mercoledì 23 gennaio 2013

PICI CON RAGU' DI CAVOLO NERO, CANNELLINI E SALSICCE SCAPPATE PER L'MTC DI GENNAIO 2013




Tutti, Patty compresa, si aspettavano Pici&Alici da Poverimabelliebuoni e invece no, partecipo con InsalataMista!
Binomio irresistibile indubbiamente Pici&Alici,  soprattutto per via della gustosa rima però ce n'è già una versione nella raccolta UN'ACCIUGA AL GIORNO, sicuramente  ne avrei studiata un'altra ad hoc ma  volevo rispettare scrupolosamente le condizioni dell'MTC gennaio 2013


E soprattutto volevo rispettare le indicazioni di Patty con cui concordo, i pici chiamano la terra, la Toscana, la  tradizione contadina, l'arte di arrangiarsi con quello che offre la dispensa, ovvero l'orto, l'aia, il bosco.
La cucina è il frutto dell'ingegno dettato dalla fame, sostiene un mio vecchio amico chef castagnetano, Umberto Creatini,  il mio primo vero maestro di storia e cultura della gastronomia toscana, in particolar modo maremmana e livornese.
Rammento alcuni piatti geniali contenuti nel libro IL CODICE DELLA CUCINA LIVORNESE, scritto dallo stesso chef  in collaborazione con giornalisti e storici locali quali Luciano Bezzini, Aldo Santini e i fratelli Guagnini.
Un libro che non racchiude  una  semplice raccolta di ricette ma che rappresenta una testimonianza di storie, di tradizioni, di aneddoti legati ad un territorio dove campagna, macchia e mare convivono da secoli  e si esprimono in ricette che riflettono interamente la loro origine. Ricette di piatti trovate in vecchi ricettari o foglietti sparsi dove non c'erano indicazioni dei pesi ma "pugni", "manciate" "tazze", "mestoli", alcune ascoltate dalla tremolantevoce di vecchie massaie che le avevano ascoltate a loro volta dalle loro nonne e la cui origine si perde in un passato lontano di povertà, di sacrifici e dove la festa aveva un significato vero.
Rammento e rileggo titoli di piatti che sono pura poesia come il sugo di ignoto pescatore, la zuppa di sassi, il sugo sano e la zuppa di chiocciole scappate che è quella che mi ha ispirato.  Stratagemma furbissimo, altro che l'Araba, per far accettare ai commensali quello che passava il convento sostenendo che l'ingrediente principale c'era ma se n'era andato o "fuito" come direbbero pure i napoletani,  quando invece non c'era proprio mai stato.
Stessa furbata anche a  Palermo, come ho appreso da Stefania di  Cardamomo&co e i suoi PICI CON LE SARDE A MARE, il principio è lo stesso!

E allora mi sono immedesimata in un'epoca passata: Cristina la contadina, non ridete, è di origini senesi ma ha sposato un castagnetano, è diventata maremmana. Vive in campagna, si leva presto la mattina col canto del gallo e va nell'orto a raccogliere quello che offre la stagione invernale " il cavolo nero ha preso la prima gelata, tanto meglio, l'è più bòno! Quasi quasi ci rosolo dentro du' salsicce, un po' di pomodoro....mmmmmhhhh che languorino, eppure ho appena fatto colazione!"
Torna in cucina col suo bel mazzo di cavolo nero, rovista in dispensa "ma le salcicce, oh chissel'è pappate 'ostì? beh vorrà dire che si farà senza, allora? quasi quasi filo du' pici come a casa mia e li condisco con il cavolo nero, e le salsicce dirò che sono scappate o qualcuno se l'è rubate! male male ci butto du' fagioli che non disgarbano mai e riempiono 'r buzzo"
E principia a impastare, a filare, a rosolare e tutto è pronto per quando arrivano l'òmini dai campi a desinare.

Ed ecco i pici di Cristina la contadina con quel che c'era:

PICI CON RAGU' DI CAVOLO NERO, CANNELLINI E SALSICCE SCAPPATE


Ma nell'esecuzione è stata Cristina la pasticciona, per fortuna che ho preparato le pesate prescritte da Patty per 4 persone perchè con tutti gli errori che ho commesso, piciando ho scartato diversa pasta e alla fine è bastata per 2 porzioni molto abbondanti ma per 4 sarebbero state scarse. Con gli scarti, dal momento che avevo cotto i fagioli e non si butta via nulla, il giorno successivo ho preparato una classica pasta e fagioli!
Che cosa non ha funzionato allora? ho avuto fretta di filare i pici, i primi sono stati un disastro e li ho accantonati, non ho fatto riposare la pasta a sufficienza, o non avevo ancora capito bene la tecnica manuale, poi  sono sprovvista di spianatoia, a dimostrazione del fatto che non sono una gran sfoglina e non l'ho mai nascosto, sul piano della cucina non filavano, allora mi sono dovuta arrangiare con il tagliere di legno del pane, no dico, avete presente che fatica?



E nonostante ciò, la sudata che ho fatto ha dato i suoi frutti, ebbene, ecco un picio lungo 80 cm!! (ogni segmento del metro è 20 cm, quindi il conto è presto fatto)


La ricetta (2 porzioni abbondanti)

per il sugo : le foglie più tenere e interne di 2 bei mazzi di cavolo nero
un bello spicchiotto d'aglio, mezza cipolla dorata, altro che scalogno, non siamo mica fighi noi!
3-4 foglie di salvia
2-3 cucchiai di polpa di pomodoro conservata
una manciata di fagioli cannellini lessati
un'idea di peperoncino in polvere (facoltativo)
una generosa grattugiata di pecorino di media stagionatura
olio extravergine d'oliva bòno, sale e pepe macinato al momento
e le salsicce? se ci sono bene, altrimenti se le sono portate via i ladri o sono scappate da sole come le chiocciole!

Veniamo al sugo: faccio rosolare l'aglio e la cipolla in olio evo con le foglie di salvia, poi ci salto il cavolo nero lavato asciugato e tagliato a striscioline, aggiungo la polpa di pomodoro, regolo di sale e pepe, allungo con un goccio d'acqua, unisco una manciata a piacere di fagioli cannellini precedentemente lessati, tappo e faccio andare 10 min, giusto il tempo di amalgamare i sapori, il cavolo non mi piace spappolato, deve crocchiare in bocca!
Lesso i pici, li scolo e li butto nel sughetto a mantecare, servo con un filo d'olio evo a crudo, una puntina di peperoncino se piace e una bella grattugiata di pecorino e.....GNAM, una vera goduria!!



Grazie Patty, non mi sarei mai sognata in vita mia di fare i pici e non vedo l'ora di ripiciare, ho ordinato la spianatoia!!!

Ah...quasi dimenticavo, per onorare lo stile di Andante con Gusto, non può mancare la colonna sonora: chi meglio di Pino Daniele canta la sua terra!





lunedì 21 gennaio 2013

UNA MACEDONIA DI TRIPPA E UN CONTEST: QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION



Una macedonia di trippa mi sembrava molto eloquente e adatta a dare il via ad un  contest come questo: QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION in collaborazione con Sabrina del blog Les Madeleines di Proust.


Che significa? Significa svecchiare un po' il quinto quarto, senza rinnegare i classici ma divertirsi a rivisitarli, reinventarli, rivoluzionarli! Come questa macedonia di trippa appunto, con verdure croccanti, mostarda di frutta e salsa verde o il Millefoglie di lingua con mousse di broccoli e salsa d'acciughe del post precedente o ancora l'opera di puro virtuosismo di Sabrina: Aspic di guancia al porto, scalogni in agrodolce e guacamole di carciofi

Probabilmente non è necessario specificare cosa si intenda per QUINTO QUARTO ma per rinfrescare la memoria si definisce QUINTO QUARTO ciò che rimane dalla macellazione di bovini , ovini, suini e ungulati, dopo che sono stati prelevati i quattro quarti pregiati, vale a dire i due quarti anteriori e i due quarti posteriori. Rimangono dunque  trippa e lampredotto (stomaco bovino), rognoni, milza, fegato, cervella, animelle, polmone, cuore, lingua, piedini, coda ma anche testina e guancia nel vitello. Vale anche per il pollame e i conigli, con le creste, i bargigli, il collo, i piedi, il fegato e il magone.
Da alcuni anni  ormai chef illuminati, stellati o non stellati, nobilitano queste parti, regalandoci  veri  capolavori culinari. In sintonia anche col momento attuale che ci vuole tutti parsimoniosi e impegnati nel recupero, nel riciclo, quale attività più stimolante di creare grandi piatti con ingredienti poveri!
La mia compagna di avventura, Sabrina, da vera artista e con grande ironia ha messo infatti sul trono la protagonista assoluta  del quinto quarto creando questo delizioso banner:





Inoltre nobilitiamo anche  il nostro  contest  chiamando a fare da giudici due mostri sacri in materia:

il "prof" Leonardo Romanelli, giornalista enogastronomo, sommelier, insegnante, autore e coautore di guide vini e ristoranti come  la guida VINI Gambero rosso, autore di numerosi libri di cucina e vino nonchè, proprio in imminente uscita : La Birra in Cucina ed. Mondadori e naturalmente  Il Libro delle Frattaglie, offerto in premio proprio per questo contest. E' autore ed interprete di originali monologhi teatrali quali Come diventare Sommelier in 50 minuti, e Confessioni di un critico enogastronomico, coordinatore di eventi e manifestazioni fra cui Degustibooks e la Biennale di enogastronomia a Firenze e le Cene Galeotte nel carcere di Volterra,  in cui gli chef cucinano con i detenuti.
Volto noto della tv, ha partecipato a LA PROVA DEL CUOCO su Rai1,  e a CHEF PER UN GIORNO su La7, attualmente interviene come ospite ad Aspettando il Tg sulla tv toscana Italia7.
Ma non dimentichiamo i suoi interventi radiofonici, le sue attività di volontariato e impegni sociali, e il suo blog che non poteva chiamarsi che QUINTO QUARTO! E.....last but not least..... forse non tutti sanno che Leonardo è fondamentalmente  UN CUOCO!!!
Qui io ho fatto solo un sunto, sul suo sito  ci sono tutte le informazioni dettagliate della storia professionale di questa  irripetibile, eclettica figura dell'enogastronomia italiana!

lo "chef trippaio" Luca Cai de L'Osteria Tripperia Il Magazzino di Firenze. 
Trippaio storico fra i più apprezzati della città, diventa ristoratore aprendo Il Magazzino dove propone il suo quinto quarto, in cui è vero maestro, sia nelle  versioni tradizionali come il classico bollito  sia in versioni originali e ludiche come il riso cavolo e lampredotto in kimono  e la gelatina di quinto quarto agli agrumi che ho avuto il piacere di apprezzare e descrivere qui. E ancora le sue mitiche polpettine di lampredotto, i ravioli di trippa qui. Non ho ancora avuto occasione di degustare gli ironici  totani di bosco, cioè striscioline di trippa fritta!  Personaggio modesto e schivo, grande professionista, generoso e disponibile, partecipa a manifestazioni enogastronomiche  e ad attività singolari come la mitica Disfida del lampredotto, una vera guerra a colpi di lampredotto, Lucca vs Firenze svoltasi al Serendepico di Gragnano, Lucca nel novembre 2010!

Abbiamo pure uno SPONSOR d'eccezione:  la celebre  Macelleria Zivieri di Monzuno, Bologna che da alcuni anni organizza un concorso gastronomico, a cui partecipano chef altrettanto celebri, e che è già diventato un vero cult, l'evento si chiama CHEF AL MASSIMO, descrizione della prima edizione nel dettagliatissimo post di Sabrina


E ora, come si conviene,  un po' di regole:

Oggetto del contest: QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION = rivisitiamo i classici del quinto quarto, rivoluzioniamoli, destrutturiamoli, reinventiamoli all'insegna della creatività ma nel rispetto della materia prima!

Le ricette, corredate da almeno una foto, dovranno essere inviate alle seguenti mail
citando nell'oggetto QUINTO QUARTO (R)EVOLUTION
Per chi possiede un blog è sufficiente lasciare il proprio link nei commenti di questo post e di quello de Lesmadeleinesdeproust inserendo il banner sia nel post che nella home page del proprio blog.

Inizio contest : 21 gennaio - termine: 5 marzo 2013 PROROGATA AL 12 MARZO
Saranno ritenute valide solo le ricette  pubblicate e inviate entro tali date.

PREMI:
1° classificato: BIGLIETTO OMAGGIO VALIDO PER 1 MENU DI CHEF AL MASSIMO  2013!!

In conclusione, desidero ringraziare Leonardo Romanelli, Luca Cai e Aldo Zivieri per la gentile collaborazione e la grande disponibilità!!
Grazie anche a Sabrina che ha fatto i salti mortali, causa capricci del suo computer, per preparare il banner in tempo!

E se a qualcuno interessano gli ingredienti della macedonia di trippa eccoli qua:

per 4 persone

400 gr di trippa cotta
verdure crude a piacere: cavolo viola, carota, sedano, rape dolci, tutte tagliate  a julienne (per chi la tollera anche una cipolla cruda non guasterebbe affatto)
mostarda di frutta (quella di Cremona, senapata per intenderci ) a piacere, io ho usato ciliegine e pere
salsa verde per condire il tutto (un bel trito di prezzemolo, acciughina sott'olio, un'idea d'aglio, sale, zucchero, aceto, olio evo)

Vi aspettiamo numerosi!!! Evviva il QUINTO QUARTO E LA SUA (R)EVOLUTION!!!

I quinto quartisti rivoluzionari:

Nora, TataNora blog, La Bruschetta del cuore
Luca e Monica, Fotocibiamo, GNOCCHI FRITTI AL QUINTO QUARTO 
Cristiana, Beuf à la mode, LINGUA SU LETTO DI PIOPPINI
Dani, Profumo di Zenzero e cannella, Frittelle frattaglie fritte
Greta, Greta's corner, Ravioli di coratella versione corner
Flavia, Cuocicucidici, Guance brasate al vino rosso e carote 
Consuelo, I biscotti della zia, Cuore panato alla senape con patate al forno
Sciroppo di mirtilli e piccoli equilibri, Gelatina di maiale aromatica e speziata
Dani, Profumo di Zenzero e cannella, Trippa e patate a modo mio 
A ciascuno il suo, La Rugnosa Moderna
 
 
 
 

 
 



venerdì 18 gennaio 2013

MILLEFOGLIE DI LINGUA CON MOUSSE DI BROCCOLI E SALSA D'ACCIUGHE


E' in arrivo una sorpresa per gli amanti del quinto quarto...........molto presto anzi prestissimo!

Nel frattempo, dal momento che sono in fase "frattaglie",  produco ma  ripesco anche nei files, come questa millefoglie realizzata non mi ricordo nemmeno quando, scopiazzata a modo mio da un cavallo di battaglia di Emanuele Vallini, de La Carabaccia di Bibbona, Li. Questa delizia  è proposta  spesso in carta alla Carabaccia  e, recentemente, Emanuele l' ha rivista e l'ha infilata in un panino facendola diventare un ottimo "street food",  ideato per la mitica festa di Vico Equense di Gennaro Esposito. Ho avuto il piacere di assaggiarlo e l'ho descritto proprio in questa sede, vedi post PANE AMORE E FANTASIA , titolo preso dal  nome del piatto! Squisita anche nel panino, c'erano dubbi? con salsetta verde e rossa. Ricetta di Emanuele per il PANINO

La mia versione di millefoglie con mousse di broccoli e  una salsetta invece di acciughe sott'olio:



Ingredienti x 2 persone

lingua bovina 350 gr ca
sedano, carota, cipolla, chiodi di garofano, sale qb
broccoli 250 gr
olio evo qb
5-6 filetti d'acciughe sott'olio

Volevo sperimentare la cottura  sottovuoto a bassa temperatura ma non ho la macchinetta per il sottovuoto, ho comunque buttato il pezzo di lingua e tutti gli odori in un sacchetto per la cottura degli alimenti, l'ho chiuso stretto stretto facendo uscire tutta l'aria possibile e poi l'ho messo in pentola con abbondante acqua, l'ho portata a leggero bollore, ho abbassato la fiamma e ho lasciato andare piano piano per un paio d'ore coperto controllando di tanto in tanto la temperatura che si è stabilizzata sugli  80°+/-  (non proprio bassa bassa ma non avendo l'attrezzatura adeguata, ci si arrangia!).
Nel frattempo ho cotto i broccoli al vapore e li ho ridotti in purea nel mixer, regolato di sale e olio evo.
Ho tagliato la lingua a fettine sottili, non possiedo l'affettatrice, un po' più fini delle mie sarebbero meglio, e ho montato la millefoglie alternando fettine di lingua e mucchietti di purea di broccoli.  Ho cosparso il tutto con una salsetta ottenuta facendo sciogliere dolcemente sul fuoco i filetti d'acciughe e un po' d'olio evo, con l'aggiunta  di un cucchiaio d'acqua per non far rosolare l'olio.
Servire  tiepida. 

lunedì 14 gennaio 2013

DOLCE RUSTICO DI FARINA DI CASTAGNE ALL'OLIO CON NOCI E UVETTA


per il contest Se io fossi....de Il bosco di Alici



Cara Annarita,

prima che tu ci rimanga male vedendo questo dolce decisamente poco attraente e magari indegno da sottoporre ad un giudice come Toni, ti spiego perchè ho pensato invece che fosse perfetto! perfetto perchè imperfetto! sì è frutto di un gran pastrocchio e quindi  riflette un aspetto della mia personalità e cioè che sono una gran PASTICCIONA!! e non solo in cucina ma in cucina dò veramente il meglio.
A parte il casino che combino che la cucina sembra un campo di battaglia ma proprio i danni materiali che spesso causo, tipo far cadere  la moka e lasciare un bel solco sul parquet nuovo, quando basterebbe mettere un tappetino, e imbrattare di caffè mobili e pareti e questo è solo un esempio dei capolavori che riesco ad eseguire!! Come togliere un dolce dal forno, inciampare e rovesciarlo spiaccicandolo bene bene fra le cerniere e la base ancora bollente del forno che per pulirlo non ti dico......
Pensa che da piccina, siccome già dimostravo queste doti speciali, mi raccontano i miei genitori, perchè io non ricordo, avrò avuto tre anni, che una sera quando il mio papà (concedimi papà anzichè babbo quando scatta l'amarcord famigliare) tornava dal lavoro io gli vado incontro trotterellando esibendo una bambola "intonsa" esclamando tutta trionfante "papà l'ho aggiustata tutto il giorno" per dire che non avevo rotto niente :-))

Ma veniamo al dolce e al tuo contest.
In un primo momento, non sapendo proprio da che parte cominiciare, ho chiesto aiuto al consorte che è bravissimo a dare delle pennellate precise dei caratteri e delle tipologie umane. Figurati con me, quando dalla mattina alla sera non fa che ripetere "ma perchè te sei così...ma perchè te sei cosà" lo saprà ben lui come sono no?
Ha sparato la sua sentenza e mi ha dipinta con una certa tipologia di dolce che spero di riuscire ad interpretare al più presto.
Questo dolce che propongo oggi invece è casuale, totalmente estemporaneo e anche questo riflette un altro aspetto del mio carattere la SPONTANEITA'. E' rustico e semplice, anch'io sono semplice, per quanto riguarda il rustico diciamo che sono schietta e senza grandi pretese ma sia da bosco che da riviera. E questa è la versione "bosco", più bosco di così poi con la farina di castagne!!

Il dolce è nato perchè volevo sfruttare la farina di castagne con la quale mi ero già sbizzarrita parecchio lo scorso anno, sperimentando gnocchi, tagliatelle e cannelloni, polenta, cantuccini e biscotti  anzi triscotti nonchè una variazione di castagnaccio che mi rende molto orgogliosa: il millefoglie di castagnaccio con ricotta e limone candito.
Avevo anche un sacchetto di noci da far fuori, decido di unire le uvette e parto con l'elaborazione. Vado a sbirciare una vecchia ricetta di un dolce soffice con l'olio perchè non voglio usare il burro.
Mi metto pure a pesare gli ingredienti diligentemente!!! ho solo 2 uova in frigorifero, dura che non sono altro, non posso diminuire la quantità di farina? no, mi sono fissata di riempire un certo stampo. Procedo comunque, monto gli albumi fermissimi a neve come da manuale col mio recente acquisto, un bellissimo robot che mi sono regalata per la casa nuova a giugno, pieno di aggeggini che ancora non li ho provati tutti, poi lavoro i tuorli con lo zucchero e incomincio ad incorporare la farina di castagne setacciata, mista a farina bianca e frumina e lievito in polvere, diluisco con un paio di cucchiai d'olio di semi di mais ma capisco già che qualcosa non funziona, non verrà mai un dolce soffice, allora che faccio, per non esagerare con l'olio decido di unire subito i bianchi montati a neve, so che è un sacrilegio, vanno alla fine ma ne ho bisogno ora!!
e vai con la farina e ancora olio e poi aggiungo le noci e le uvette ammollate in acqua calda con un goccio di cognac, cambio il frullino con il gancio per la pasta perchè capisco che comunque l'impasto è tipo frolla non da dolce soffice! Non potevo pensarci prima? una frolla alle castagne, noci e uvette no? COCCIUTA!
Sgancio, tolgo la pasta, la lavoro un po' sulla spianatoia, non la faccio riposare in frigo e la metto nel maledetto stampo che volevo usare, in forno gonfia lo stesso e io sono felice!!!


Alla fine è venuta una torta interessante e pure buona, molto nutriente, da inzuppare nel caffè a colazione è perfetta! con la crosticina fuori e dentro una via di mezzo fra un dolce soffice e una crostata, una crostata lievitata praticamente e probabilmente la consistenza speciale della farina di castagne la rende nel contempo compatta, insomma mi sa che pensavo di aver creato un mostro e invece magari ho creato una nuova tecnica per la frolla soffice e il segreto è unire i bianchi montati a neve nell'impasto!! avrei la presunzione di rivoluzionare l'arte dolciaria, ecco, altra caratteristica del mio carattere PRESUNTUOSA!!!

Ricapitolando, questi gli ingredienti se qualcuno avesse voglia di sbagliare come me, oppure basta aumentare le dosi di uova che sicuramente il dolce viene più soffice:

150 gr di farina di castagne
50 gr di farina 00
50 gr di frumina
100 gr di zucchero semolato
2 uova
3 cucchiai colmi di olio di semi di mais
1 bustina di lievito vanigliato
70 gr di gherigli di noci tritati grossolanamente
70 gr di uvetta sultanina rinvenuta in acqua calda e cognac

"Procedimento" = vedi sopra! Cottura: 30-35 min in forno a 180°C

In conclusione, partecipo con questo dolce perchè riflette le mie caratteristiche di CASINISTA, SEMPLICE, SPONTANEA, ESTEMPORANEA, ESTROVERSA, COCCIUTA, SCHIETTA, con tanta FACCIA TOSTA  e  un pizzico di PRESUNZIONE!

Per altri aspetti del mio carattere, la versione RIVIERA, spero di riuscire ad esprimerli nel dolce che ho in mente.......


sabato 1 dicembre 2012

PANE LINGUA E FANTASIA, EMANUELE VALLINI, LA CARABACCIA, BIBBONA (Li)


Un tranquillo venerdì di novembre, una pausa pranzo estemporanea e fortuita!
Allora, è andata così: ieri, Emanuele, di buon mattino,  mi onora condividendo su fb il link al mio post sulle arancine fusion per l'MTC ovvero FIRENZE CHIAMA PALERMO, ARANCINE CON CAVOLO E LAMPREDOTTO in cui lo citavo come fonte di ispirazione! Emanuele è uno chef estroverso, simpatico e disponibile,  compare già su Insalata Mista   col suo ELOGIO ALLE FRATTAGLIE, inoltre ha partecipato con grande simpatia pure alla raccolta UN'ACCIUGA AL GIORNO con ben TRE ACCIUGHE AL GIORNO!! 
Commentando il post e messaggiando su fb, mi chiede "che fai di buono oggi?" e io "oggi? niente, si salta!! sono in giro"
"come salti? se sei in zona passa!! Ti aspetto"
Come potevo rifiutare?
h 13.15 mi presento alla Carabaccia.
Ornella, moglie di Emanuele, mi chiede se voglio aspettare il "bimbo" che esce da scuola così pranzo insieme a lui. "Ok!" dico io, a conferma della confidenza che c'è fra di noi, magari è il "bimbo" che non ha voglia di mangiare insieme a me!
Arrivato Nicolò, il "bimbo" (che ha già 13 anni e fa la terza media e dopo probabilmente seguirà le orme paterne e se ne va a studiare all'alberghiero) a tavola!
Mi offrono un calice di franciacorta brut rosé, toh...che fortuita coincidenza, c'è un tavolo di signori in giacca e cravatta che scopro essere rappresentanti e produttore franciacortino UGO VEZZOLI!!
Alzo il calice e ringrazio sorridente i signori della Franciacorta, sicura che poi ci sarebbero stati altri spumanti da assaggiare :-))
Poi brindo pure con Nicolò e la sua coca cola!
Babbo Emanuele ci vizia con la sua entrée invernale: una superba pappa al pomodoro che è perfetta come apri-pista e col rosé ci sta proprio bene:


A seguire il pezzo forte, il panino PANE LINGUA E FANTASIA che Emanuele ha portato anche a Vico Equense al mitico raduno di chef organizzato da Gennarino Esposito. Conoscevo già il suo millefoglie di lingua e crema di broccoli, perchè l'ho gustato più volte nel suo ristorante e gliel'ho pure copiato,  dentro nel panino è una gran figata, accompagnato da due salsette, pomodoro e pesto di lattuga!!!




Il brut proposto non mi esalta, torno al rosé:


Seguono due classici di Emanuele, dei deliziosi sformatini di carciofi su fonduta di pecorino, sempre impeccabili:



e i suoi imperdibili gnocchetti alle olive nere e origano, sughetto di pomodoro da raccogliere col cucchiaio, in barba al galateo, e rigatino di cinta senese con una generosa grattugiata di pecorino sopra, una vera leccornia!!

Col secondo brut, un  millesimato 08, pinot nero e chardonnay,  si sposano a meraviglia, spumante interessante, fragrante, fine,  dalla beva piacevole e soave!

A questo punto mi fermo, doveva essere uno spuntino!!! I signori della Franciacorta continuano, salto infatti il Satèn (che normalmente non è la mia passione),  passo al caffè, selezione ORO di Trinci e non resisto ad una coccolina : una pralina di mousse di cioccolato Valrhona coperta di granella di nocciole. Tanto per concludere degnamente!!!


Come adoro questi momenti strapatti alla norma, veri regali! E raccatto pure un invito dai franciacortini a partecipare ad un evento su da loro  in azienda!!
Saluto tutti quanti e me ne vado soddisfatta  con Emanuele che mi ammonisce "quando sei in zona, guai a te se non passi per un boccone, sei sempre la benvenuta!!"

Grazie a Emanuele, Ornella, Nicolò e Mirco (a momenti dimentico il bravissimo aiuto cuoco) e viva il quinto quarto e pure la Franciacorta vai.....alla prossima, sicuro!!!


martedì 27 novembre 2012

FIRENZE CHIAMA PALERMO! LE ARANCINE CON CAVOLO E LAMPREDOTTO PER L'MT CHALLENGE NOVEMBRE 2012




Una fusion interregionale di cibo da strada: le arancine palermitane sposano il lampredotto fiorentino, ingrediente protagonista del cibo da strada per eccellenza della città del giglio: il panino col lampredotto che appositi chioschi sparsi in diverse piazze della città o concentrati nei mercati di San Lorenzo e Sant'Ambrogio propongo ad ogni ora del giorno!
E non solo, il riso richiama un altro uso antichissimo della cucina popolare fiorentina, un cibo emblema di povertà di cui i fiorentini dei quartieri bassi si vergognavano e che mangiavano più per necessità che per  gusto: riso e cavolo cotti nel brodo di lampredotto; se si voleva recare offesa ad un umile lo si apostrafava dicendogli che era "venuto su a brodo di lampredotto"

Un minimo di premessa è indispensabile! Della serie "forse non tutti sanno che....." il lampredotto è uno dei quattro stomaci  della mucca, come la trippa, si tratta  precisamente dell'abomaso. È formato da due parti, la spannocchia ,la parte più grassa, bianca e gelatinosa e la gala, che è la parte più buona e saporita, molto increspata e di colore violaceo. Il nome pare che derivi da una qualche somiglianza con la lampreda, una sorta di anguilla che fino a qualche tempo fa sguazzava  in Arno.
Il panino col lampredotto da qualche anno è ritornato in auge, artefici di questo revival sono  molti chef contemporanei che hanno recuperato le antiche tradizioni popolari e lo ripropongono in carta in divertenti rivisitazioni. A Firenze la fa da padrone, in materia, Luca Cai dell'Osteria Il Magazzino di Piazza della Passera ma anche Marco Stabile de L'Ora d'Aria,  solo per citare quelli che conosco abbastanza bene.
Più vicino a me, sulla costa livornese, un altro profeta del Quinto Quarto, come è stato definito in un recente articolo di Irene Arquint  su Il Tirreno, è l'amico Emanuele Vallini de l'Osteria La Carabaccia di Bibbona.
Grazie a queste frequentazioni mi sono appassionata al Quinto Quarto  e pensare che quando sono "scesa" in Toscana facevo la schizzinosa se mi proponevano la trippa però mangiavo la lingua. Dopo poco tempo, ho rotto gli argini e ora il mio palato avventuroso fa concorrenza ai giapponesi!!

Questo per spiegare perchè, quando ho visto che l'oggetto della sfida di  questo mese erano le arancine e, soprattutto, leggendo il bellissimo post di Puppacena che approfondiva l'aspetto culturale  delle arancine come cibo da strada palermitano, mi è scattato immediatamente il parallelo col più noto cibo da strada toscano, il panino col lampredotto e di conseguenza con il riso col cavolo e brodo di lampredotto, e siccome 2+2 fa 4, ho deciso che le mie arancine avrebbero contenuto un cuore di cavolo e lampredotto, il riso c'era già per default!



Ingredienti per 8 arancine di ca 6-7 cm di diametro

Lampredotto gr 300
riso carnaroli gr 200
mezza carota, mezzo gambo di sedano
 1 scalogno, 2-3 chodi di garofano, un ciuffo di prezzemolo
1,5 lt d'acqua
3-4 foglie di cavolo verza
sale, olio evo qb
+ farina e acqua  e pan grattato come da prescrizioni di Puppacena
per la lega e la panatura
2 lt di olio di semi di arachidi per friggere

 Il lampredotto che si trova comunemente  in commercio è pre-cotto, per  fare il brodo l'ho rituffato nell'acqua con le verdure e gli odori, un pizzico di sale e l'ho fatto sobbollire coperto per 30 minuti. L'ho spento e l'ho lasciato a bagno  per un giorno intero perchè il riso viene meglio se cotto nel brodo del lampredotto del giorno prima come mi ha insegnato il Cai.
Ho scolato il lampredotto, portato a bollore il brodo rimasto che si sarà ridotto  a 1 lt, ho cotto il riso nel brodo ca 10-12 minuti (la cottura completa prevista è 18-20)  fino a completo assorbimento del liquido in modo che mantenesse tutta la collosità sia del grasso del brodo che dell'amido del riso. Ho mantecato solo con un poco d'olio evo. Ho fatto raffreddare immergendo la pentola in una bacinella con acqua e ghiaccio e poi ho passato in frigorifero per qualche ora come da istruzioni di Puppacena.
Nel frattempo ho pulito il lampredotto, levando la parte grassa, quella bianca, l'ho tagliato a striscioline e l'ho rosolato con un po' di scalogno, olio evo e la verza tagliata a strisce.
Ho composto le arancine farcendole con il ragù di lampredotto e cavolo.
Le ho passate nella lega preparata con acqua e farina e poi panate nel pan grattato e fritte in abbondante olio di semi di arachidi  riscaldato e mantenuto tra i 160 e  180° (basta premunirsi di un termometro per alimenti)

Ho resistito a non mangiarle subito perchè dovevo fare le foto ma sono stata ricompensata perchè ho evitato un'ustione  al palato, infatti dopo il set fotografico erano sempre calde ma della temperatura giusta!!!





giovedì 22 novembre 2012

VARIAZIONI DI SALMONE PER COLOUR & FOOD DI NOVEMBRE


La mia triplice interpretazione del colore ARANCIO, tema di novembre di  Colors&Food, contest colorato a cadenza mensile lanciato dalle bravissime Cinzia di Essenza in Cucina e Valentina di My taste for food.
Parteciperei con il tris completo e con ogni singolo piatto, se le signore mi danno conferma!


Tartarina di salmone, carote e arancia e gelatina di aperol


Ingredienti per 2 persone

70 gr di salmone fresco
100 ml di aperol spritz
1 cucchiaino di zucchero
40 ml di spremuta fresca d'arancia + scorza grattugiata di 1/4 d' arancia bio
1/2 cucchiaino scarso d'agar agar
1 cucchiaio abbondante di trito di carota, sedano, e cipolla
(nelle proporzioni carota 3 parti, sedano 1 e cipolla  1/2, magari quest'ultima passata nell'aceto)
olio evo, sale, zucchero,pepe qb

Ho programmato diligentemente il lavoro con giorni d'anticipo perchè il samone va assolutamente congelato per essere consumato crudo!!
Stamattina, dopo colazione,  come prima cosa ho tolto il samone dal freezer e ho preparato la gelatina. Ho adottato l'aperol spritz perchè al banco degli aperitivi aveva il colore arancio che mi piaceva di più!! Ho mescolato l'aperol spritz con il succo d'arancia, stemperato l'agar agar e portato a ebollizione. Poi l'ho versato in un recipiente in modo da avere uno strato di 4-5 mm e l'ho fatto raffreddare.
Ho tolto la pelle al salmone e l'ho pulito bene dal grasso sottopelle ancora congelato perchè l'operazione risulta più facile. Ho diviso il filetto in tre parti, la parte più alta (2/3), tagliata in 4 cubetti,  l'ho messa da parte per il tataki, il resto (1/3) l'ho coperto con zucchero e sale, in proporzione 70 e 30%, l'ho lasciato marinare per 2 h, poi l'ho sciacquato e asciugato.
Ho ridotto il salmone  in tartare e l'ho mescolato con il trito di sedano, carota e cipolla, ho aggiunto un po' di scorza d'arancia tritata (per questo le arance devono essere assolutamente bio) e ho condito il tutto con un pizzico di sale, pepe, olio evo e la spremuta d'arancia.
Comporre  la tartare utilizzando un coppapasta, ritagliare un disco di gelatina con lo stesso coppapasta e posizionarlo sopra la tartare, guarnire con spicchietti d'arancia

 
Snack di albicocche secche, mandorle e salmone affumicato alla vinaigrette di clementine


Ingredienti per 2 persone

1-2 fette di salmone affumicato
una cucchiaiata di granella di mandorle
4-6 albicocche secche
1 clementina media bio
olio evo qb

 
Ho preparato gli snack tagliando le albicocche nel mezzo, le ho farcite con la granella di mandorle che avevo fatto tostare in una padellina antiaderente, ho avvolto le albicocche con delle striscioline di salmone affumicato e ho irrorato il tutto con una vinaigrette d'olio e succo di clementina (più intensa e dolce delle arance in questo momento). Ho ridotto la scorza della clementina, privata del bianco, a julienne e l'ho fatta arricciare in acqua molto fredda e ho utilizzato i riccioli per guarnire gli snacks.

 

Tataki di salmone in salsa Worchester con pesto di pomodori secchi


Ingredienti per 2 persone

120 gr di salmone fresco
 salsa worchester, olio, sale
5-6 pomodori secchi al naturale
1 cucchiaino d'aceto di riso, 1 cucchiaino di zucchero e un'idea  di sale, olio evo qb

Ammorbidire i pomodori secchi facendoli rinvenire in acqua calda.  In seguito, scolarli e frullarli con  l'aceto, lo zucchero, il sale e l'olio fino ad ottenere una crema.
Tagliare il filetto di salmone in 4 pezzi da cm 1,5-2 di altezza, irrorarli  con  abbondante salsa worchester, salare un poco  e spadellarli pochi secondi a fuoco vivace da entrambi i lati in una padellina con un filo d'olio evo in modo che formino una crosticina abbrustolita all'esterno ma che rimangano visibilmente crudi all'interno. Mettere due bocconcini su ogni piatto accompagnando con il  pesto di pomodori

NB: Le quantità indicate sono calcolate per servire i tre assaggi in sequenza o nello stesso piatto da portata come nella foto:



Il primo boccone da assaggiare è la tartare, a seguire gli snack e per ultimo il tataki. Quest'ultimo si mangerà ormai freddo se serviamo tutto coreograficamente insieme.  Se ce ne freghiamo della presentazione, serviamolo successivamente, spadellato al momento!!

Beh...che altro aggiungere, è stata una degustazione divertente e sono contenta dei risultati altrimenti non li avrei divulgati nè tanto meno proposti per un contest.  Un pranzetto niente male, i colori brillanti hanno rallegrato la giornata uggiosa e la mia mattinata di lavoro è stata ampiamente  ricompensata!!!