mercoledì 12 maggio 2021

LE FOLLIE DI CARLO GIUSTI

 


Ma siamo sicuri che siano follie quelle di Carlo Giusti? Per me è puro genio! E non credo di essere la sola a sostenerlo..

Ho avuto il piacere di conoscere ed ascoltare questo singolare allevatore/agricoltore "sognatore", come lui stesso si definisce, in occasione di un'entusiasmante giornata di presentazione della sua azienda, La Vallata di Lajatico, Pisa. Un'azienda naturalistica che conduce con tutta la famiglia, nel mondo della ristorazione toscana da quattro generazioni ed ora, grazie al nuovo progetto, anche nell'ospitalità, viticoltura, agricoltura ed allevamento. Sono ben 500 gli ettari della proprietà che si snodano in un ambiente naturale meraviglioso fra colline e vallate a pochi chilometri a nord ovest di Volterra, dove  pascoli e boschi incontaminati ospitano e nutrono animali felici. 




Carlo Giusti, enologo, agronomo e biologo, proviene dal mondo del vino, ha lavorato come consulente soprattutto in Italia e in Sud America.   E' stato  fra i pionieri della biodinamica applicata all'enologia, andando a scuola direttamente dal suo principale esponente, il mitico Nicolas Joly. 
Poco più di una ventina d'anni fa inizia il suo progetto di allevamento di razze quasi estinte o non valorizzate, forte delle esperienze maturate in varie parti del mondo, elaborando la sua filosofia di allevamento "etico". Un concetto che racchiude molti concetti, dal biologico al biodinamico all'ecosostenibile e che richiama anche concetti legati alla produzione vinicola, come il "terroir". Come per i vitigni, anche per le razze animali, si ricerca la migliore espressione legata al territorio, alla cultura del luogo e alla sapienza dell'uomo che interagisce con la natura, integrandone la spontaneità con tecniche e colture,  in un quadro "etico", ovvero di rispetto della stessa,  per il benessere dell'animale che si traduce in salubrità delle sue carni ed infine in  benessere per l'uomo che se ne ciba. Il suo modello  di allevamento è stato adottato a livello europeo come pilota per altri paesi. 
 
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Si possono gustare le carni provenienti dagli allevamenti dell'azienda La Vallata direttamente in tenuta, nel ristorante classico, dedicato anche alle cerimonie, condotto dalla mamma, bravissima cuoca  e in quello più informale, "Il Tuscany" in stile bottega con degustazione dei prodotti in vendita con schiacce, panini, taglieri, pizze ma soprattutto hot dog di cintale e hamburger di  Angus e Chianina e grigliate di tutte le carni prodotte dalla fattoria. 

Ma è alla norcineria che Carlo si appassiona con grande entusiasmo e meticolosità e dopo anni di sperimentazioni elabora  prodotti singolari e unici, andando anche contro corrente rispetto alle mode o introducendo tecniche rivoluzionarie fino a farsi dare del folle! Definizione di cui è quasi orgoglioso e che è diventato il suo brand: Le follie di Carlo Giusti
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IL PROSCIUTTO DI PICCIONE
Il racconto di Carlo parte dal piccione, pennuto dalla carne nobile e difficile, col quale amano misurarsi molti chef. Da sempre affascinato dal piccione viaggiatore,  studiandone l'anatomia e le peculiarità, decide di incrociare quelli da carne con quelli viaggiatori; li lascia liberi di volare tra le colline della vasta tenuta cosi si alimentano con nutrienti controllati ma in libertà.. Da sottolineare che questo tipo di allevamento è UNICO AL MONDO, così come i prodotti che ne derivano! 
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Quando i piccioni raggiungono l'età adulta, le carni hanno sviluppato un valore proteico importante che sarà necessario per la produzione del suo prosciutto. La salagione di queste carni magre avviene per osmosi inversa, attraverso cioè una camicia di erbe che permette l'assorbimento del sale. La marinatura ha luogo in vasche esauste di marmo che avevano ospitato lardo di Colonnata. Una volta al  mese, per 5-6 mesi gli strati di carne ed erbe e sale vengono invertiti. Dopo 6 mesi il prosciutto è pronto. La stagionatura prosegue  per due anni e si ottiene la "bottarga" di piccione che viene proprio grattugiata come una bottarga e  infine, a quattro anni di stagionatura, la bottarga viene polverizzata e diventa il "nettare" di piccione che mescolato a polline di sulla dà origine ad un prodotto sconvolgente che chef del calibro dei fratelli Alajmo hanno usato persino in pasticceria!!

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IL GALLO NERO DEL VAL D'ARNO 
Risale al '92 il progetto di recupero e rivalutazione di questa razza storica e antichissima del Val D'Arno, lo stesso gallo della famosa leggenda rinascimentale, che poi è stato adottato come simbolo del consorzio del Chianti Gallo Nero. Un gallo difficile da allevare, ci spiega Carlo Giusti, frugale, rissoso, che necessita di ampi spazi aperti ed ha una crescita lenta, pertanto poco economico. Non potendo proporre piatti a base di gallo nero al prezzo di un foie gras, la soluzione scelta dall'allevatore in collaborazione con amici norcini,  per valorizzarne le carni, è quella di produrre salumi molto particolari e preziosi,  così come paté e sughi in vasetto.  


IL CINTALE BRADO
Il "cintale" è un incrocio nato casualmente tra cinta senese e cinghiale e in seguito selezionato, che offre carni con il gusto della cinta e la magrezza del selvatico.
I "cintali" vengono allevati in vasti spazi aperti, alimentati con cereali, erbe, ortaggi e frutta coltivati a rotazione dall'azienda, che oltre a nutrire gli animali, forniscono anche importanti difese naturali come per esempio sedano e porri che sono validi vermifughi per gli animali allo stato brado. 
Con una tale materia prima, il Giusti va a nozze nell'elaborare salumi ma non si accontenta, non si affida alla norcineria classica toscana che produce salumi troppo sapidi e speziati, vuole ricercare il perfetto equilibrio tra grassezza e sapidità per sottolineare il sapore intrinseco e l'eccellenza della materia prima, come nei vini. Nella produzione dei salumi di cintale Carlo smonta i classici concetti norcini ed applica le sue conoscenze di biologo ed enologo. Sperimenta infatti una criomacerazione carbonica a freddo delle carni per scomporne gli elementi grassi e magri che poi vengono ricomposti nei salumi utlizzando anche lardo, magari già  stagionato,  di altri animali. Rivoluzionario!! 


BLACK ANGUS E CHIANINA
Sono le due razze bovine allevate alla Vallata. La Chianina perché tradizionalmente è considerata la regina della Toscana! Forse troppo sfruttata a livello di nome e di marketing e sopravvalutata, sostiene Carlo, ma non ci si può esimere.  Le carni delle loro Chianine vengono utilizzate sia  in cucina che per la realizzazione di salumi. 
Alla Chianina, Carlo preferisce l'Angus che ha imparato a conoscere ed apprezzare in Argentina dove ha potuto vedere ed apprendere il culto dei caballeros per l'animale. Allevato in biologico da 15 anni, l'angus è molto adatto all'allevamento brado e facile da gestire nella visione di allevamento etico (dorme persino all'aperto, nel bosco, non ha bisogno di coperture) . La sublimazione dell'angus si svela a tavola, quando compare il sushi di toro ovvero carne cruda di toro, che nessuno valorizza, marinata e condita con spezie ed erbe. 

PECORA GARFAGNINA BIANCA
Una pecora di ceppo appenninico che si nutre, oltre che di erba, anche di rovi e arbusti, come le capre e quindi  funge da "taglia siepe" lungo i fossi, naturale ed ecologico. Ne derivano carni dal gusto elegante con le quali viene prodotta la cosiddetta SALAMELLA DI PECORA ESTINTA con lardo di groppa, insaccata in budello di montone. Purtroppo questa non era disponibile durante la degustazione a cui ho partecipato ma già la carrellata che segue rende l'idea dell'eccezionalità di questi prodotti!!
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In Azienda ci sono anche delle capre apuane, che sono ancora oggetto di studio, degli asini biondi che con il loro ragliare fanno da guardia e tengono lontani i lupi. Ho visto anche dei pony e uno struzzo. Inoltre la passione di Carlo per i pennuti ora si sta rivolgendo anche a pernici, starne e coturnici..

LA DEGUSTAZIONE


Si parte con il tanto atteso prosciutto di piccione, la bottarga e il nettare e polline accompagnati da mostarda di arancia. Il prosciutto è molto elegante, asciutto, saporito ma bilanciato. Impeccabile. La bottarga una rivelazione. Il nettare mescolato al polline difficile da capire, a mio gusto il polline è un po' invadente ma nel piatto finito che arriverà a fine degustazione trova il suo equilibrio. 


La delicata e morbida pralina di mortadella di gallo nero glassata con latte di mandorle è il delizioso preludio alla degustazione di elaborati di gallo nero


Crostino con rigaglie e fegatino di gallo nero, fetta di mortadella di gallo, pralina di fegato e uvetta di corinto, avvolte nel cacao - pralina di fegato cioccolato e mandorle siciliane, crocchetta di gallo nero in crosta di pane nero, sigaro ( o wurstel) di gallo nero in budello di montone.  Tutto al top, forse un po' sotto tono la crocchetta ma perché tutto il resto è sconvolgente!! 

il  "tegamino" con pane e focaccia e il vino di casa dal nome ironico e spiritoso : Poggiomatto! Gradevole blend tradizionale toscano di Sangiovese, Colorino e Canaiolo. 


La degustazione del cintale brado : nella ciotolina il sigaro di cintale, a destra la "sbriciolona" (una sorta di finocchiona) ottenuta con la tecnica della criomacerazione carbonica in vino chardonnay, nei cucchiaini una lussuriosa spuma di "bazza", la mortadellina, le crocchette alla mela verde e ortiche e il soffice di groppa, nello stile dei prosciutti di spalla piacentini ma con il gusto del cintale!! Notevole!

Si passa alla Chianina, il gusto più conosciuto ma con l'impronta della Vallata di Lajatico per una serie divertente di assaggi delle sue carni, sia al naturale che elaborate 

La  meravigliosa pralina di fegato al centro, ricoperta con glassa all'amarena, un vero bon bon! Poi si riconoscono nella foto l'ottima tartarina al naturale e due pezzi di tagliata, in entrambe si sente la qualità della carne e la sua pulizia. Un arrosticino,  un sigaro, un burger mignon, un salame e una mortadellina. Tutto Chianina, avete letto bene!! 

Ed ecco che arriva l'ora dell'Angus, tanto amato da Carlo e molto apprezzato anche da noi commensali. Carne meravigliosa, scioglievole, morbida, saporita anche nuda e cruda o appena condita con delicatezza. Bellissima la presentazione della tartare con un coreografico gioco di carpacci di frutta. Tenero e gustoso il sushi di Toro ,ovvero  la quenelle di carne di toro Angus, marinato a secco con erbe e spezie e infine condito con polvere d'aglio, paprica, carote e prezzemolo e nappato con crema di burrata e olive nere. Infine anche col fegato di Angus viene composta una deliziosa pralina con il tocco dolce dei fichi e le inseparabili noci. Tutto perfettamente calibrato!


Pensavamo fosse finita, invece arrivano anche tre assaggi di primi piatti per valutare l'utilizzo della bottarga e del nettare di piccione in piatti cucinati. Inutile dire che mi si sono subito accese delle lampadine e  già pensavo a come usare la bottarga che ho subito ordinato e comperato, insieme ad altri prodotti naturalmente!! 

Tagliolino fresco all'uovo, burro di grande qualità, grattuggiata generosa di bottarga di piccione e striscioline di prosciutto di piccione. Da ola!! Mi entusiasma di meno il bottone di pasta fresca alla camomilla con nettare di piccione e polline ma soprende l'equilibrio, al di là del gusto personale  che invece si infiamma per i maltagliati al sugaccio di gallo nero con un tocco delicato di tartufo nero, che arrivano praticamente come dessert e nonostante fossero già le quattro passate di pomeriggio e il mio stomaco fosse al limite, non mi vergogno a dire che me li sono pappati interamente!!!  

Pur non finendo tutti i piatti, è stata una degustazione impegnativa  ma non ho avuto problemi di arsura con tutti quei salumi né difficoltà digestive, a riprova di quanto anticipato dall'allevatore norcino a proposito del bilanciamento del sale nei suoi salumi e dalla delicatezza della cucina. Prova provata, direi! 
Non vedo l'ora di sperimentare in cucina i prodotti che ho acquistato....

Il nobile pennuto

Una piccola selezione dei prodotti in vasetto


E la foto ricordo con l'eclettico Carlo Giusti

Un sentito grazie per l'invito e complimenti a tutto lo staff de La Vallata Lajatico  per l'eccellente organizzazione della straordinaria esperienza offerta! 
Ad maiora!

* foto contrassegnate con asterisco tratte dal sito de La Vallata e Le Follie di Carlo Giusti

venerdì 7 maggio 2021

RISOTTO VEGANO ALL' AVOCADO MANDORLE E LIME

 

Per due venerdì consecutivi mi sono focalizzata sulla carbonara, che era uno dei temi  per il nostro CLAN DEL RISOTTO DEL VENERDI' FB

Prima ho fatto una carbonara di mare con uova di pesce sia fresche che conservate, poi ho fatto anche la carbonara classica con tutti gli ingredienti canonici, senza troppi stravolgimenti ma con la gestione della salsa carbonara cbt come avevo già sperimentato qui . Non ho avuto tempo di metterla sul blog, l'ho postata solo su fb e ig: riso Igp Vialone nano tostato a secco, cotto con acqua, mantecato con salsa carbonara cbt e guanciale rosolato a parte. Cialda di pecorino e parmigiano con pepe nero Kampot e pepe di Schuan per un tocco aromatico prezioso. Tutto qui. Semplice classica bontà che funziona anche col risotto.

Dalla carbonara al vegano c'è un bel salto!! Siamo letteralmente agli antipodi! Eh sì, mi è venuto spontaneo, per contrastare tutto il colesterolo che abbiamo ingurgitato, ci volevo qualcosa di più sobrio e soprattutto senza grassi animali. Ma anche per provare cose nuove, per approfondire argomenti a volte spinosi, per aprire i propri orizzonti. Quindi, a questo giro 'O FAMO VEGANO!

Ammetto che, essendo onnivora,  ho riso anch'io di certe vignette che circolano sui vegani. Non amo gli estremismi ma comprendo il valore etico ed ecologico della scelta vegana che oltre alla dieta alimentare si estende ad un vero stile di vita.  Anche se non mangiare pesce e carne e prodotti di derivazione animale non è la panacea per la salvezza del pianeta, esistono anche allevamenti e pesca sostenibili ed etici. Inoltre, mi fanno un po' sorridere le imitazioni di prodotti tipicamente di provenienza animale, tipo insaccati  e formaggi.  Devo ammettere però, che dopo aver assaggiato un "fermentino" così si chiama il formaggio vegano, sono rimasta piacevolmente sorpresa!!  

Ho fatto un po' di ricerche on line e poi ho visitato il negozio bio Natura sì, dove si trovano molti prodotti vegani e mi sono divertita a provare qualcosina di nuovo. Uso già da tempo, dovendo limitare i latticini,  prodotti alternativi come latti e derivati di soia, riso, mandorla, cocco.  Il tofu, però, non mi avrà mai, ci ho provato ma non ce la faccio proprio!! Le proteine di soia disidratate, invece,  si  consumavano già nella mia famiglia verso la fine degli anni '70,  quando mio padre, per problemi di salute,  doveva seguire una dieta senza carne e grassi animali e con lui eravamo a dieta tutti :-) 

La dieta vegana ha un solo grosso problema: la carenza di alcuni importanti nutrienti che sono presenti soltanto nel mondo animale come la vitamina b12,  che deve essere introdotta per mezzo di integratori. Quindi bisogna fare molta attenzione quando si decide di seguire un nuovo regime alimentare,  è pericoloso improvvisare, è assolutamente necessario  approfondire la materia ed eventualmente rivolgersi ad un nutrizionista

Per questo risotto,  ho giocato con ingredienti considerati nutraceutici come l'avocado che consumo spesso a colazione, mi faccio una sorta di smoothie con latte di mandorle, cacao, cannella, poi ci metto tanti semi, fiocchi di cereali e frutta secca e ottengo una colazione molto energetica e ricca di sali mineriali, fibre e vitamine. Ho abbinato  l'avocado ad ingredienti freschi e agrumati (quasi un guacamole), ho aggiunto semi e frutta secca e lievito alimentare, che non avevo mai provato prima ma  che ho deciso subito di adottare a mo' di parmigiano grattugiato (ecco, alla fine si casca sempre sui surrogati, è una definizione di comodo effettivamente..). 

Insomma, ne è uscito un risotto piacevole e divertente,  dal gusto fresco ma sfaccettato, cremoso al naturale, senza troppi grassi, solo un poco di olio extravergine d'oliva. 


Ingredienti per 2 persone


150 g di riso Arborio Igp Delta del Po
brodo vegetale qb
1 cucchiaio di miso di riso in polvere
30 g di cipolla bionda
2 cucchiai di olio evo dal gusto fruttato
3 cucchiaiate di crema di avocado*
2 cucchiaiate di mix di lievito a scaglie/mandorle/semi di sesamo**
la parte verde di due cipollotti
scorza di lime bio 
peperoncino bio in fiocchi Scotch Bonnet Peperita (facoltativo ma raccomandato)
paprica affumicata in polvere (facoltativo)
semi di girasole
foglioline di menta e basilico per guarnire

* per la crema di avocado
160 g di polpa di avocado ben maturo (1 avocado medio)
40 ml di latte di mandorla non zuccherato, meglio se autoprodotto
30 ml di olio evo dal gusto fruttato
10 ml ca di succo di lime 
1/4 di spicchietto d'aglio  (1  g)
3-4 foglie di menta + 2-3 foglie di basilico
un pizzico di sale fino 
Mettete tutti gli ingredienti nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullate fino ad ottenere una bella crema consistente. Assaggiate, regolate a piacere con lime e sale. Mettete in frigo, coperto con pellicola, fino all'utilizzo.

** mescolate 3 parti di mandorle pelate ridotte quasi in polvere con 1 parte di lievito alimentare in scaglie ben  sminuzzato, 1 parte di semi di sesamo bianco tostati e un pizzicotto di sale fino. 

Avviate il risotto tostando a secco il riso. A parte rosolate dolcemente la cipolla tritata finissima con l'olio. Salate un pochino il riso. Aggiungete la cipolla con il suo olio, fate insaporire, unite subito un bel mestolo di brodo in cui avrete sciolto anche il miso. Portate a cottura unendo il brodo poco alla volta.
Spegnete ad un paio di minuti dalla fine lasciando il riso ben all'onda ma non eccessivamente bagnato. Togliete dal fuoco, fate riposare un minuto o due, coprendo con un canovaccio. Infine mantecate con 3 cucchiaiate di crema di avocado e due di mix di lievito e mandorle. Assaggiate ancora, regolate di sale. Coprite e fate riposare ancora un minuto o due. 
Impiattate, cospargete con rondelle di verde dei cipollotti, altro mix di lievito/mandorle/sesamo,  semi di girasole, peperoncino Scotch bonnet, una grattugiata di scorza di lime e se vi piace il tocco affumicato, anche un'idea di paprica affumicata. 

martedì 27 aprile 2021

PLUM CAKE COCCO E LIME

 


Oltre ai dolcetti cocco e lime, ho fatto anche un plum cake, così ho fatto fuori tutta la farina di cocco che stava scadendo. Non pensavo di pubblicarlo, volevo il solito dolce semplice da colazione, l'ho impiattato e fotografato al volo col cellulare poco prima di fare colazione, poi l'ho assaggiato ed è stata una bellissima sorpresa!! Profumato, gustoso, soffice, ben cotto...insomma...pubblicabile :-)

Che sarà mai?! qualcuno potrebbe commentare...un semplice plum cake. Sì ma una volta tanto mi è venuto perfetto. Faccio sempre degli esperimenti "senza" e poi all'assaggio puntualmente devo ammettere: "buono ma...." 

Stavolta ho seguito alla lettera una ricetta presa on line senza neanche cercare troppo che si è rivelata perfetta!!  Ho solo aggiunto la scorza e un po' di succo di lime  che con il cocco si sposa benissimo, vedi i "cocchini" del post precedente. Ma allora, direte, questo cake cos'ha di particolare? Lo yogurt di cocco nell'impasto, molto buono!  

PLUM CAKE COCCO E LIME




130 g di farina 0
70 g di farina di cocco + 2 cucchiai per la ricoprire al superficie
50 g di burro fuso150 g di zucchero semolato
2 uova grandi a temperatura ambiente
180 ml di yogurt al cocco
1 bustina di lievito per dolci bio  (16-17 g)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 lime bio - scorza grattugiata e un paio di cucchiai di succo
un pizzichino di sale fino
zucchero a velo di canna qb

Come fare il plum cake cocco e lime:

Prima di tutto accendete  il forno a 180° C
Setacciate la farina, unite la farina di cocco,  il lievito, la scorza grattugiata di un lime e un pizzichino di sale fino.
In una ciotola montate le uova con lo zucchero e la vaniglia per 2 – 3 minuti fino ad ottenere un composto spumoso e gonfio. Unite il burro fuso, montante ancora con le fruste, aggiungete quindi lo yogurt di cocco a temperatura ambiente e due cucchiaiate di succo di lime,  sempre montando a velocità bassa.
Infine aggiungete le farine al composto montando a velocità molto bassa fino ad ottenere un composto morbido e cremoso.
Versate in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato.
Cuocete in forno statico a 180° C nella parte centrale per 10' e poi abbassate a 170 e continuate per 30-35'. Il tempo può variare da forno a forno. Vale sempre la prova stecchino.
Sfornate e lasciate intiepidire in teglia 10 minuti, infine togliete dallo stampo e fate raffreddare.
Servite cosparso con zucchero a velo e farina di cocco e, volendo, ancora un po' di lime grattugiato o, come previsto dalla ricetta originaria, spennellate la superficie con miele e cospargetela con la farina di cocco. 

domenica 25 aprile 2021

DOLCETTI COCCO E LIME

 


Ho realizzato questi dolcetti appositamente per inaugurare quel bellissimo e romantico contenitore di cristallo e la tavoglietta di pizzo che vedete in foto! Sono i primi pezzi che immortalo di un ricco bottino di piatti, piattini, tazzine, bicchieri, tovagliette e pizzi  d'antan che la mia amica d'infanzia Ettorina mi ha regalato in occasione della mia ultima visita al paesello natio. Sono pezzi anni 50-60 e  qualcosa anche di più vecchio; appartenevano alla mamma, alla zia e alla nonna della mia amica. Ricchi di valore affettivo, non se la sentiva di liquidarli per pochi soldi ad avidi ambulanti di mercatini di modernariato e antiquariato, allora ha pensato bene di donarli ad amici e parenti che li avrebbero apprezzati e ne avrebbero fatto buon uso, e io ne ho approfittato volentieri, sempre alla ricerca di novità per le mie apparecchiature e ambientazioni fotografiche !!  

 Una selezione del ricco bottino!!


I dolcetti in questione erano un cavallo di battaglia di mia sorella minore Stefania quando si facevano delle festicciole in casa. Sono semplicissimi ma molto buoni . Ho pensato di colorarli con polveri alimentari naturali che ho scovato nel mio scrigno di spezie & affini. La cosa buffa è che la polvere rossa ha creato un impasto viola, la polvere viola  è risultata rosso geranio! Peccato che non li ho fotografati da crudi, avevano dei bei colori sgargianti, purtroppo poi mi sono scappati di cottura e i colori si sono ingialliti ma forse sono più consoni così all'ambientazione d'antan piuttosto che i colori originari!! 

Per fare questi dolcetti al cocco,  o "cocchini" come li chiamava mia sorella, ci vogliono pochissimi ingredienti base: farina di cocco, albume e zucchero. Io ho pensato di aromatizzarli con del lime che esalta il cocco. Le polveri colorate sono di derivazione vegetale ma neutre. 



Ingredienti per 20-22 pezzi (grossi quanto una noce)

130 g di farina di cocco
100 g di zucchero bianco semolato
85 g di albumi freschi
1 lime bio (scorza grattugiata e una cucchiaiata di succo)
un pizzichino di sale fino

polveri colorate a piacere (da dosare poco alla volta a seconda del potere colorante e dell'intensità desiderata) 

Accendere il forno a 150° C. Amalgamare tutti gli ingredienti, dividere il composto in tre parti. Lasciare una parte bianca, colorare le altre con le polveri.
Formare delle palline grandi come noci, disporle su una teglia foderata di carta da forno  e cuocere in forno per 20-25'  max. posizionando la teglia a metà. Se volete mantenere un bel colore acceso,  dopo 15 ' spostatele nella parte più bassa del forno. A me sono scappate un po' ma alla fine non mi dispiacciono neanche così!




martedì 20 aprile 2021

QUICHE ALTERNATIVA DI PATATE DOLCI E ASPARAGI SELVATICI AL CURRY

 

Non so se si possano chiamare proprio quiche. Non fosse per la farcia cremosa, la base non è né frolla, né brisée, né sfoglia. E' un ibrido. Una delle mie tante invenzioni estemporanee senza questo e senza quello. Ma la parvenza di una torta salata c'è, dai..

Mi ero messa in testa di fare una torta salata, appunto, con una base alternativa. Perché non usare le patate al posto della farina? E perché non le patate dolci? Però un po' di farina ci vuole e anche un po' di grasso. Cerco un po' in giro, prendo spunti e poi mi butto..Impastando a mano, ho corretto il tiro strada facendo, aggiungendo poco alla volta sia il grasso che la farina fino ad ottenere un impasto consistente ma che poi in cottura è risultato comunque piuttosto morbido. 

Volevo una quiche senza colesterolo, quindi sì all'uovo ma solo gli albumi, sia nella base che nella farcia. La farcia o "appareil" è una formula consolidata che uso per gli sformatini di verdure: verdure,  panna vegetale, albumi.  Gli asparagi si sposano molto bene con il gusto del curry, zafferano, curcuma. Già sperimentati qui. Allora, sempre più convinta, procedo. 

All'assaggio però la base è troppo dolce, si sposa bene con la farcia ma la asseconda troppo, c'è poco contrasto. La farcia è indovinata, la base non proprio, anche nella consistenza "ibrida" come dicevo sopra. Meglio una base neutra classica di frolla anche all'olio. E niente, sbagliando si impara ma volevo registrarla sul blog e condividerla, chissà mai che qualche lettore abbia delle soluzioni da suggerire..

Se qualcuno vuole provarle, ecco i dettagli dell'esperimento per le 

QUICHE ALTERNATIVA DI PATATE DOLCI E ASPARAGI SELVATICI AL CURRY 

(senza latticini  e senza colesterolo)


Ingredienti per 4 tortine diametro 

Base
400 g di patate dolci (peso a crudo al netto della buccia)
150 g di farina tipo 2
1 albume
40 g di margarina vegetale bio senza grassi idrogenati (anche questa ha contribuito ad addolcire l'insieme, era tanto che non la usavo e ho fatto bene, quella rimasta è andata tritta  nella spazzatura)
sale fino

Farcia
Un mazzetto di asparagi selvatici
Una cipolla rossa di Tropea
150 ml di panna di soia
2 albumi
1 cucchiaio di curry thai + 1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaio di fecola di patate
qualche fogliolina di menta e maggiorana
sale


Cuocete le patate al vapore o al microonde, passatele nello schiacciapatate e poi fatele asciugare bene ponendole sopra ad un colino. 
Quando saranno completamente raffreddate, unite un cucchiaino di sale, l'albume, la margarina e la farina poco alla volta fino a che ne assorbe per arrivare alla consistenza di un impasto simile alla frolla.
Fate una palla e lasciatela riposare in frigorifero, coperta da pellicola, per almeno un'ora.
Nel frattempo preparate la farcia. 
Mondate gli asparagi, sbianchiteli pochi secondi in acqua bollente salata. Sgocciolateli e asciugateli. Affettate a rondelle le cipolle, togliete l'anima, mettetele a bagno in acqua ghiacciata fino all'utilizzo.
Mescolate la fecola con le altre polveri. Versatela nel bicchiere del frullatore ad immersione, unite gli albumi, la panna e le erbe e frullate velocemente, per amalgamare bene il tutto. Salate. 

Accendete il forno a 180° C . Togliete l'impasto, arrotolatelo a panetto, tagliate quattro fette, infine schiacciatele con le mani o con un matterello per ottenere dei dischi con cui foderare quattro tegliette da crostata,  creando un bordo tutto intorno. Mettete dei dischetti di carta forno con dei pesi sopra, nel centro delle tortine e cuocete per 20'. Poi togliete le tortine dal forno, eliminate la carta e i pesi, versate la farcia, disponete sulla superficie gli asparagi e le cipolle ben sgocciolate e asciugate. Rimettete in forno, abbassate la temperatura a 170° C  e continuate la cottura per altri 20-30' avendo cura di coprire le tortine con dei foglietti di carta forno bucherellata per non far bruciare i bordi. 

venerdì 16 aprile 2021

RISOTTO MAGICO ALL'AGLIETTO SELVATICO CON ERBORINATO DI CAPRA E LIMONE CANDITO


Come 'o famo il risotto questo venerdì? 'O famo strano, che domande!!
La settimana scorsa, per il nostro clan del risotto del venerdì, avevo proposto il tema libero per far riposare un po' i neuroni e avendo notato poi che era piaciuto molto, l'avevo etichettato scherzosamente "famolo libero". Inutile dire che dal "famolo libero" al "famolo strano" è stato un attimo!


"strano agg. [lat. extraneus; cfr. estraneo]. – 1. a. Diverso dal solito o dal comune, dal normale, molto singolare, tale quindi da destare meraviglia, stupore, curiosità, perplessità, turbamento…etc..etc…"
Questa la prima definizione dell’aggettivo “strano” che trovate sulla Treccani.
Senza entrare nel merito di disquisizione filosofiche, psicologiche e antropologiche su cosa è strano e cosa è normale, sappiamo bene che, al di là degli archetipi collettivi, la percezione di stranezza è soggettiva ed è legata alla propria sensibilità ed al proprio bagaglio culturale, così come al momento storico che viviamo, all’accettazione o al rifiuto delle convenzioni sociali.
Per rimanere in materia gastronomica, gli esempi si sprecano in merito alle stranezze. I primi che mi vengono in mente: per noi occidentali è strano che i cinesi mangino i cani, che per noi sono animali domestici; per gli americani è strano che noi europei mangiamo i conigli che loro considerano animali domestici. In tempo di guerra, in Italia, si mangiavano i gatti, oggi si inorridisce all'idea
Pensiamo anche alle innovazioni tecnologiche in cucina, alla rivoluzione del molecolare…30 anni fa le cose più strane erano le sferificazioni, le arie, i gel, le spume... oggi facciamo tutto anche in casa.
E mi fermo qui, altrimenti mi infilo in un ginepraio. Insomma, fatta questa sommaria premessa, l'invito che ho esternato nel clan è stato  quello di produrre il proprio risotto "strano" o raccontare il più strano che si sia mai assaggiato, spiegando sempre perché lo si ritiene strano, straordinario, stupefacente, insolito! 

Foto dal web

Per quanto mi riguarda, non ero sicura di poterlo fare perché avevo programmato di andare su da mamma. Avrei proposto un risotto anni '80 che per me, allora, era strano e spettacolare. Oggi, forse un po' kitsch. Si trattava di un risotto allo champagne e gamberi che faceva un amico, con panna naturalmente, che si portava in tavola con una bottiglia di champagne semi-aperta piantata nel bel mezzo del risotto, il calore faceva scoppiare il tappo e la schiuma fuoriusciva e  ricadeva nel risotto. Si dava una rimestata e si mangiava con grande gusto e soddisfazione perché si pensava di aver fatto una cosa ganza! E ho pure trovato una bella foto on line, vedi sopra,  nel caso non fossi riuscita a riprodurlo...
Poi però mi si è accesa un'altra lampadina, anzi un faretto!! Avevo progettato un risotto psichedelico, un po’ shocking,  che sfrutta la reazione chimica dei pigmenti naturali del cavolo viola che cambiano colore a contatto con elementi acidi. Dopo numerose prove, alla fine è uscito un risotto romantico e delicato però è indubbiamente magico! 

Conoscevo varie applicazioni dell'acqua blu del cavolo viola ma ho preso spunto per il mio risotto dallo chef giapponese Kotaro Noda, del ristorante Bistrot 64 di Roma. Ricetta qui : Cucina e Vini - Risotto Blu.  L'ho personalizzato con l'aglietto selvatico e i suoi fiori e poi con il tocco magico finale che rende il risotto bicolore.  Purtroppo non riesco a caricare il video che prova che non è un trucco di photoshop!!


Volete scoprire come realizzare il risotto magico all'aglietto selvatico con erborinato di capra e limone candito per stupire i vostri invitati? Leggete qua sotto:


Riso per risotti a piacere
aglietto selvatico fresco con i suoi fiori (il mio è pendolino)  o aglio rosa/rosso
burro bianco qb + latte parzialmente scremato qb
alloro, salvia
sale qb
cavolo cappuccio viola
erborinato di capra o altro erborinato compatto non troppo stagionato e piccante
limone non trattato
acqua, zucchero in parti uguali
Vino bianco passito + aceto di sherry

Per l'acqua blu:
mettete a bollire a partire da acqua fredda alcune foglie di cavolo viola. Prelevate con un mestolo l'acqua blu man mano che si forma e mettetela separatamente in due o tre tazze in modo da avere tre gradazioni di colore differenti, dalla più chiara alla più scura per poi poterle dosare a piacere nel risotto, a seconda del grado di azzurro che si vuole ottenere. Attenzione che più si lascia a macerare più vira verso il viola. 

Per il limone candito:
Prelevate la scorza da limoni non trattati, eliminando gran parte dell'albedo. Sbollentatele 3 volte in acqua, cambiando l'acqua ogni volta. Infine fate candire a fuoco bassissimo in uno sciroppo di acqua e zucchero semolato in parti uguali, fino a che le scorze saranno traslucide e morbide. Toglietele dallo sciroppo al momento di servire, così rimarranno morbide.

Per la crema d'aglio : fate rosolare molto dolcemente qualche spicchio d'aglio in un po' di burro con una fogliolina di alloro e 2-3 di salvia, allungate con un poco di latte, fate andare fino a che otterrette una crema.Togliete l'alloro e la salvia, sfaldate l'aglio con una forchetta o frullate. Ponete in frigorifero a compattare e raffreddare bene.  

Avviate il risotto facendo tostare a secco il riso e aggiungendo man mano l'acqua azzurra, blu e acqua non colorata in modo da ottenere un bell'azzurro manto di Madonna
Mantecate alla fine con la crema d'aglio ben fredda, regolate di sale. Impiattate e cospargete la superficie con tocchetti di erborinato di capra, scorzette di limone candite, fiorellini d’aglio selvatico (che sono eduli naturalmente). Se volete caricarlo col gusto erborinato, potete aggiungere qualche tocchetto di formaggio erborinato anche in mantecatura, dosando il sale di conseguenza
A tavola fate la magia: dopo aver miscelato due cucchiaiate di vino passito con qualche goccia di aceto di sherry, metteteli in un piccolo bricco e versatene alcune gocce qua e là sopra al risotto e attendete che si formino delle chiazze di colore sempre più rosato tendente al violaceo a seconda del punto di azzurro che avete ottenuto e dell'acidità del liquido (si possono usare anche altre soluzioni acide come limone, aceto di mele, kefir...)


Godetevi gli sguardi di sorpresa dei vostri invitati e buon divertimento!!

venerdì 19 marzo 2021

RISOTTO AL MIRTO CON PANCIA DI SUINO NERO MAREMMANO CBT E COTENNA SOFFIATA


Questa settimana ci ubriachiamo con il risotto alcolico! E' il tema che ho lanciato nel Clan del risotto del venerdì. 

Il mio è un chiaro riferimento ad un'accoppiata classica di derivazione sarda: il maialino al mirto che prevede la cottura del maialino con rametti di mirto e, nella sua stagione, anche delle bacche. Ho usato solo le foglie, non avendo più bacche a disposizione, per la cottura del maialino, invece ho usato il mio mirto eretico (il liquore al mirto fatto da me con la grappa) per la cottura del risotto e per le perle che riproducono ovviamente i frutti mancanti. 


Da tempo volevo provare la pancia di maiale CBT; dal mio macellaio ho preso una bella fetta di pancia di suino nero maremmano, o razza Macchiaiola maremmana, mi sono programmata per tempo perchè sono necessarie 18 h di cottura e 24 di riposo!! Ero molto indecisa se, a cottura ultimata, laccare  la cotenna e renderla croccante o separarla, essiccarla e farne dei pops. Sicuramente se avessi servito la pancia come piatto principale, avrei optato per la prima opzione (che ho mangiato spesso al ristorante), per il risotto ho trovato più adatto e divertente i cotenna pops (cotenna soffiata). Insomma o in un modo o nell'altro la cotenna croccante è una goduria!! 


Quindi per fare questo RISOTTO AL MIRTO,  PANCIA DI SUINO NERO MAREMMANO CBT E COTENNA SOFFIATA avrete bisogno dei seguenti ingredienti per 2 persone:

400 g ca di pancia di suino nero maremmano al netto della cotenna*
3,2 g di sale bilanciato per carni bianche**
1 foglia di alloro
una manciata di foglioline di mirto
5 bacche di ginepro schiacciate
5 grani di pepe nero

cotenna + stessi ingredienti c.s. in proporzione (la mia era solo 50 g sigh...vi consiglio di farne tanta, mi ringrazierete!compratela anche a parte la cotenna volendo :-)

Per la cotenna soffiata o cotenna pops:

cotenna cotta cbt
un sacchetto di acetato o carta per alimenti

* per comporre il risotto in versione figa basteranno poche striscioline ma poi sfido chiunque a non finirla la pancia con o senza risotto!! E dal momento che ci vuole tanto tempo per farla, fatene in abbondanza, magari in più buste, che si conservano a lungo

** sale bilanciato per carni bianche (fonte Fabrizio Sangiorgi, SOTTOVUOTO, TECNICA EVOLUTIVA, Bibliotheca Culinaria) si mescolano 66,5 g di sale fino con 33,5 di zucchero semolato e con questa miscela si dosano 8 g/kg)

Togliete la cotenna alla pancia, ripulitela bene dal suo grasso e da eventuali peli,  mettetela in una busta per sottovuoto a parte con due foglioline di mirto, 1/2 di alloro, 2 bacche di ginepro e 2 di pepe e 8 g/kg di sale bilanciato) . Mettete la pancia senza cotenna con tutti gli ingredienti in un'altra busta per il sottovuoto, sottovuotate e  sigillate entrambe le buste e cuocete in un bagno termostatico a 68° C per 18 h.  A fine cottura abbattete di temperatura immergendo le buste in acqua e ghiaccio. Riponete in frigorifero la busta contente la pancia per 24 h. Aprite la busta della cotenna, asciugatela bene e  fatela essiccare in forno a 100 ° C per 2-3 h. Infine tagliatela a striscioline, mettetele in un sacchetto di acetato o carta per alimenti e fatele scoppiettare in forno a microonde a potenza max per 20-30 sec. a seconda dello spessore. Fatele raffreddare e NON MANGIATELE!! mettetele da parte per guarnire il risotto :-D. In alternativa si possono anche friggere. 

Perle di mirto:

40 ml di liquore al mirto
10 ml dì acqua
0,7 g di agar agar in polvere
1 tazza di olio di semi ghiacciato
1 siringa piccola

Mettete in freezer la tazza con l'olio per almeno un'ora, mescolate l'agar agar con l'acqua, unite il mirto, portate a bollore. Togliete l'ago alla siringa, prelevate il liquido ancora caldo con la siringa e fate cadere delle gocciolone dentro all'olio freddo, si formeranno delle perline. Esaurito tutto il liquido (se nel frattempo tende ad addensare, fatelo sciogliere ancora o sul fuoco o nel microonde) prelevate le perline con un mestolino forato, sciacquatele sotto acqua corrente per eliminare eccessi d'olio e distendetele su carta assorbente ad asciugare.

Per il risotto

160 g di riso vialone nano igp veronese
120 ml di liquore al mirto* (100 + 20)
brodo di verdura qb
40 g di scalogno o cipolla dorata
1 foglia di alloro
30 g di burro ben freddo
1 cucchiaio di fondo di cottura della pancia, ben sgrassato
sale fino qb

*NB:  il mio mirto contiene pochissimo zucchero,  quindi queste sono le dosi calibrate al mio mirto e al mio gusto

Fate rosolare a fuoco dolce la cipolla con un paio di cucchiai d'olio e una foglia di alloro in una padellina antiaderente a parte. In una casseruola, tostate bene  il riso a secco, salate un pochino, aggiungete 100 ml di mirto, fate evaporare l'alcol, unite la cipolla cotta a parte, un mestolo di brodo bollente e portate a cottura a fiamma vivace fino a 3-4 minuti prima del tempo indicato. Poco prima di spegnere unite 20 ml di mirto puro, spegnete lasciando il risotto piuttosto bagnato, coprite e fate riposare un paio di minuti. Infine mantecate con il cucchiaio di fondo di cottura della pancia e il burro, entrambi ben freddi. Assaggiate e regolate di sale. Fate riposare ancora un minutino e poi impiattate.

Mentre il riso cuoce, rigenerate la pancia a bagno maria per 15-20' a 60° C. Toglietela dalla busta, tagliatela a striscioline e tenete in caldo. 

Servite il risotto con le striscioline di pancia, le perle di mirto e le cotenna pops e godetevelo!! 

Cosa berci? Consiglio un cabernet franc o cabernet sauvignon in purezza di carattere!