sabato 5 novembre 2011

MT CHALLENGE DI NOVEMBRE, LA RICETTA DELLA SFIDA E'.......

Gente dell'MTC,

prima di dare inizio alle danze, vorrei esprimere solidarietà ai cittadini di Genova e a tutte le altre località già colpite da questa violenta ondata di maltempo, mi unisco alla loro rabbia e disperazione.
Stanno vivendo questo dramma proprio le nostre amiche genovesi di Menu Turistico, Ale, Dani, Giorgia e i loro cari. Con la grinta e la tenacia che le contraddistingue non si fermano mai, nè davanti a problemi privati o familiari, nè questa volta di fronte ad una calamità naturale!! E quindi lo spettacolo deve continuare! Un grande applauso a queste meravigliose persone.
GRAZIE DI ESISTERE RAGAZZE!!! Siete straordinarie, uniche, irripetibili!!!

Com'è unico e straordinario l'MTC. Vincere l’MTC è un’esperienza davvero unica e inverosimile se non paradossale! Si può provare felicità e sgomento contemporaneamente? Sì! Per l'MTC sì! (in questo frangente doppiamente) Perché non  fai in tempo a gongolarti per la vittoria che subito il “gineceo” di Menu Turistico ti stressa  con la necessità di scegliere la ricetta per la nuova sfida, eseguirla, fotografarla e scrivere il post in tempi speedygonzaleschi e poi ti terrorizza dicendoti che non sarà una passeggiata. Del resto sono i tempi tecnici imposti dalle regole del gioco e ci sono passati in tanti prima della sottoscritta...ok, sono pronta!!
Anzi prontissima, infatti le ho fregate, ebbene sì, avevo un’idea nel cassetto nel caso in cui “hai visto mai riuscissi a vincere un MTC?”
Prima ancora che Ale me lo chiedesse, io ce l’avevo già sulla punta della lingua e contemporaneamente mi immaginavo mentalmente il coro di blogger che all’unisono stava pensando “ora ci tocca un pesce di sicuro”
Il conclave non si è neanche riunito, fumata bianca istantanea,  la mia idea è stata accolta senza riserve. E allora, dal momento che sono BUONA e GENEROSA e non voglio deludere le aspettative, vi accontento, che pesce sia!! Ma un pesce speciale e facile facile e versatile, che si presta a molte interpretazioni. Un pesce che strizza l'occhio a Poverimabelliebuoni , il mio primo blog perchè DU BLOG IS MEGL KE UAN ;-)) ma che sguazza tranquillamente anche nell'Insalatamista, e dal momento che la mente (perversa) pensante è la stessa, vissero entrambi i blog felici e contenti, per ora.....

Che goduria dare il fatidico annuncio, è per questo che si partecipa e si spera di vincere, per poter vivere questo momento topico!
Ebbene, cari amici vicini e lontani, la  ricetta della sfida di novembre è.


                           IL BACCALA’ ALLA LIVORNESE


Le regole, come al solito,  dalle castigamatti dell'MTC e ora sorbitevi una doverosa premessa con le motivazioni della scelta e con cenni storico-culturali imprescindibili quando si parla di ricette tradizionali

Ormai molti sanno che sono lombarda ma vivo da diversi anni in Toscana, sulla costa livornese ed essendo appassionata di pesce azzurro e povero, non potevo  che omaggiare questa vivace e singolare città,  bacino ricchissimo di piatti che hanno come protagonisti tali varietà ittiche e come co-protagonista il pomodoro, scegliendo per l'MTC  uno dei più conosciuti piatti "alla livornese". Tutto ciò che si definisce "alla livornese", gastronomicamente parlando, significa infatti che naviga in tanto pomodoro, aglio e prezzemolo, vedi le famose Triglie alla livornese, il celeberrimo  Cacciucco (con 5 C mi raccomando), l'Inno di Garibaldi, meno conosciuto al di fuori dei confini labronici, lesso avanzato rifatto in padella con pomodoro ovviamente, chiamato così in riferimento al  colore rosso delle camicie garibaldine dal carattere irruento molto vicino a quello livornese e non ultimo il Baccalà alla livornese  che avevo infilato, scorporando gli ingredienti, nella mia prima versione di profiteroles salati, i Profiteroles alla livornese appunto.

Penso che tutti sappiano che il  baccalà è il merluzzo conservato sotto sale a differenza dello stoccafisso che invece viene essiccato. Attenzione però che in  Veneto chiamano baccalà lo stoccafisso.
Baccalà e stoccafisso sono stati divulgati in Italia dai marinai delle navi genovesi e veneziane  che approdavano nei porti olandesi, tedeschi e scandinavi e si erano abituati a questo prodotto che era ideale da trasportare per la sua facilità di conservazione.
Entrambi vengono  rinvenuti ammollandoli in acqua tiepida o anche nel latte per attenuarne il gusto penetrante. Una volta ammollati poi si possono cucinare in svariati modi, ogni regione italiana ha una o più ricette tradizionali per cucinare entrambi. 
Il baccalà non è propriamente povero in sé, ma sicuramente è sempre stato un piatto plebeo, per i giorni di magro, un vero protagonista della cucina povera.
A Livorno il baccalà compare nell’ottocento e trova il suo compagno ideale nel pomodoro, che rappresenta una costante nella cucina labronica, rossa= focosa, "rissosa e popolaresca che non indugia certo in raffinatezze" per dirla col Santini.
Qui è doveroso aprire una parentesi: forse non tutti sanno che il primo porto italiano in cui approdò il pomodoro fu proprio Livorno, verso la fine del XVI secolo, portato dagli ebrei sefarditi in fuga da Spagna e Portogallo a causa delle persecuzioni religiose e che trovarono rifugio a Livorno, modello civile di tolleranza e porto aperto a tutti i perseguitati del Mediterraneo. Altra parentesi, Livorno era l'unica città europea a non avere un ghetto e gli ebrei non hanno mai subito umiliazioni o limitazioni come altrove.
Gli Ebrei, dunque, sembrerebbero essere i  pionieri dell'uso del pomodoro in cucina quando appena sbarcato  dalle Americhe, in tutta Europa veniva considerato solo una pianta ornamentale e il suo frutto addirittura velenoso!! 

E' curioso inoltre notare che nonostante nell'immaginario collettivo, il pomodoro sia imprescindibilmente legato al meridione, in particolare alla tradizione partenopea, vedi la PUMMAROLA e la PIZZA, in seguito divenute emblemi della cultura gastronomica italiana, la coltivazione intensiva del pomodoro e il suo sfruttamento nell'industria conserviera partì nella seconda metà dell'ottocento da Parma con la nascita di laboratori artigiani per la produzione del concentrato di pomodoro!! E poi è storia nota, fu l'astigiano Francesco Cirio, nel 1876 a creare  la prima industria conserviera meridionale specializzatasi nella produzione dei pelati.

Ma torniamo al baccalà. Perchè baccalà alla livornese e non stoccafisso? E' facile che il baccalà sia sbarcato  in un secondo momento rispetto allo stoccafisso ma a Livorno si è sempre parlato di baccalà anche quando si trattava di stoccafisso. Nel Veneto invece, vedi sopra, propongono il baccalà in mille modi ma si tratta sempre e solo di stoccafisso!!
Quindi è il baccalà a guadagnarsi la definizione "alla livornese" mentre lo stoccafisso a Livorno è semplicemente lo stoccafisso con le patate o lo stoccafisso con  i porri ma non alla livornese. Stop.
Il baccalà a Livorno è  il piatto di magro per antonomasia, accompagnato dalla minestra di ceci. Ceci e baccalà, l'accoppiata della vigilia natalizia e orgoglio culinario livornese al pari del cacciucco.
Eppure i classici della cucina lo ignorano. L'Artusi per esempio, non lo cita. Parla di baccalà alla fiorentina, che in realtà  è alla livornese, avvertendo che "non è confacente agli stomachi deboli" ma si sa che l'Artusi non ha mai avuto in simpatia Livorno e si sa anche che soffrisse di stomaco, era un teorico della cucina, Livorno non poteva essere la "sua" città!

Un'ultima precisazione e curiosità che non riguarda la cucina. Mentre in ogni parte d'Italia dare del  "baccalà" ad una persona significa attribuirle la patente di allocco, stupido, a Livorno, scrive Paolo Zalum, ricercatore di storie labroniche "il vocabolo vale per ateo, che persona stupida non è davvero ma è, al contrario, un essere malinconico, dannato a portar sulle spalle il peso morto dell'incredulità"

Gran parte delle notizie storiche che ho riportato, attingono alle pubblicazioni e agli insegnamenti diretti di uno dei massimi esperti in materia di gastronomia livornese,  il compianto ALDO SANTINI, giornalista e storico enogastronomo livornese, scomparso quest'anno nel mese di agosto. Penna arguta, brillante, polemica e irruenta nel più puro spirito labronico, che ho avuto l'onore di conoscere e ascoltare avidamente in diverse occasioni.

Fonti bibliografiche:
LA CUCINA LIVORNESE, Aldo Santini, Ed. Franco Muzzio
IL CODICE DELLA CUCINA LIVORNESE, Luciano Bezzini, Umberto Creatini, Aldo Santini, Enrico e Claudio Guagnini, ed. Consorzio Tirreno Promotour, Cecina, Li
LA SCIENZA IN CUCINA E L’ARTE DI MANGIAR BENE, Pellegrino Artusi  n. 506 Baccalà alla Fiorentina

E ora ai fornelli!

LA RICETTA DEL BACCALA' ALLA LIVORNESE
Come succede spesso per le ricette tradizionali e storiche, è sempre difficile reperire quella vera, quella originale perchè nel tempo si modificano, si aggiungono e si tolgono ingredienti.
Andando a fondo della questione, vi propongo quella che sembra essere la più pura e integralista, praticamente la ricetta del baccalà talebano-livornese!

Quindi la tradizione vuole che il baccalà, ben ammollato e asciugato, venga tagliato a tocchetti e infarinato e fritto nell'olio, poi sgocciolato e ripassato in padella dove s'è avviata una salsa di pomodoro partendo da una robusta rosolatura con abbondante aglio e polpa di pomodoro, portato a cottura lentamente finchè si forma una bella salsa densa, si aggiunge del prezzemolo tritato verso fine cottura e il gioco è fatto.

C'è chi ci aggiunge anche la cipolla, chi il basilico, chi il "ramerino" (rosmarino) chi non lo frigge ma lo fa rosolare in padella seppur con abbondante olio.

Allora, io mi associo all'Artusi, non è un piatto per "stomachi deboli" e tento di alleggerirlo per quanto possibile perchè la rosolatura è fondamentale, del resto NON SI FRIGGE CON L'ACQUA, DEH! (e qui l'intercalare tipico livornese ci stava proprio bene)

Ecco dunque la mia versione fedele negli ingredienti ma alleggerita nell’esecuzione:

ingredienti per 4 persone:
2 filetti di baccalà da almeno 500-600 gr l'uno
2-3 spicchi d'aglio a seconda degli "stomachi"
500 gr di polpa pronta di pomodoro o pelati
olio extravergine d'oliva
prezzemolo
farina bianca



Il baccalà si trova già ammollato ed è vivamente consigliabile, altrimenti quello sotto sale va tenuto a mollo in acqua corrente per diverse ore e allora "lasciamo il compito ai bottegai" come dice il Santini. Anche quello ammollato comunque qualche volta risulta ancora molto salato, mi è stato suggerito di ammollarlo in acqua tiepida che facilita la dissalatura. O si assaggia crudo e non ci si pensa più o non si aggiunge sale perchè ce ne ha già abbastanza di suo e,  solo se necessario,  si regola  verso fine cottura quando l'assaggio è più gradevole.

Il filetto di baccalà è più fine nella parte della coda e più spesso verso la testa, e così pure nella parte centrale della spina rispetto alla parte della pancia dove si assottiglia  molto. Per questo motivo ho indicato quantità abbondanti perchè sarebbe l'ideale riuscire ad ottenere delle porzioni  di spessore uniforme dalla parte più alta e scartare quelle troppo fini. Calcolando uno scarto di ca 100 gr a filetto, per le quantità indicate, rimarranno 800-1000 gr, cioè 200-250 gr a testa.  I ritagli non si buttano via! Lessati separatamente, spinati e spellati,  mantecati con una patatina lessa, olio extravergine e un po' di prezzemolo eventualmente, creano un'ottima cremina da spalmare su fette di pane grigliate per un gustoso aperitivo.  Oppure si possono utilizzare per fare delle crocchette, uniti ad una besciamellina densa, impanati con pan grattato e uovo e fritti  per un finger golosissimo.



Dunque, abbiamo asciugato e spinato accuratamente  il nostro filetto e ricavato dei bei bocconcini tagliandoli a piacere, lasciando la pelle, mi raccomando, perchè mantiene la polpa unita, li infariniamo bene da ogni lato, schiacciamo gli spicchi d'aglio interi e li rosoliamo brevemente in una padella con un po' d'olio extravergine d'oliva, (utiizzando una padella antiaderente si riduce la quantità di olio), poi li togliamo per evitare che anneriscano e li teniamo da parte.

Rosoliamo vivacemente nell'olio  i tocchetti di baccalà infarinati  e li facciamo dorare bene da ogni parte, è importante che si formi una bella crosticina, lo manterrà morbidissimo, poi aggiungiamo la polpa di pomodoro e ci ributtiamo l'aglio, lasciamo sobbollire dolcemente per ca 15-20 min, dipende dallo spessore e  se la salsa si dovesse asciugare troppo allunghiamo con un po' di brodo di verdure non salato. Il risultato deve essere denso ma cremoso. Verso fine cottura una manciata di prezzemolo tritato, assaggino per controllare il sale ed eventualmente regolarlo ma normalmente non è necessario. TUTTO QUI!

E ora a voi! Friggetelo, rosolatelo o lessatelo con pomodoro cotto o crudo, come vi pare, l'importante è che sia il più livornese possibile!!
Grazie per l'attenzione e buon divertimento a tutti!
Cristina












mercoledì 2 novembre 2011

MISSION POSSIBLE: VINCERE L'MTC


HO VINTO L'MTC DI OTTOBRE!!!
WOW WOW E STRAWOWWWWW

E' semplicemente entusiasmante, inebriante, fantastico e incredibile. Io? con un dessert? un vero miracolo!! è nota la mia predilezione per il pesce e la mia quasi negazione per i dolci, eppure grazie all'Mtc mi sono cimentata già due volte in mission impossible per me: prima il Danubio, poi i Profiteroles, un pelo più abbordabili, comunque mai fatto un bignè in vita mia e quando mi sarei sognata di farli se non per l'Mtc? E invece ci ho preso gusto, mi sono divertita un mondo, presa dal virus da Mtc, la mia fantasia creativa si è sbizzarrita in tre proposte e poi mi sono fermata perchè mio marito mi ha minacciata che non avrebbe più voluto vedere un bignè in giro per casa per molto tempo ma ne avrei avute in mente altre!!!
Quindi benvenga questa sfida, questa kermesse divertente, scanzonata, un po' folle ma simpaticissima e utile perchè apre nuovi orizzonti e fa scoprire non solo nuovi piatti ma anche persone meravigliose.
Ringrazio Stefania di Profumi e Sapori per aver scelto la mia ricetta ovviamente e per avermi commosso con il suo bellissimo post in cui addirittura l'ha riprodotta e immortalata. Grazie davvero Stefania, spero di essere degna di succederti nella nuova sfida!
Ringrazio le adorabili signore dell'MTC, Giorgia che mi ha pure dato un premio fotografico per Du gust is megl ke uan, Daniela e Alessandra per la loro verve, bravura e simpatia, con le quali già da tempo si è instaurato uno splendido rapporto di reciproca fiducia e stima che mi auguro di non rompere in questa avventura novembrina perchè pare che, ONORE E ONERE, essere detentori del titolo e gestire la nuova sfida sia moooooolto impegnativo e stressante!
E infine ringrazio tutte le valide e temibili sfidanti con le quali è stato un onore confrontarmi, brave e bravi, perchè nel mezzo c'è anche qualche maschietto :-)
Giuro che non avrei mai pensato di superare i mostri di bravura come Giulia La Rossa, la Mapi, l'Araba Felice, Flavia di Cuocicucidici, Cinzia di Essenza in cucina, Acquaviva, Stefania di Cardamomo&c, Annalu e Fabio di Assaggi di viaggio, Eleonora di BurroeMiele, Silvia di Una stella ai fornelli, Alessandro "La renna", Nuccio del Blog di Max, Gianni uno storico in cucina, e ne cito solo alcuni, quelli che conosco meglio, mi scuso con tutti gli altri ma bravi bravi bravi tutti e avanti così, tutta a dritta!!!!
E ora mi rimbocco le maniche e lavoro subito alla proposta per la nuova sfida!
Buona giornata a tutti
Cristina



martedì 25 ottobre 2011

IL TERZO GUSTO AUTUNNALE: KAKI-PROFITEROLES PER L'MTC


Ecco quale avrebbe potuto essere il terzo gusto autunnale insieme ai DU GUST zucca e castagne, il kaki! E avrei fatto TRI GUST IS MEGL KE UAN! Mannaggia! Mi è venuto in mente dopo e allora come si fa a non provarlo? Avevo pronta un'altra versione salata ma questa ha preso il sopravvento e mi fermo a tre, decisamente, anche se potrei proporne a decine di versioni, si è messo in moto un meccanismo irrefrenabile, me li sogno la notte i bignè, le farce, le glasse.....il virus dell'MTC!

Ho avuto la folgorazione ieri mattina, anzichè sulla via di Damasco, al mercato a Rosignano Solvay (Li), quando vedo al banco di frutta e verdura degli amici castagnetani, dei bei kaki o cachi, come si preferisce, che scoppiavano dal tanto erano maturi e un po' ragnatelosi come quelli del vecchio albero che  mio papà conserva nel giardino della nostra casa di Boffalora Sopra Ticino (Mi). Brutti  e spappolosi ma perfettamente maturi e non ho avuto dubbi sull'uso che ne avrei fatto. Il mio occhio vigile li ha scovati nella cassetta che si intravedeva dietro al banco, sul camion, come spesso succede d'estate, tengono la frutta più matura, che non arriva a sera, e io "avvoltoia" me la accaparro per farci la marmellata, spesso anche gratis!
Buoni come quelli del mio papà però non li ho mai trovati quaggiù.....e finalmente un omaggio anche ai lombardi così non rischio il diseredamento dopo le innumerevoli  citazioni livornesi!!
A casa nostra i kaki si mangiavano col pane, figurarsi nei bignè come sarebbero stati  buoni! Un altro abbinamento che mi fa impazzire è con il Porto.
Decido subito che la farcia sarà una sorta di bavarese e poi medito sulla  glassa adatta, non posso replicare vaniglia e rosmarino, che ci sarebbe stata a meraviglia, opto per un'altra spezia che adoro, la cannella e il Porto dove lo infilo? mumble mumble.....ci sono!!......all'opera!!

KAKI-PROFITEROLES, GLASSA FIORDILATTE E CANNELLA, SCIROPPO AL PORTO

Buoni ma così buoni da mangiarne a secchiate!!!!


per i profiteroles ovviamente la ricetta è rigorosamente quella di Stefania, Profumi&Sapori


per la farcia di 12-14 bignè:
100 gr di purea di cachi
1 cucchiaio di zucchero vanigliato
150 ml di panna fresca
100 ml di latte
2 uova
10 gr di agar agar in polvere

sbattere i tuorli con lo zucchero e l'agar agar, portare a bollore  il latte e versarlo a filo sui tuorli., rimettere  sul fuoco a fiamma bassa e far amalgamare mescolando. Aggiungere a freddo  la polpa dei cachi e la panna montata.


per la glassa al fior di latte e cannella
150 ml di latte
50 ml di panna fresca
1 cucchiaio di zucchero a velo
6 gr di agar agar
un pizzico di cannella in polvere

mescolare lo zucchero con l'agar agar, aggiungere a filo il latte, portare a bollore e far bollire per 3 minuti
A freddo incorporare la panna fresca e un pizzico di cannella, lasciar addensare un poco prima di nappare i bignè e poi passare in frigor.


per lo sciroppo al porto
500 ml di Porto (ovviamente va benissimo un Ruby da supermercato, non sacrificherei nè una riserva nè un vintage!)
12 gr di agar agar

Versare il Porto in un pentolino, portare a bollore e far ridurre della metà, versarlo sull'agar agar mescolando velocemente per non creare grumi e lasciar rapprendere. Introdurre lo sciroppo ottenuto in una siringa da pasticceria e dosarlo sopra ai profiteroles








lunedì 17 ottobre 2011

PROFITEROLES DU GUST IS MEGL KE UAN


"La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti può capitare" diceva Forrest Gump,
così come in  un profiteroles plurigusto, ogni bignè è una sorpresa!
L'idea iniziale era di proporre anche tre gusti ma mi sono fermata a due, non trovavo il terzo in armonia con tutto il resto: una farcia alla zucca, ricotta e cannella, una farcia alle castagne, ricotta, scaglie di cioccolato e per la glassa, crema alla vaniglia e rosmarino con pinoli tostati, ce n'era a sufficienza di gusti!
Non sto a caricare tutte le foto dei vari passaggi, sono già state immortalate nel primo round salato di ieri su Poverimabelliebuoni :Profiteroles alla livornese, così come l'evoluzione dell'intero MTC day.

Ed ecco qua il secondo round per  l'MTC di ottobre:



PROFITEROLES DU GUST IS MEGL KE UAN
(farce alla zucca e alle castagne, crema  vaniglia e rosmarino con pinoli tostati)


Tout court la ricetta:

Per i bignè ho seguito scrupolosamente le istruzioni di Stefania raddoppiando semplicemente le dosi e nella seconda infornata  ho usato la bocchetta giusta del sac-à-poche. Ho ancora un bel po' di bignè vuoti che attendono il terzo round....
Per farce e crema, ingredienti per ca 14 bignè, 7 per ogni farcia,  le dosi sono abbondanti e se avanzano farce e crema si mangiano a cucchiaiate no?

200 gr di zucca decorticata
  80 gr di ricotta
  1 cucchiaio di zucchero
   un'idea di scorza di limone grattugiata 
   un pizzico di cannella in polvere

300 gr di castagne
 80 gr di ricotta
 1 cucchiaio di zucchero
 scagliette di cioccolato a piacere

Crema :
200 ml di latte
1/2 stecca di vaniglia
1 rosso d'uovo
1 cucchiaio colmo di farina
1 cucchiaio colmo di zucchero
un piccolo rametto di rosmarino intero (2-3 cm)
2 cucchiaiate di panna montata

Decorazione: una manciata di pinoli tostati e rametti di rosmarino

Per la preparazione dei bignè vedi Profumi e Sapori e Poverimabelliebuoni (quest'ultimo solo per ridere, per la ricetta ovviamente affidarsi a Stefania)  
Tolti i bignè dal forno, lo sfrutto per far appassire la zucca affettata finemente, alzo un po' la temperatura a 200° per ca 15 min.
Nel frattempo lesso le castagne, poi le sbuccio e le passo nello schiacciapatate ancora calde, aggiungo la ricotta e lo zucchero e da ultimo, quando il composto è raffreddato, le scagliette di cioccolato.
Frullo la zucca e la passo al setaccio, aggiungo la ricotta, lo zucchero, una grattugiatina di scorza di limone e una spolverata di cannella.
Preparo la crema: incido la stecca di vaniglia e con un coltello schiaccio fuori i semini, li aggiungo al latte con il pezzetto di rosmarino e faccio scaldare. Lavoro  il tuorlo con lo zucchero, poi aggiungo la farina continuando a rimestare e diluisco con il latte tiepido, poi riverso tutto nel pentolino del latte e continuo la cottura finchè la crema si addensa. A freddo incorporo due cucchiaiate di panna montata.
Farcisco i bignè con i due composti alla zucca e alle castagne, li compongo in modo classico a montagnetta su una bella alzatina di cristallo che sono andata a ripescare negli scatoloni ancora imballati dal trasloco (sono in una casa in affitto in attesa di quella nuova e tutta la cristalleria, il servizio buono, le tovaglie belle sono rimaste inscatolate in attesa della destinazione definitiva, ora sto facendo fuori il servizio di piatti e bicchieri da tutti i giorni o meglio i rimasugli di diversi servizi in un'accozzaglia inverosimile di stili e colori!!!), poi li ricopro con una bella colata di crema e li decoro con qualche pinolo tostato e rametti di rosmarino (che tappano strategicamente le colature della crema che ho versato troppo presto senza aspettare che rapprendesse bene, la frenesia da MTC, la fretta di fare la foto e vederla subito al computer)

Zucca e castagne, binomio autunnale che mi è sembrato indovinato, la crema vaniglia e rosmarino è elegantissima ma va ben calibrata, i pinoli arricchiscono il tutto e anche come gusto sono indicati. Beh, sono abbastanza soddisfatta!


Partecipo anche al contest de Il Gatto Ghiotto










martedì 11 ottobre 2011

EMANUELE VALLINI, ELOGIO ALLE FRATTAGLIE & Co



Rassegna enogastronomica promossa dalla Provincia di Livorno per tutelare e promuovere la qualità dei prodotti tipici locali, favorire la diffusione di prodotti sani, privilegiando la cosiddetta "filiera corta" e i principi della dieta mediterranea.
La rassegna si svolge nel mese di ottobre, aderiscono alla rassegna circa 30 ristoranti della provincia livornese, produttori d'olio, di vino ed altri prodotti gastronomici.
Venerdì 7 ottobre Emanuele Vallini, carismatico chef del ristorante LA CARABACCIA, Bibbona, di cui ho scritto su VINIX, ha proposto un menu "Elogio alle frattaglie & Co":

Il  fegato magro di Mucca al  Lazzero Le Mezzelune

Sfogliatina di melanzane e animelle di Chianina con scaglie di pecorino Toscano Riserva su crema di pomodoro san marzano e gocce d’olio extravergine Sacchirotti

*****
Lasagnetta  aperta alla croce di Chianina

Zuppetta di fagiolo Toscanello e nervetti con croccante di porro e pane
"cavallo" all’olio Le Querce

*** 
Il bollito di Chianina a modo…… “mio”
***

Cantucci, spuma all’uovo bianco di Lari e caffe’ del Trinci

 Olio:
Az. Agr. Le Querce, Bibbona

Vino:
Vini PHILIKA (vermentino) VEIVE (viognier)
Vino: INTEGOLO (cabernet, montepulciano)

Carne
Az agricola il “Boccaccio” di Guerrieri Andrea Bibbona
Macelleria Orfeo,  Bibbona


Conosco Emanuele ed apprezzo  la sua cucina ormai da qualche anno, alcuni di questi piatti li avevo già assaggiati ma in questa serata tutto mi è sembrato speciale e semplicemente impeccabile, un menu calibratissimo, ha reso il difficile "quinto quarto" appetibile anche a chi non è avvezzo a certi gusti marcati e particolarissimi. Un esempio : mio marito non mangia la trippa, ma la lasagnetta l'ha divorata, ha pure scarpettato la squisita besciamella al brodo di trippa, poi gli ho svelato cosa fosse la croce!
Quinto Quarto è un termine che indica le frattaglie in generale. Un tempo, al momento della macellazione il primo quarto, quello più pregiato, andava ai nobili, il secondo alla Chiesa, il terzo in ordine di qualità alla borghesia ed il quarto ai soldati. Al popolino non restavano che le viscere, le interiora, che vennero dunque ribattezzate "quinto quarto".
Emanuele è un vero artista nella preparazione del quinto quarto, l'ha portato anche in TV a Rai 1 estate, ricordo l'espressione perplessa/schifata della conduttrice fighetta davanti a una bella lingua bovina con la quale preparò un meraviglioso millefoglie con crema di broccoli  e un'altra volta ha proposto il "picchiante" cioè il polmone bovino!!
Nel suo ristorante, in  carta sono riportati i nomi e i cognomi dei produttori di pasta, carni, uova, formaggi, olio, persino il caffè e il pane.
A proposito di pane, il pane "Cavallo" di Bibbona viene così chiamato perchè una volta, quando si faceva il pane, il particolare impasto veniva appoggiato su tavolacci di legno, successivamente per infornarlo lo mettevano a "cavallo" del braccio, in tal modo prendeva la forma di una sella di cavallo. Viene prodotto dal  Panificio Le Chicche di Gasperini, Bibbona, che, dal 1953, sforna prodotti artigianali e tradizionali, insieme a focacce e dolci.

Ora, lascerei parlare i piatti......

Il fegato di mucca  marinato al sale grosso e finocchietto, con olio extravergine d'oliva IGP Toscano monovarietale Lazzero dell'azienda agricola Le Mezzelune, Bibbona. Il Lazzero è una rara cultivar autoctona dell'area di Bibbona/Casale Marittimo, dà un olio molto profumato, di carattere e gusto intenso ma elegantissimo, perfetto sul fegato.


La sfogliatina di melanzane e animelle di Chianina con scaglie di pecorino toscano riserva e crema di pomodoro san marzano e gocce d'olio extravergine d'oliva Sacchirotti.
Cito Wikipedia, finchè si può: Animella è il nome popolare del timo, una ghiandola situata nel collo dei bovini che non superano i due anni di vita (dopo tale età viene riassorbita dall'organismo, seccandosi), spesso viene esteso anche alle ghiandole salivari. Considerato un "cascame", uno scarto di difficile reperibilità, ha un elevato contenuto nutrizionale, nonché un elevato tasso di colesterolo. Di gusto delicatissimo rievocante il sapore del latte, è avvolta da una membrana che viene tolta dopo che la ghiandola è stata sbollentata per alcuni minuti.


La lasagnetta aperta alla croce di Chianina, besciamella stemperata col suo liquido di cottura
La croce o trippa liscia corrisponde al rumine, primo dei tre prestomaci bovini, è la parte più spessa e più grassa, L'Accademia della Trippa


La zuppetta di fagioli toscanelli e nervetti con croccante di porro e pane cavallo
I classici "nervetti toscani" provengono dalla zampa del vitello, in questo caso sono stati  praticamente sciolti nella zuppetta di fagioli per un risultato cremoso e saporito. L'accostamento con i fagioli si ritrova sia nella tradizione toscana che in quella lombarda, i nervetti milanesi ad esempio vengono conservati in gelatina e poi tagliati a cubetti, serviti in insalata con fagioli bianchi e cipolla.

L'irrinunciabile bis servito da Emanuele direttamente dal coccio di cottura:

Il gran finale: Il bollito misto secondo Emanuele: 4 tagli cotti sottovuoto a bassa temperatura in diversi liquidi di "governo", uno con aggiunta di vino, uno con zucchero, uno con aceto e uno con brodo vegetale, lingua, reale, guancia, stinco. Salse di accompagnamento: crema di broccoli, maionese-inutile-dire-casalinga, riduzione al vino rosso e cannella. A mio avviso, l'apotesi del quinto quarto!

in preparazione



Un gran piatto!




Ho dimenticato di immortalare il dolce e qualche altrovino e olio, chiedo venia ai produttori.
Grazie ad Emanuele, al suo sous chef Mirko ed all'efficientissima moglie Ornella che dirige la sala con professionalità e simpatia, per la notevole esperienza!

domenica 18 settembre 2011

INSALATA DI FRUTTA E VERDURA AL MOSCATO, CORIANDOLO, MENTA E BASILICO


Scene di ordinaria frenesia da MTC!
Tutto di corsa, tutto a incastro, pur di farcela....lo so lo so...è solo il 18 settembre, mancano ancora 10 giorni, ma io domani parto per un viaggetto di lavoro/piacere e rientro proprio il 28, dall'annuncio del tema della sfida di settembre ad oggi non ho avuto tempo per dedicarmici materialmente ma con la mente elaboravo e fremevo per arrivare al giorno programmato in cui avrei potuto concretizzare le mie idee!
Alla vigilia di una partenza con il solo volo prenotato, valigia completamente da fare, ancora da prenotare hotel, auto, leggere dove andare, cosa vedere e, molto importante, dove mangiare!!
Almeno avevo fatto la spesa, tutti gli ingredienti studiati, pronti! Peccato solo che oggi ci sia il temporale, quindi brutta luce per le foto.
Il tavolo interamente occupato da frutta e verdura, il libro "Scolpire frutta e verdura" che mi ha regalato mia sorella tempo fa e che avevo sfogliato appena, l'ho ripescato ancora negli scatoloni del trasloco, coltellini affilatissimi, il moscato, scottex e vai......nonostante gli improperi del marito a cui tocca, una volta tanto litigare con booking.com......

INSALATA DI FRUTTA E VERDURA AL MOSCATO, CORIANDOLO, MENTA E BASILICO


per l'MTC di SETTEMBRE



Ingredienti:
melone,pesca,pera,mango,carota,zucchina,finocchio,barbabietola
1 bottiglia di moscato
menta,basilico,coriandolo



Porca miseria, mi rendo conto ora che se avessi fotografato ogni passaggio, avrei evitato di spiegare tutto. Ci provo.
Con la mandolina ho affettato le zucchine, a mano ho tolto la buccia a melone e mango e li ho tagliati a fettine, alla pera ho lasciato la buccia, mi piaceva il contorno, così come per la pesca, tagliata a tocchetti, la barbabietola a fettine.
I fiorellini di carote sono veramente elementari, la base del fruit carving, infatti l'unica cosa che conoscevo già prima di leggere il libro.  Bisogna innanzitutto pelarle, poi bisogna praticare dei taglietti lungo i lati in modo che in seguito, tagliate in sezione a rondelle risultino dei fiorellini, così:


Ho versato il moscato in una capiente insalatiera e ho buttato tutta la frutta e  le verdure tranne le barbabietole, queste vanno trattate a parte e tenute separate fino all'ultimo altrimenti tingono tutto, meglio passarle prima in acqua e ghiaccio, scolarle bene e poi tuffarle nel moscato in una ciotola a parte.

E ora è il momento delle calle, si capisce no? sono fatte con le foglie esterne dei finocchi, quando le ho viste sul libro non ho potuto resistere, a mio avviso fanno un figurone e sono facilissime da fare, basta incidere la foglia alla base del finocchio e staccarle facendo attenzione a non romperle, rifilarle dandogli la forma del petalo della calla, praticare un foro nel gambo e inserire una carotina modellata in modo che rimanga una protuberanza a mò di pistillo del fiore.

Poi si affetta fine fine il resto del finocchio e si unisce al moscato.
Ho assemblato il piatto, cosparso il tutto con foglioline di menta e basilico, semi di coriandolo, e la marinata al moscato.
Dopo la foto abbiamo distrutto l'opera, abbiamo dato una bella mescolata e ce la siamo goduta come merenda.  Se lasciata macerare qualche ora sarà sicuramente  più buona.
E' una macedonia molto fresca, verdure e frutta stanno benissimo insieme in un'armonia di dolce, acidulo, aromatico e l'insolito  pizzicore dato dal coriando.

E anche l'MTC di settembre è stato onorato!!







giovedì 1 settembre 2011

UMIDO DI MOSCARDINI AI PEPERONI


Un tradizionale, gradevole  rosso del Rodano da finire, aperto la sera prima per accompagnare  un ottimo arrosto di girello di manzo acquistato d'emergenza dal  nuovo macellaio-rosticcere che trovo lungo la strada di casa, e l'intenzione di  provarlo con una zuppetta di mare saporita e speziata mi hanno ispirato questo connubio. Opto per i moscardini rammentando un crostone con umido di moscardini ai peperoni molto saporito  assaggiato da qualche parte e abbinato ad un Bolgheri Doc (prevalenza cabernet) . Decido che col St Joseph 2009 "Clos des Martinets" di Barge, syrah classico, fruttato, pepato, speziato e minerale anzi roccioso, se mi si passa il termine, perchè si sente proprio il terroir, la roccia, granito nel suo caso, portato dal recente viaggio nella Valle del Rodano di giugno, poteva proprio starci bene l'umido che avevo in mente, magari caricato con una speziatura decisa come il chiodo di garofano.
Il piatto però non è risultato essere quello che avevo in mente, ho usato  l'aceto balsamico ma era troppo marcato, meglio il vino, ho utilizzato il pomodoro fresco, non era ben maturo, meglio sarebbe stata la salsa e addirittura un po' di concentrato (ma me l'ero dimenticato), era buono ma slegato e col vino non andava, non perchè sia una  sommelier del menga, la teoria  era giusta, è stata la pratica che non ha funzionato a causa dei piccoli errori descritti, dominava il peperone, in tal caso meglio il cabernet ovviamente! Ma ci riproverò e aggiusterò così la ricetta:



x 2 persone
600 gr di moscardini
500 gr di peperoni rossi e gialli
150 gr di passata di pomodoro + un cucchiaio di concentrato (anzichè i pomodori freschi che ho usato io)
aglio, 2 foglie di alloro, 3-4 foglie di salvia, 3- 4 chiodi di garofano
1/2 bicchieredi vino rosso col quale si accompagnerà il piatto (anzichè l'aceto balsamico)

Io alleggerisco a modo mio gli umidi di seppie, polpi, moscardini, lessandoli al dente in pentola pressione, così si riducono moltissimo i tempi di cottura, poi li rosolo con le basi degli umidi e proseguo la cottura utilizzando la loro acqua come brodo per allungare.
I moscardini erano piccoli, li ho buttati ad acqua fredda e appena iniziato il fischio, li ho lasciati cuocere 10 minuti. A fine cottura ho aggiunto un pizzico di sale e li ho lasciati riposare nella loro acqua fino al momento di utilizzarli per l'umido.
Ho rosolato un grosso spicchio d'aglio con 2 foglie di alloro spezzate, la salvia, con un filo d'olio e appena l'aglio iniziava a sfrigugliare, ho allungato con un po' di brodo dei moscardini, poi ho unito i  moscardini facendoli rosolare a fuoco vivo, sfumato con l'aceto balsamico, ripeto: meglio il vino, lasciato evaporare, aggiunto i peperoni tagliati a listarelle, il pomodoro, ripeto: meglio  la passata e il concentrato di pomodoro, regolato di sale, pepe, i chiodi di garofano, e fatto cuocere allungando con brodo dei moscardini per una ventina di minuti.
Da servire  su fette di pane grigliate e chi gradisce agliate, irrorato con olio evo a crudo e un pizzico di peperoncino a piacere.

St Joseph 09 "Clos des martinets"