ha proposto : mini croissants all'acciuga, sfogliatine mela e gorgonzola, panini mignons con tonno, acciughe fritte, caciocavallo e capperi, melanzane bianche grigliate con pinoli e scaglie di parmigiano, uova di quaglia e ciliegine di mozzarella con salsette varie: allo yoghurt, agli asparagi, al pomodoro piccante e una freschissima maionese. Sulla tavola rigorosamente bianca ed elegantemente apparecchiata e decorata, anche dei bei calici con pinzimonio di verdure. Nel buffet c'era qualche intruso colorato: oltre la salsa rossa e verde che con quella allo yoghurt componevano la nostra bandiera, dei bicchierini con ceci e gamberi. Dopo tutto questo bendiddio, due assaggini di pappa al pomodoro e di una cremosa pasta al forno in bianco, con besciamella alle erbe miste, ricotta e mozzarella di cui ho fatto il bis a discapito della pur buona pappa al pomodoro. Poi l'abbiamo bloccata perchè avrebbe voluto buttare il riso da condire con gamberi e curry.  Bocconcini di vitella di mare al limone stupendi. Squisite seppioline in bianco al forno aglio limone e prezzemolo. Formaggi e confetture a gogo. Dolce meringa e gelato!!
Ci facciamo immortalare dall'ultima arrivata che non aveva rispettato il look in bianco e poi faccio Cenerentola (l'indomani mi sarei dovuta alzare presto) e scappo lasciandole ancora a tavola a raccontarsi e a ridere e a finire lo champagne....
Una serata piacevolissima
Grazie Enrica!



CARAMEL AU BEURRE SALE'

Insalata Mista langue.....pesco nell'archivio e che trovo? La ricetta di Hélène del suo godurioso caramello al burro salato, fra le tante delizie del suo indimenticabile petit déjeuner durante il nostro recente viaggio nella Valle del Rodano
Non l'ho ancora rifatto, la foto è quella dell'originale.
Ricetta tout court scritta a mano da Hélène e traduzione:

Caramello al burro salato
100 gr di zucchero (2/3 bianco e 1/3 di canna)
40 gr di burro salato
20 cl di panna fresca
Mettere lo zucchero in una casseruola e far fondere a secco
Aggiungere il burro a tocchetti e la panna, cuocere a fuoco dolce mescolando bene ca 30 min.



giovedì 9 giugno 2011

LA VALLEE DU RHONE - VIGNETI SETTENTRIONALI (2a parte)

Château Grillet

3 giugno CONDRIEU ET L' HERMITAGE
Lasciamo Vienne e si parte alla volta dell'Hermitage percorrendo la riva destra, ripassiamo da Ampuis  e raggiungiamo poi il regno del viognier: Condrieu. Nel cuore di Condrieu,  Château Grillet, unica  denominazione in Francia rappresentata da un solo  produttore su 4 ettari piantati esclusivamente  a viognier per un vino ovviamente introvabile!
A Chavannay, lungo la strada scorgo un cartello che annuncia la cantina di  YVES CUILLERON, era nella mia lista ed è aperto! Dentro! Prima degustazione alle h 11 di mattina, si va di bianchi, il suo Condrieu Ayguets  è famosissimo ma cerchiamo vini più facili, di pronta beva. I prezzi non sono poi così alti se si pensa alla preziosità di vini prodotti in quantità limitate, (l'AOC Condrieu conta appena 110 ettari) su terreni con pendenze fino al 60%, atterrazzati con muretti in pietra, alcuni risalenti all'epoca romana. Una viticoltura eroica e difficoltosa e una storia millenaria che si può comprare anche a sole 25 euro la bottiglia dell'ultimo millesimo in commercio Condrieu La Petite Côte!

Proseguiamo, i paesi non sono spettacolari ma di tanto in tanto si aprono begli scorci sul fiume, l'attrazione sono sempre i ripidi e rocciosi coteaux coltivati a vigneti e poi i frutteti nella parte pianeggiante con coltivazioni di ciliegi, alberi di albicocche e pesche a perdita d'occhio. I ciliegi e gli albicocchi sono carichi di frutti maturi, la tentazione di fermarsi e raccoglierli lungo la strada è forte. Troviamo un campo visibilmente abbandonato con un albero di ciliegie le cui fronde toccano per terra e ci buttiamo a capofitto, ne raccogliamo una borsata e ne mangiamo altrettante e ce ne freghiamo del mal di pancia che ne conseguirà, sono troppo buone e poi colte e mangiate è una soddisfazione immensa.
Quando rimontiamo in auto ci rendiamo conto che abbiamo le scarpe e i gambali dei pantaloni tutti schizzati di rosso ma ne valeva la pena.

Qua e là qualche romantica torre diroccata spunta fra i vigneti come quella di Arras, qualche castello, Châteaubourg, e chiesette romaniche. Arriviamo a Thornon sur Rhône dove c'è un bel centro storico e un imponente castello arroccato su uno sperone di roccia vicinissimo al fiume. Peccato per la trafficatissima nazionale che lo attraversa. Al di là del ponte pedonale si scorge Tain l'Ermitage e alle sue spalle  si staglia il profilo della collina dell'Hermitage, riconosco sulla sua sommità La Chapelle, immortalata in tante riviste e libri.
Château de Thornon

Tain e la sua collina dell'Hermitage

Ci rivolgiamo all'ufficio del turismo per trovare una sistemazione, sapevo già in partenza che tanti hotel erano al completo, ma non tutto si può visualizzare in internet. Infatti c'è ancora qualche stanza libera. Ci segnalano una chambre d'hôte, Côté Vignes, letteralmente ai piedi della collina dell'Hermitage. Non voglio vedere altro, si va lì!
E abbiamo una piacevolissima sorpresa, un villino delizioso e una signora sulla sessantina, Hélène, bella, elegante, cortese ci accoglie con garbo e da subito si dà un gran da fare per consigliarci luoghi da vedere, ristoranti, enoteche, cantine.  La nostra camera è un tripudio di trine, cuoricini, tutto in bianco e rosso/bordeaux, profumata di lavanda, non è proprio confacente al nostro gusto minimal ma ci diverte.
Il pomeriggio è caldo e afoso, tiriamo fuori magliette e bermuda, scarpine adatte e ci accingiamo ad arrampicarci per il sentiero che porta alla Chapelle. Però sbagliamo e proseguiamo in auto fino al belvedere, parcheggiamo e anzichè salire, scendiamo alla Chapelle fra migliaia di moscerini che mi scambiano probabilmente per un girasole a causa della mia t-shirt gialla!

La Chapelle

Che emozione passeggiare fra vigne leggendarie e farsi immortalare finalmente vicino alla mitica cappella dell'Hermitage. Secondo la leggenda, la collina fu scelta come eremo da Henri Gaspard de Sterinberg di ritorno dalle crociate. I Syrah dell'Hermitage o Ermitage sono famosi in tutto il mondo per la loro complessità aromatica e la grande mineralità ed eleganza, vini longevi che si esprimono  almeno a 8-10 anni dalla vendemmia ma che possono vivere molto a lungo.

Da Chapoutier (un colosso con vigneti in ogni denominazione del Rodano e di altre regioni francesi nonchè Australia e Portogallo) abbiamo assaggiato l'Hermitage Sizeranne 2007, ancora chiuso al naso, corposo in bocca, tannico e asciutto con un finale speziato lunghissimo
I miti inarrivabili da 200-300 euro alla bottiglia, Ermite, De l'Orée, Méal, Chante-Alouette, non sono in degustazione ma già al livello subito inferiore siamo sempre nell'eccellenza  e a prezzi abbordabili.
Decido di degustare solo alcuni rossi da Chapoutier, Crozes-Hermitage La petite Ruche 09, troppo potente e tannico - Crozes-Hermitage Les Meysonniers 08, più raffinato e aromatico, sarà il nostro acquisto, Saint Joseph Deschants 09, sotto tono rispetto a Barge, Côte Rôtie La Becasse 08, bel campione, Cornas Les Arènes 07, grande stoffa, pentitissima di non averlo preso, fanculo il trasloco, Hermitage Monier de la Sizeranne 07, un capolavoro a sole 49 euro!

Ressa alla Cave de Tain

Tentiamo altre cantine ma sono prese d'assalto, la Cave de Tain è impraticabile, altre non rispondono, metto il naso dentro il Domaine du Colombier che conoscevo grazie all'amico Claudio del ristorante In Vernice di Livorno, telefono ma niente da fare, peccato.

Cena a Le Quai, giovane e frizzante restaurant/bistrot con bella terrazza sul lungo fiume e vista sul ponte e oltre il ponte Thornon. Menu simpatico, piatti contemporanei un po' modaioli, piatti classici impeccabili. Gremitissimo, staff spiritoso, fanno un po' di casino nelle ordinazioni e questo è il là per ridere e attaccar bottone con una giovane coppia accanto a noi che, probabilmente dopo aver scolato una bottiglia intera, noi invece solo metà, erano piuttosto allegri, soprattutto il marito che si voleva complimentare per il mio francese invece mi dice "vous parlez très bien l'anglais" e io rispondo ovviamente "thank you" e giù a ridere.
Sono del posto, ci danno delle dritte che seguiremo, e noi gli diamo consigli e suggerimenti  per il loro auspicato viaggio in Toscana.

4 giugno : ANCORA HERMITAGE


Hélène ci regala un risveglio fantastico facendoci trovare una colazione coi fiocchi!
Spremuta fresca d'arance, yogurt con cereali al cioccolato di Valrhona (sarà una tappa della giornata) frutta fresca, due tipi di dolci fatti da lei naturalmente: un cake con frutta candita e un gâteau de Savoie, una torta soffice e friabile come non ne mangiavo da anni, diversi tipi di pane tostato e una scelta di marmellate, anche queste cela va sans dire fatte da lei,  da urlo: griottes (visciole o amarene), arance, fichi, pesche, pomodori verdi con scorze d'arancia e limone e una roba mai assaggiata: caramello al burro salato di cui chiedo immediatamente la ricetta che Hélène mi concede volentieri scrivendomela addirittura a mano! Non so se la farò mai: burro, panna e zucchero!!!
Ah, poi c'era anche del miele e si scusa che ha dimenticato il burro, non ce n'è bisogno, con tutta quella roba il burro proprio non ci serve!!
Dopo colazione la lasciamo a malincuore, il sabato le due stanze erano già prenotate, su sua segnalazione andiamo all'hôtel Le Castel, ancora un  2 stelle ma niente da invidiare ad un 3, belle camere spaziose, appena ristrutturato, anzi non ancora finito, servizio cortese, parcheggio, per sole 65 euro a camera, in pieno centro, vicino a Chapoutier!

Passeggiamo un po' lungo il fiume e poi andiamo a curiosare da Valrhona, per i connoisseurs del cioccolato non ha bisogno di presentazioni. Non siamo dei fanatici ma qualche assaggino ce lo concediamo, come si può non cedere alla tentazione? ogni scaffale propone diversi cru e cioccolatini assortiti e si possono assaggiare tutti!!

Stoicamente usciamo da Valrhona senza un pezzetto di cioccolato, si va verso l'estate, non è l'ideale e poi sempre con quella storia del trasloco....mannaggia, forse sarebbe stato meglio rimandare questo viaggio una volta  installati nella casa nuova!!!

Proseguiamo lungo il Rodano, attraverso Cornas, alla volta di  St Peray, e delle rovine della sua rocca abbarbicata su di un alto sperone roccioso con splendida vista sulla vallata. E' caldo e afoso, ci incamminiamo di malavoglia lungo il sentiero che conduce alla rocca, per fortuna è in mezzo alla vegetazione e quindi ben ombreggiato. Facciamo una sosta pic nic in una bella area attrezzata con vista mozzafiato della rocca e della vallata sottostante e assistiamo ad uno spettacolo veramente inconsueto: un pastore che addestra il cane a governare un branco di asini!! Il cane si impegna ma non ottiene il suo scopo, il pastore si arrabbia, lo sgrida e lui poverino riparte, di corsa dietro ai ciuchi!! Una roba indimenticabile......peccato avevo lasciato la macchina fotografica in auto...

Nel pomeriggio riusciamo a passare da due cantine: Domaine des Remizières, consigliataci dalla coppia conosciuta al ristorante la sera prima, purtroppo il Crozes-Hermitage  cuvée Christophe 09, bianco,  a cui ero interessata è già esaurito e il 2010 non ancora disponibile, mi accontento del rosso, sempre cuvée Christophe, molto potente e tannico, vino da tenere in cantina qualche anno ma non lo dico al consorte....
Facciamo un bel giro panoramico attorno alle colline di Crozes-Hermitage e approdiamo, nel bel mezzo di un temporale, da Fayolle a Gervans e lì trovo un piacevole Crozes-Hermitage blanc "Sens" 2010 un assemblaggio di Marsanne e Roussanne, degustiamo il prodotto superiore "Pontaix" che purtroppo è finito, ne fanno solo 900 bottiglie!!!
Rientriamo all'hotel stanchi ma soddisfatti con il nostro bottino di bottiglie.
Nonostante ci vengano consigliati diversi ristoranti come Umia, nel cuore dei vignobles in un edificio storico ma con arredi e cucina contemporanea di forte impostazione asiatica e Le Mangevins, informale e minuscolo bistrot, 100% francese, nel centro del paese, ritorniamo a Le Quai e assaggiamo un Crozes-Hermitage di Chapoutier, La Petite Ruche, niente male, prezzo giusto e già medito di tornarci la mattina successiva dal momento che il negozio-enoteca è intelligentemente aperto!!

5 giugno: RIENTRO

Niente Chapoutier. Sembra autunno, tempo uggioso, ci sono dei nuvoloni bassi sulle colline, immortaliamo il ponte e si parte.

Con 12 bottiglie soltanto ma con la certezza che la prossima Semaine Découverte con i miei amici fanatici non me la farò scappare!!


mercoledì 8 giugno 2011

LA VALLEE DU RHONE- VIGNETI SETTENTRIONALI (1a parte)

25 anni fa, esattamente il 1° giugno, è sbocciato l'amore fra la sottoscritta e colui che sarebbe diventato poi mio marito. E' uno dei nostri tanti anniversari, gli altri sono quando sono venuta in Toscana ed abbiamo iniziato a convivere, e un altro ancora  quando, dopo qualche anno, ci siamo sposati.
In altre parole, ogni scusa è buona per festeggiare.
Il 2 giugno è festa, quest'anno capitava un bel ponte lungo, potevamo liberarci, bisognava approfittare!
In estate ci dedichiamo principalmente alla nostra barchina ma il meteo non era propizio per una vacanza in barca, allora decidiamo di fare un viaggetto.
Da molto tempo rimandavamo la Vallée du Rhône, zona vinicola leggendaria. Abbiamo da poco acquistato l'auto nuova, andava inaugurata con un bel viaggio!! Una distanza ragguardevole fino lassù nel Rodano, 700 km Castiglioncello-Vienne ma che, con la nostra Audi-Quattro Allroad non ci spaventano. Decidiamo solo un paio di giorni prima della data fatidica, perchè fino all'ultimo stiamo alla finestra per via del meteo. Ho pochissimo tempo per organizzare tutto ma mi butto su internet e cerco.
Scopro che anche in Francia il 2 giugno è festa, solo che loro celebrano la Pentecoste, e fanno ovviamente il ponte, molte cantine comprese, soprattutto alcune che mi interessano. NON CI VOLEVA!!!!
Quasi quasi rinuncio e cambio destinazione, fatico a trovare hotel o b&b, le cantine mi rispondono picche oppure mi danno appuntamenti inconciliabili fra loro. UFFA!
Finalmente si decide di partire e io non posso fare le visite che vorrei? Ho una lista di cantine da visitare e vini da comperare fornita dagli amici appassionati, per non dire fanatici, che ogni due anni partecipano alla Semaine Découverte en Vallée du Rhône, una settimana di degustazioni a tappeto di tutte le denominazioni da Avignone a Vienne, a cui non ho mai avuto il coraggio di aggregarmi: les Vignobles Meridionaux, in cui spicca il celeberrimo Châteauneuf du Pape et les Vignobles Septentrioneaux, con il culmine, in ogni senso, sia da un punto di vista geografico che di classe dei vini, nell'Hermitage, Condrieu et Cote Rotie: veri santuari vinicoli per gli amanti di Syrah e Viognier oltre a Marsanne e Roussanne.
Alla fine decido di prendere quello che viene, male male mi infilo in un'enoteca giusta, senza vini non torno di sicuro anche se il consorte mi pone dei limiti per via del trasloco imminente, pena trasportarli tutti da sola nella nuova casa, compresi quelli che già dimorano nella nostra cantina!!!


1° giugno 2011: VIENNE
Direzione Vienne, via Torino e poi il tunnel del Fréjus dove all'uscita abbiamo la sorpresa di beccare una bella nevicata e il termometro segna -4°C! Per fortuna si scende velocemente e piano piano il tempo migliora e la temperatura risale ma arriviamo a Vienne con 11 gradi e vento forte! Dopo quasi 8 h di viaggio è piuttosto sconcertante.
L'hotellino che abbiamo prenotato è in centro, grazioso, nome altisonante Grand Hotel de La Poste per un  2 stelle, c'era poco da scegliere, ma gradevole, rinnovato di recente, il personale è squisito.
Il centro storico di Vienne è molto bello con edifici antichi e monumenti romani importanti come un tempio, un teatro, un arco e resti di mura. Belle chiesette romaniche, una in particolare con un suggestivo, minuscolo chiostro  in cui assistiamo a delle prove di una pièce teatrale con attori e musicisti.
Il lungo fiume non è bellissimo, è molto trafficato, però sulla rive droite c'è una romantica passeggiata ed una zona archeologica gallo-romana sorprendente, vastissima, con resti di strade e ville, terme, bellissimi mosaici e un interessantissimo museo.
Cena a Le Cloître, ovviamente vicino alla cattedrale. Bel locale, ambiente storico molto articolato con tante stanze tutte diverse una dall'altra. Cucina mediterranea di buon livello e ottimo rapporto qualità prezzo.
Primo approccio con il vino del Rodano, ci limitiamo ad un bicchiere a testa, Saint Joseph 09 Domaine Les chênes, blanc e rouge.
Prenoteremmo subito  per il giorno successivo, purtroppo è chiuso, al solito la sera della festa nelle città è magra per i turisti!!

2 giugno:  La Côte Rôtie, OUIIIIIII

Ampuis, passiamo attraverso il paese, un po' deludente, però poi ci inerpichiamo su per i mitici e vertiginosi coteaux della Côte Rôtie,  leggo fra i vigneti i nomi tanto agognati CHAPOUTIER, BARGE, GUIGAL e soffro perchè non posso visitarli, però ci sono, sono nel punto più famoso fra la Côte brune e la Côte blonde, in mezzo ai vigneti che producono i migliori syrah del mondo. Secondo la leggenda, un signore del luogo nel secolo XVI lasciò in eredità i suoi possedimenti alle due figlie, una bruna e una bionda dando origine alle denominazioni dei due terroir.
Dunque, non demordo, vedo la cantina di Barge, http://www.domainebarge.it/ ,che sarebbe stato disponibile il venerdì ma per noi scomodo, faccio un tentativo, mi rispondono positivamente per una degustazione, la cantina invece non si può visitare. Va bene lo stesso!
All'ingresso rimaniamo perplessi, sembra di entrare in un garage, arriva una signora, che si rivela essere Madame Barge, ci fa accomodare in una saletta dal gusto discutibile con un tavolo da degustazione dotato di tovaglia viola di stoffa protetta da un'altra tovaglia di plastica trasparente!
Pochi fronzoli, un minimo di convenevoli, i vini sono schierati sul tavolo e si parte con la degustazione.
Condrieu, Saint Joseph, Côte Rôtie 08 Le Colombard (vigneti più giovani e più verso il piano),  Côte Rôtie -Côte brune 08 (vigne più vecchie e in altura), Côte Rôtie Cuvée du plessy 08, 80% Côte blonde. I Côte Rôtie hanno una piccolissima percentuale di viognier, apprendo che in generale quelli della Côte brune sono più potenti, quelli della Côte blonde più fini.
Naso espressivo e potente i primi 3, frutto, speziatura e mineralità le caratteristiche comuni.
Côte brune e Cuvée du plessy più ritrosi al naso ma sorprendenti in bocca con finale lunghissimo.
E poi la ciliegina sulla torta: una jéroboam di Cuvée du plessy del 1994 che avevano aperto la sera prima per il compleanno della signora, quello che era rimasto era lì da offrire ai fortunati come noi che avrebbero bussato alla loro porta. Immortaliamo ovviamente il momento topico mentre madame mesce il prezioso nettare maneggiando con cautela il bottiglione per evitare un eventuale fondo.
Abituata alle degustazioni avevo professionalmente sputato tutti i vini precedenti ma un regalo simile non poteva morire in un crachoir (sputacchiera) a costo di avere bruciore di stomaco fino a sera perchè eravamo a metà pomeriggio quindi lontano dal pranzo, peraltro esiguo, e non c'erano né crackers né altro ad accompagnare la degustazione.
I profumi sono insoliti per la mia piccola esperienza ma so essere tipici di vini invecchiati che virano verso sentori di sottobosco, funghi, tartufi, in gergo infatti i francesi dicono “les vins qui truffent” cioè che acquisiscono un gusto di tartufo. Poi avvertivo come un sentore di grafite, di affumicato, di roccia, è il “terroir”, sono vini fortemente minerali. In bocca ancora questa mineralità spiccata supportata da un frutto ancora presente, struttura fine, elegante, i tannini ormai addomesticati e il finale speziato che sembra non volerti abbandonare e lo percepisco nel retronasale ancora dopo aver lasciato la cantina, messo i vini acquistati in auto ed essere ripartiti entusiasti per quell'estemporanea che non mi trattengo dal divulgare via sms agli amici che comprendono e che mi tirano gli accidenti come io li tiro a loro quando mi comunicano le loro scorribande enoiche.

Rientriamo a Vienne e per cena  ci viene consigliato, unico ristorante di buon livello aperto la sera di Pentecoste,  L'Espace Ph3, bistrot dell'hotel La pyramide, un relais et châteaux con un lussuoso ristorante gastronomico 2 stelle Michelin con portate fino a 70 euro. Ci accontentiamo del bistrot che  propone una carta ridotta a prezzi accettabili, con piatti di cucina contemporanea che mettono un po' in difficoltà la nostra scelta soprattutto in una sera in cui si ha bisogno di nutrirsi senza soffermarsi troppo sulla gastronomia. Esperienza comunque interessante:
Due insalate con asparagi bianchi, petto d'anatra affumicato e cipolle caramellate, salsa al miele speziato + una zuppa di pesce orientaleggiante con curry e bietole accompagnata da quinoa preparata come un taboulè, un nougat glassè con coulis di frutti rossi, acqua minerale = 59 € in due, siamo degli equilibristi!!

Continua......